Milano: Dallo ‘Splügen’ dei Castiglioni al nuovo ‘Garage Italia’ di De Lucchi

 

Milano. Birreria-ristorante “Splugen Brau” (progetto architettonico e dell’Interior Design degli arredi: Achille e Pier Giacomo Castiglioni) (1960)

Uno spazio che propone una serie di casi esemplari della relazione fra luce e design, declinati ogni volta da una parola guida.

Parola guida: RITUALITÀ DEL CIBO E DESIGN D’INTERNI

A due anni dall’EXPO idealmente dedicata al tema “Nutrire il pianeta”, ma di fatto al ruolo che il cibo, la sua produzione e soprattutto la sua distribuzione avranno nel prossimo futuro, Milano non sembra averne approfittato per una riflessione culturale sul ruolo che il design potrebbe svolgere in tale senso.

La grande fiera che ha mostrato – nel rapporto con i territori e le identità locali – come il cibo possa essere un mezzo di unione e interscambio di civiltà, non ha messo altrettanto in evidenza come gli spazi urbani, soprattutto nei centri storici, si stiano trasformando in puri recettori di “formule” di convivialità standardizzata, spesso senza riuscire a esprimere creativamente, attraverso il progetto, soluzioni originali di riqualificazione.

Nei primi anni del Razionalismo, in Italia, i locali pubblici e i negozi erano tra i pochi spazi di sperimentazione a disposizione dei giovani architetti e fu il Bar Craja, progettato e realizzato da Luciano Baldessari (con Figini e Pollini) nel 1930, a far affermare Edoardo Persico che, “se a Milano l’architettura moderna quasi non esisteva, si poteva trovarla nei negozi e nei caffè”

Pensare a uno spazio-ambiente integrato

Nella storia del design degli interni dedicato ai locali e alla ristorazione vi sono esempi che dimostrano la capacità dei designer di pensare lo spazio-ambiente, gli arredi, gli oggetti e la comunicazione, in modo integrato.

Nel 1960, mentre a New York apriva il mirabolante la Fonda del Sol, il ristorante per il quale Alexander Girard aveva disegnato ogni cosa (dall’arredo alle divise dei camerieri, dalle lampade alla scatola di fiammiferi), a Milano, in un edificio di Corso Europa, inaugurava la birreria ristorante Splügen Braü, commissionata da Aldo Bassetti ai fratelli Castiglioni.

Il proposito dell’imprenditore, proprietario dei marchi Poretti e Spluga, era promuovere la birra italiana associandola alla buona cucina: il locale – dove si potevano gustare, con la birra, cibi secondo un curato menù stagionale – diverrà per i milanesi punto di riferimento di un nuovo modo di socializzare.

Achille e Pier Giacomo Castiglioni progettano uno spazio in cui il rito conviviale è teatralizzato, con la zona ristorante all’ingresso, disposta a tribuna su tre livelli, mentre sul fondo è collocato un lunghissimo bancone con sgabelli: i sedili in noce, con imbottitura in panno verde, dotati di alti schienali (memoria dei treni primi ‘900) creano comode isole di conversazione, mentre la disposizione a gradoni mette “in vetrina” i clienti, perché – ricordava Achille Castiglioni – “i milanesi sono bauscia, gli piace farsi vedere”.

Non c’è mascheratura di controsoffitto: gli impianti, che diffondono aria, suono e luce, sono “a vista”. Addossati al soffitto, dipinto color tabacco, sono collocati gli anemostati e i tubi dell’aria, ad un livello inferiore sono sospese lampade stradali dotate di diffusore semisferico e altoparlanti a tromba, mentre a un livello ancora più basso – all’altezza degli occhi delle persone sedute ai tavoli e regolate da un contrappeso a saliscendi – troviamo le lampade a luce indiretta Splügen, con la doppia calotta in alluminio, prodotte l’anno successivo da Flos.

Milano. Birreria-ristorante “Splugen Brau”. Sono visibili, sui tavoli, le lampade a luce indiretta Splügen, poi messe in produzione da Flos

Oltre alla celebre lampada, i Castiglioni disegnano i bicchieri, i vassoi, gli sgabelli del bancone, lo spillatore per la birra (Spinamatic), che vincerà il Premio Compasso d’Oro nel 1964 e i primi due pezzi (portaombrelli e portacenere) del sistema Servo, per Zanotta. La grafica del locale, dalle insegne al menù, è curata da Max Huber. Un progetto integrale (fertile di nuove idee per oggetti di serie) per un ambiente che rispecchia le esperienze espositive dei Castiglioni, con lo spettatore sempre coinvolto come attore nella macchina scenica.

Macchina scenica è anche Garage Italia, aperto pochi mesi fa in piazzale Accursio a Milano. Nell’edificio dell’ex stazione di servizio Agip, progettato con forme plastiche e dinamiche da Mario Bacciocchi nel 1951-53, Michele De Lucchi ha dato risposta ad un’intuizione imprenditoriale: recuperare, destinandola a ristorazione, un’architettura dismessa, che incarna lo spirito dell’Italia della ricostruzione, associandola a due miti italiani: il design dell’automobile e la cucina. L’estetica degli artefatti, il progetto degli interni e il progetto del gusto, diventano gli ingredienti di un ambiente ibrido, dove la convivialità è associata all’idea di officina creativa, con uno showroom e una materioteca.

Showroom-materioteca “Garage Italia” (progetto di Interior Design: Michele de Lucchi) (2017)
Showroom-materioteca “Garage Italia” (progetto di Interior Design: Michele de Lucchi) (2017)

Nelle ampie pensiline curvilinee a sbalzo, la luce radente e il tratteggio delle lampade lineari restituiscono l’aerea leggerezza dell’architettura ‘streamlined’. Anche negli interni, che cercano di restituire l’atmosfera della vecchia officina meccanica e la memoria mitizzata degli anni dello stile industriale e dell’automotive, la luce gioca un ruolo significativo, anche se avrebbe forse potuto essere l’occasione, per un abile disegnatore di lampade come De Lucchi, per lasciare un segno che entrasse nella storia della luce, come fu per la Splügen dei Castiglioni.

(a cura di Dario Scodeller – critico e storico del design, Venezia)

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