“Manet e la Parigi moderna”- Palazzo Reale, Milano. Mettere in luce la città nuova

 

La sala dedicata al tema “Manet e la sua cerchia: ritratti” (courtesy photo: BBLD Balestreri Lighting Design). Evidente l’illuminazione di accento che permette di leggere i differenti approcci al ritratto, in un confronto diretto fra il lavoro di Manet (al centro dell’immagine con il ritratto di Emile Zola) con gli artisti della sua cerchia, come ad esempio (primo quadro a sx dell’immagine), l’opera di Charles-Émile-Auguste Durant (“Il convalescente”)

La rivoluzione sociale e culturale in atto nella capitale francese nella seconda metà del XIX secolo è l’immagine più forte della transizione globale verso il mondo moderno, del quale l’arte di Édouard Manet è forse la più efficace rappresentazione

La Parigi di Manet

Caroline Mathieu

La vita parigina è piena di soggetti poetici e meravigliosi. Il meraviglioso ci circonda e ci impregna come l’aria, eppure noi non lo vediamo.”1 È il 1846 e Charles Baudelaire, amico più anziano di Manet, invita gli artisti a scoprire la bellezza della vita moderna e a realizzare un’arte in grado di rispecchiare lo spirito dei tempi. Manet, “il giovane che non desiderava altro se non vedere Parigi”, il più parigino dei pittori, condivide con il poeta una passione incondizionata per la grande città; vivrà e lavorerà sempre nel quartiere dell’Europe o nelle sue immediate vicinanze, in questa “nuova Parigi” che si va costruendo giorno dopo giorno sotto i suoi occhi. (…)

L’artista si avventura ogni giorno per la capitale francese e osserva gli interventi urbanistici che l’imperatore Napoleone III insieme al prefetto della Senna, il barone Eugène Haussmann, hanno pianificato con l’intenzione di rendere Parigi la “capitale delle capitali”. Come Baudelaire, anche Manet è convinto che “bisogna stare al passo con i tempi, rappresentare ciò che si vede senza preoccuparsi delle mode”2.

Manet è stato dunque un osservatore appassionato della vita che animava la Parigi moderna, il vero pioniere della “nouvelle peinture”, il primo capace di scoprire “l’eterna bellezza e la sorprendente armonia di vita provvidenzialmente conservatasi nel tumulto della libertà umana”3.

L’evidenza della scena: le scelte per l’allestimento

Corrado Anselmi

La collezione di opere che il Musée d’Orsay propone per raccontare la vita e l’estro creativo di Édouard Manet ma anche per rappresentare la scena artistico culturale e sociale della Parigi di fine ‘800, trova negli ambienti di Palazzo Reale una degna cornice. In questo senso il progetto di allestimento si è fatto interprete di una volontà di contestualizzazione delle opere esposte entro ambienti aulici ed espressivi che possano narrare non solo del famoso artista francese e delle sue opere iconiche, ma anche dei luoghi a lui cari: Parigi ed i suoi dintorni, la Spagna, i teatri parigini, le feste da ballo e la società che lui frequentava. Le ambientazioni proposte evocano il mondo in cui Manet si muoveva e da cui traeva ispirazione per le proprie opere.

Gli ambienti della mostra dedicati all’Operà Garnier ed ai balli fastosi sono sottolineati da pareti rivestite di tessuto rosso cangiante con finiture di passamaneria dorata come per un sipario di scena. Più avanti nel percorso di mostra, la grande sala di Palazzo Reale con le lesene neoclassiche e le specchiere dorate fa da cornice e si interfaccia con alcune delle opere più famose di Manet quale “Il balcone“.

Édouard Manet – “Il balcone”, (1868-1869), Olio su tela, 170 x 125 cm – Parigi, Musée d’Orsay (courtesy photo: BBLD Balestreri Lighting Design). Per enfatizzare in ogni sala le opere di Manet e quelle a lui strettamente collegate sono stati realizzati totem espositivi che – grazie ad una illuminazione lineare integrata nel perimetro della base (realizzata con sistema “S-Line”, di Flos) – sembrano fluttuare sul pavimento

Anche le sedute per il pubblico sottolineano questa volontà di ambientazione e cambiano foggia a seconda del tema della sezione in cui sono inserite.

I colori dell’allestimento sono molto semplici e tratti dalla palette delle opere di Manet, come ad esempio l’azzurro polvere che è stato scelto ad imitazione del colore dei pantaloni di Emile Zolà che campeggia nel ritratto a lui dedicato nella prima sala di mostra.

Édouard Manet – “Émile Zola”, (1868), Olio su tela, 146 x 114 cm – Parigi, Musée d’Orsay (courtesy photo: BBLD Balestreri Lighting Design)

Le opere maggiormente iconiche di Manet sono invece evidenziate nell’allestimento su strutture appositamente studiate e trattate con un colore dorato e con una luce scenografica dal basso che ne sottolinea la rilevanza.

Il progetto di illuminazione per la mostra

Barbara Balestreri, con Lisa Marchesi e Tiziana Dessì

L’intero progetto di illuminazione è stato studiato seguendo la molteplicità di opere, autori e tipologie presenti in mostra, in modo da illuminare correttamente ogni opera per valorizzarne i contenuti e garantirne la conservazione.

Sono presenti in mostra circa un centinaio di opere, tutte provenienti dalla collezione del Musée d’Orsay, di varie tipologie: olii su tela, disegni ed acquerelli, maquettes e sculture.

Édouard Manet – “Il pifferaio”, (1866), Olio su tela, 161 x 97 cm – Parigi, Musée d’Orsay (© René-Gabriel Ojéda / RMN-Réunion des Musées Nationaux/ distr. Alinari)

Lungo il percorso espositivo è possibile ammirare oltre alle opere di Manet quelle di altri grandi maestri coevi tra cui Boldini, Cèzanne, Degas, Gauguin, Monet, Berthe Morisot, Signac, Tissot, Fantin-Latour, Renoir.

Ogni opera è illuminata curandone tutti gli aspetti tecnici: dal valore dell’illuminamento (lux), alla totale assenza di raggi IR, alla limitazione di raggi UV, alla completa eliminazione degli abbagliamenti e dei riflessi. Questo aspetto altamente tecnico si completa con la creazione di una particolare atmosfera soffusa, calda ed elegante, tipica degli ambienti della Parigi ottocentesca.

Per realizzare l’illuminazione tecnica sono stati utilizzati apparecchi con dimmer on board (serie “Compass”, di Flos), che possono montare sorgenti alogene del tipo AR111 (di Osram), scelte per l’illuminazione d’accento delle opere per l’elevata resa cromatica (Ra 100), filtrate UV ed IR; queste lampade presentano differenti fasci di apertura (4, 6 e 24°) ed hanno potenze molto basse (35 W); gli stessi apparecchi possono montare anche sorgenti a luce LED AR111 (di Philips Lighting) con fasci di apertura medi (24 e 40°) che vengono utilizzati principalmente per dare una luce di base calda (CCT 3000 K) morbida e diffusa in tutte le sale.

Attraverso l’utilizzo di una serie di accessori ottici speciali, quali lenti diffondenti o Fresnel, filtri e gelatine frost o ambra, snooter, alette antiabbagliamento e frangiluce, ogni opera viene illuminata dosando correttamente l’intensità luminosa sia dal punto di vista tecnico – per garantire i livelli di illuminamento massimi – sia per creare un equilibrio tra tutte le opere esposte e le sale in cui sono inserite.

Tutti i disegni presenti in mostra sono stati illuminati attraverso speciali proiettori a luce LED con sagomatore e dimmer on board (apparecchi “Pollux” di Erco), in grado di ricreare una luce delicata ma definita e precisa intorno alle opere. Anche in questo caso, come per tutti i dipinti su tela, la “pennellata” di luce d’accento si accompagna ad una luce di base uniforme e delicata sul pannello o sulle pareti di fondo.

Lungo il percorso della mostra, per enfatizzare in ogni sala le opere di Manet e quelle a lui strettamente collegate, sono stati realizzati totem espositivi che – grazie ad una illuminazione lineare integrata nel perimetro della base (realizzata con sistema “S-Line”, di Flos) – sembrano fluttuare sul pavimento.

Un analogo linguaggio elegante e delicato della linea luminosa è stato ripreso anche per altre sale, ad evidenziare le grafiche dal basso, o tramite una luce verticale, o tramite retroilluminazione.

La sala dedicata a “L’Heure espanol” (periodo spagnolo) (courtesy photo: BBLD Balestreri Lighting Design). E’ qui visibile il forte lavoro sulle qualità cromatiche della ricerca dell’artista, che l’attenzione per i livelli di illuminamento sulle opere insieme ad una corretta scelta della temperatura colore della luce permettono di cogliere
La sala dedicata all’universo femminile… in bianco (courtesy photo: BBLD Balestreri Lighting Design)
La sala dedicata a “Parigi e l’Operà Garnier” (courtesy photo: BBLD Balestreri Lighting Design). Gli ambienti della mostra dedicati all’Operà Garnier ed ai balli fastosi sono sottolineati da pareti rivestite di tessuto rosso cangiante con finiture di passamaneria dorata come per un sipario di scena

Ogni sala è stata curata come elemento unico e facente parte di un intero complesso, non solo per l’illuminazione integrata ma anche per l’illuminazione d’accento. Per questo motivo, in linea con le situazioni esistenti a Palazzo Reale, sono stati inseriti elementi tecnici per la corretta collocazione di tutti gli apparecchi di illuminazione: cavi tesati (nelle stanze principali), binari a parete, profili circolari nelle ultime sale espositive che ricordano i lampadari storici, ma che nascondono invece piccoli spot a LED (apparecchi “Spot Magnet”, di Flos).

1 – C. Baudelaire, De l’héroïsme de la vie moderne, in Salon de 1846, Curiosités esthétiques, a cura di H. Lemaire, Classiques Garnier, Paris 1971, p. 198;

2 – A. Proust, Édouard Manet. Souvenirs, edizione riveduta e ampliata da A. Barthélemy, Paris 1913, p. 10;

3 – C. Baudelaire, Il pittore della vita moderna, a cura di G. Violato, Marsilio, Venezia 2002

Contributi di:

Caroline Mathieu – conservatore capo Musée d’Orsay, Parigi e curatore della mostra;

arch. Corrado Anselmi – progettista dell’allestimento;

arch. Barbara Balestreri, con Lisa Marchesi e Tiziana Dessì, BBLD Balestreri Lighting Design, progettisti dell’illuminazione della mostra

 

“MANET E LA PARIGI MODERNA”

Palazzo Reale, Milano

Dall’8 marzo al 2 luglio 2017

Curatori: Guy Cogeval, Caroline Mathieu, Isolde Pludermacher

Progetto di allestimento: arch. Corrado Anselmi

Progetto di illuminazione: Balestreri Lighting Design, Barbara Balestreri con Lisa Marchesi e Tiziana Dessì

Graphic Design: Bruno Stucchi DinamoMilano

Produzione ed organizzazione: Comune di Milano, Palazzo Reale, Mondo Mostre Skira, in collaborazione con Musée d’Orsay e dell’Orangerie – Parigi

Apparecchi di illuminazione: Flos, Philips Lighting

Sorgenti luminose: Osram, per alogene tipo AR111

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here