Museo di Roma. Un dialogo aperto con la città

Palazzo Braschi – Museo di Roma. L’architettura del grande scalone monumentale d’ingresso (cortesia foto: Museo di Roma)

Ha da poco riaperto al pubblico a Palazzo Braschi il Museo di Roma con un’ottica espositiva profondamente cambiata rispetto al passato e nella quale al centro della narrazione è posto il visitatore anziché l’oggetto esposto

Palazzo Braschi a Roma è sicuramente uno degli esempi più validi di architettura civile fine XVIII – inizi XIX secolo. Progettato dall’arch. Cosimo Morelli e costruito per il duca Luigi Braschi Onesti – nipote di papa Pio VI, che vi abitò con la moglie Costanza Falconieri fino al 1816, l’edificio – ubicato fra Piazza Navona e Corso Vittorio Emanuele II – si caratterizza per la qualità formale della sua architettura, a partire dallo scalone monumentale che conduce ai piani nobili, progettato da Morelli con la supervisione dell’architetto Giuseppe Valadier.

Dal 1952 il Palazzo è sede del Museo di Roma ma soltanto nel 1990 la sua proprietà passa all’Amministrazione capitolina. Sottoposto a complessi e importanti lavori di ristrutturazione e restauro, riapre al pubblico nel 2002, benché il recupero interno dei piani superiori non sia ancora ultimato. Ancora oggi sono in via di conclusione gli ultimi interventi di perfezionamento del percorso espositivo permanente sviluppato su tutti i tre piani del palazzo.

Palazzo Braschi, Museo di Roma. Nell’androne, la Berlina Chigi (1775-1776) (cortesia foto: Museo di Roma)

Il Museo di Roma nel suo rinnovato allestimento

Con il suo rinnovamento, Palazzo Braschi “Museo di Roma” ha realizzato in modo coordinato una nuova strategia di comunicazione rivolta alla fruizione del visitatore che sfrutta innovativi strumenti digitali interattivi a supporto dell’immagine e dei contenuti museali, ripartendo proprio dal luogo, dalla sua storia e dalla sua ubicazione strategica, vicino alla visitatissima Piazza Navona.

Il concept centrale dell’allestimento è simbolicamente lo specchio, con l’idea che Palazzo Braschi possa rispecchiare la storia di Roma tra il ’600 e il ’900 e tutte le vicende che hanno segnato la vita e i mutamenti nella Capitale.

Museo di Roma, primo piano. Sezione: La festa in piazza. Nella sala ovale, è visibile a sinistra il totem informativo specchiante, mentre sulla cornice della volta decorata – oltre ad una illuminazione indiretta – sono visibili alcuni proiettori per illuminazione d’accento (cortesia foto: Museo di Roma)

Il nuovo allestimento prevede la presenza al piano terra del Palazzo di un Centro di Documentazione ad accesso gratuito, dedicato all’informazione. Al suo interno il visitatore può consultare, attraverso quattro postazioni dedicate, il database delle collezioni museali e i libri della Biblioteca del Museo. Inoltre, in due ambienti sempre al piano terra ma con ingresso da piazza San Pantaleo, è allestita una postazione multimediale con informazioni sul museo e una selezione delle opere esposte, oltre all’indicazione dei percorsi tattili, dedicati al pubblico non vedente.

In un’altra saletta, il turista-visitatore può infine vedere un filmato (durata 7’) sulla storia di piazza Navona nei secoli, dallo Stadio di Domiziano a “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino (a cura di ETT azienda digitale e creativa genovese).

A Palazzo Braschi la storia di Roma si rispecchia

Abbiamo rivolto al Direttore Federica Pirani qualche domanda per conoscere meglio il lavoro sviluppato per il nuovo volto espositivo ed allestitivo del Museo.

Il direttore Federica Pirani (cortesia: Galleria d’Arte Moderna)

Parlando dei cambiamenti in termini di destinazione d’uso che riguardano l’assetto architettonico di Palazzo Braschi, quale momento ha segnato la sua attuale funzione di contenitore museale?

“Come è noto, nel 1952 Palazzo Braschi ha assunto la sua attuale funzione di contenitore per eventi espositivi anche se il Museo di Roma era nato negli anni ‘30 in un’altra sede, quella del Pastificio Pantanella per conservare tutti i residui delle diverse demolizioni di Roma, dal piano regolatore dell’1800 fino agli anni ‘30 , sia i reperti per le demolizioni dovute ai piani regolatori 1871-1873 sia quelli della ‘Via dell’Impero’ e della ‘Via del Mare’ per la risistemazione urbana voluta del regime con l’idea del monumento isolato.

Ora Bulgari ha sponsorizzato il nuovo impianto illuminotecnico per lo Scalone Monumentale dell’ingresso, con le bellissime colonne in granito e gli stucchi e i marmi con le storie di Achille e gli stemmi della famiglia Braschi, esaltando ancora una volta l’antica vocazione di accoglienza tributata ai visitatori del Palazzo. La statua di Giove Tonante al centro dello scalone è una copia romana di un originale greco del II secolo che dal Belvedere Vaticano era stata collocata da Michelangelo sul tetto del Palazzo dei Conservatori, mentre al posto delle 4 opere scultoree di Francesco Mochi lì ricollocate è stata posizionata nell’androne una carrozza che il Principe Sigismondo Chigi aveva fatto realizzare per le sue seconde nozze con Maria Giovanna de’ Medici alla fine del 700”.

Dal punto di vista delle logiche di allestimento, quali sono state le principali scelte progettuali effettuate, tenendo conto delle esigenze di conservazione poste dalle peculiarità architettoniche monumentali del Palazzo?

“Il primo piano è stato completamente dedicato a mostre contemporanee con un lavoro di ristrutturazione e messa a norma degli spazi, mentre il secondo e il terzo piano aperti al pubblico per la prima volta sono dedicati al Museo: si tratta in tutto di 1500 m2.

Il Museo racconta la storia e l’immagine della città dal XVII al XX secolo ma la presenza di un apparato multimediale di una certa rilevanza permette aperture anche al contemporaneo e alla città moderna.

La novità sul piano museologico è nella coesistenza del Palazzo con il museo, ottenuta evocando l’originaria destinazione d’uso dell’edificio e dei suoi ambienti e creando un legame con le opere esposte, con un criterio prevalentemente tematico e non cronologico.

La prima sala apre al visitatore la scelta di due possibili percorsi: l’itinerario a destra si snoda su 9 sale originariamente destinate alle visite ufficiali di rappresentanza e di gala, dove abbiamo cercato di rappresentare la vita pubblica, con il paesaggio urbano, le cerimonie religiose e le feste e i divertimenti. Laltro itinerario di visita a sinistra conduce invece nell’appartamento domestico con ambienti più piccoli, quelli abitati dal duca Luigi Braschi e dalla moglie, decorati in stile impero primi 800. Qui abbiamo messo le loro storie personali realizzando una sorta di Museo nel Museo.

Mentre il percorso del secondo piano è dedicato alla Roma premoderna, al terzo piano abbiamo la Roma moderna delle grandi trasformazioni urbane, con alcuni importanti esempi dei reperti trovati nella zona archeologica centrale della città durante le realizzazione della Via dell’Impero. Un plastico realizzato dall’Università RomaTre presenta Via dell’Impero prima dell’inizio dei lavori di scavo, accanto a fotografie e ad un filmato realizzato dall’Istituto Luce; una seconda sala è dedicata a Via della Conciliazione con i reperti provenienti dai lavori di scavo, dove abbiamo ritrovato ed esposto un interessante plastico di lavoro di Piacentini-Spaccarelli.

La sala successiva è dedicata a Polidoro di Caravaggio, un artista del 1500 della scuola di Raffaello che dipingeva le facciate dei palazzi romani, con le storie di ‘Perseo e Andromeda’ che ornavano il Casino del Palazzo del Bufalo.

L’ultima sala è dedicata al Tevere. L’allestimento espositivo, curato da Studio Visuale di Venezia presenta elementi a specchio, utilizzati sia nei pannelli analogici che per alcuni supporti espositivi, e sottolinea il concept del rispecchiamento dei visitatori nelle opere, che riflettono a loro volta la città, in una sorta di doppia riflessione, e in un continuo rimando fra storia antica, storia di oggi, e testimonianza diretta.

Ha collaborato alle scelte di allestimento anche Sveva De Martino, una museologa molto brava che ha lavorato tante volte con le Soprintendenze”.

Nell’ambito della struttura espositiva del Museo ci sono stati interventi di parziale upgrade e/o di totale rifacimento degli impianti di illuminazione?

“Avremmo voluto sottolineare le differenze individuate e realizzate in sede di concept espositivo e di allestimenti con sistemi di illuminazione differenziati, anche in termini di scelta delle temperature colore, ma non è stato possibile almeno al momento procedere in tal senso; abbiamo la presenza di sistemi di illuminazione in parte a luce indiretta, in parte con soluzioni spot per illuminazione d’accento (di iGuzzini Illuminazione).”

Quali cambiamenti evidenti sul piano della fruizione espositiva ha potuto rilevare dopo gli interventi effettuati e che vantaggi ne ha avuto il Museo in termini di utenza e durata di visita (numero di visitatori, tempo di visita medio del visitatore)?

“Per quanto riguarda il nostro feedback diretto ed i commenti che abbiamo avuto sul nostro sito e sui Social i risultati sono stati più che buoni; un picco incredibile in termini di visite lo abbiamo avuto con la mostra di Artemisia Gentileschi con 140.000 visitatori, dei quali – cosa molto rilevante per noi – il 70% mai stato al Museo prima. La diminuzione del numero totale delle opere esposte, grazie alla presenza dei tavoli touchscreen e dei sistemi interattivi, ha sicuramente contribuito ad accrescere in modo importante la fruibilità delle opere”.

Luca Bigazzi: per mettere in luce l’architettura

Il DoP Luca Bigazzi, autore della fotografia per diversi autori e per i film di Paolo Sorrentino, è stato chiamato ad occuparsi della nuova illuminazione dell’androne e scalone monumentale a Palazzo Braschi, intervento che è stato realizzato con la collaborazione di Mario Nanni e Viabizzuno.

Il direttore della fotografia Luca Bigazzi (cortesia: Luca Bigazzi)

Ci puoi raccontare il tuo intervento e la tua esperienza con il progetto della nuova illuminazione dell’androne e dello scalone monumentale a Palazzo Braschi, realizzato con il sostegno della maison Bulgari che lo ha reso possibile?

“Ho avuto contatto con la dott.ssa Pirani perché avevamo organizzato a Palazzo Braschi una mostra (NdR: “La Stoffa dei Sogni”) sul costume del cinema italiano organizzata dalla Cineteca di Bologna per la quale avevamo studiato il progetto di illuminazione per gli abiti con Viabizzuno, e le cui luci di scena erano state realizzate con loro apparecchi ‘custom’ progettati per questo intervento. Mi è sembrato quindi naturale chiedere di nuovo a loro di aiutarmi per dare concretezza al progetto per l’illuminazione dello scalone monumentale.

Abbiamo cercato di valorizzare gli archi dello scalone utilizzando spot LED con una soluzione di illuminazione indiretta e puntamenti verso il soffitto, per minimizzare le ombre, con l’idea di mettere in rilievo le particolarità architettoniche, lasciando in ombra gli elementi non rilevanti; un intervento completato poi dalla valorizzazione della finta volta dello scalone, con apparecchi posizionati non visibili sul cornicione aggettante, e puntamenti sulle vele, per una maggiore luminosità di questa parte dell’edificio.

Palazzo Braschi, Museo di Roma. Cantiere durante le fasi di installazione del nuovo impianto di illuminazione per la valorizzazione della finta volta dello scalone (cortesia foto: viabizzuno)

Ho chiesto a Viabizzuno apparecchi di illuminazione compatti e in effetti ho potuto lavorare con spot a luce LED molto piccoli e poco visibili, caratterizzati da LED con temperatura colore a 3000 K (sistema Eco Mini track, con 95 lm/W). Credo ci sia disinformazione sulla luce LED, erroneamente considerata per distorsioni create da media generalisti solo come una sorta di luce industriale, ma tutto questo non riflette i vantaggi di questa tecnologia già oggi in essere. Quando mi hanno chiamato a Palazzo Braschi mi sono trovato di fronte ad uno scalone con una illuminazione ormai del tutto inadatta, realizzata con vecchie lampade a scarica ed una emissione luminosa ormai virata sul verde”.

Palazzo Braschi – Museo di Roma. La nuova illuminazione architettonica dello scalone monumentale (cortesia: viabizzuno)

L’architettura e l’illuminazione dell’architettura è uno degli elementi espressivi che caratterizzano il tuo lavoro come DoP, soprattutto nel contesto della cifra dell’immagine cinematografica di Sorrentino. In questo caso però il tuo intervento va oltre il valore compositivo scenografico, per ricercare una caratterizzazione dei volumi per un interno così eloquente..

“Credo si debba tenere distinto l’approccio utilizzato nell’illuminazione cinematografica dall’illuminazione necessaria negli spazi pubblici perché la visibilità della luce è differente. Se il mio concept di fondo per la luce è lo stesso, ovvero quello di realizzare un’illuminazione con ombre sempre morbide e con accento diretto al soggetto da illuminare, i linguaggi tecnici restano diversi.

Personalmente ritengo ci sia ancora molto da fare e tanto da rivedere in tal senso nell’illuminazione pubblica e monumentale e personalmente credo che l’ambiguità in questa direzione abbia procurato solo danni”.

Come vedi e consideri dal tuo punto di vista l’approccio al progetto di illuminazione nei contesti museali in generale, e quali sono a tuo avviso i possibili percorsi di valorizzazione realizzabili attraverso la luce? 

“Sono convinto che la presenza indiscriminata di un’illuminazione piatta che molto spesso vediamo nei nostri musei sia molto dannosa perché è un modo per togliere rilievo alle opere d’arte. Non è possibile utilizzare la stessa luce ‘funzionale’ per il confort delle persone e degli utenti visitatori anche per le opere da illuminare, ma è necessario studiare ogni volta e in relazione ad ogni singola opera un approccio all’illuminazione specifico che permetta di differenziare la singolarità di ogni opera”.

STUDIO VISUALE. LE STRATEGIE PER L’ALLESTIMENTO

Il concept ideativo base dell’allestimento, l’idea dello specchio come superficie su cui scrivere, è nata “..da esigenze di amplificazione e di mimesi”, ci dice Francesco Pia, fondatore e socio di Studio Visuale. “.. Amplificare i soffitti e gli affreschi da un lato, dall’altro realizzare un segno deciso distinguibile e integrato».

Il primo passo è stato creare una nuova identità visiva: oltre alla nuova grafica, è stato introdotto l’uso di pannelli touchscreen e video. Per far conoscere al visitatore anche le opere non visibili per limiti espositivi o consistenza dei materiali, come alcune stampe o fotografie, sono stati allestiti all’interno del percorso espositivo da Studio Visuale quattro tavoli multimediali touchscreen: al secondo piano, tre tavoli dedicati ai temi del viaggio a Roma; al volto della città; alle feste e cerimonie pubbliche, mentre al terzo piano il quarto tavolo touchscreen è dedicato alla Roma moderna, con una selezione di immagini della città a partire dal 1870, tutte provenienti dall’Archivio fotografico del Museo. I contenuti sono stati organizzati in sezioni e l’informazione si sviluppa su più livelli, con la disponibilità di approfondimenti video, fogli di sala per le rilevanze architettoniche, e pannelli di approfondimento a parete.

Museo di Roma. La prima sala che apre ai possibili itinerari di visita. Al centro, uno dei tavoli multimediali touchscreen e sullo sfondo due totem specchianti con riferimenti informativi (cortesia foto: Studio Visuale)
Museo di Roma. Sala 4. Sezione: In mezzo scorre il fiume (cortesia foto: Studio Visuale)

Uno degli obiettivi principali del progetto è stato quello di migliorare l’esperienza dell’utente, favorendo la fruizione dei contenuti.

Il team di Studio Visuale che ha lavorato all’allestimento di Palazzo Braschi è formato da Daniele Balcon, Manola Cervesato, Angelo Fiorito, Luca Fattore, Corrado Loschi, Mariano Viola, Alice Musi, Francesco Pia; hanno collaborato al progetto gli architetti Francesco Stefanori e Andrea Pesce Delfino.

Il nuovo vano ascensori per l’accesso ai piani: è visibile la nuova grafica (cortesia foto: Studio Visuale)

Palazzo Braschi – Museo di Roma

Progetto promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali Organizzazione, servizi museali e supporto dell’area progettazione: Zètema Progetto Cultura

Riallestimento sale museali: realizzato secondo le linee guida della Sovrintendenza Capitolina, con il coordinamento di Federica Pirani e dai curatori del Museo

Ideazione allestimenti: Studio Visuale Collaborazione con Università degli Studi RomaTre – Dipartimento di Architettura e dell’Istituto Luce Cinecittà Srl

(Massimo M. Villa con testimonianze di Federica Pirani e Luca Bigazzi)

 

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