Luce per l’architettura delle facciate

 

Ecole de Musique de Saint-Cyr sur Loire – (cortesia: Platek Light)
Ecole de Musique de Saint-Cyr sur Loire – (cortesia: Platek Light)

A livello urbano, gli elementi di riferimento sono prevalentemente gli edifici  illuminati che rendono riconoscibili i luoghi da lontano, favoriscono l’orientamento e infondono  sicurezza nei passanti

L’illuminazione verticale delle facciate è un tema molto attuale, anche se frequenti sono i casi di “cattiva” illuminazione, con mancanza di controllo del flusso luminoso, come pure numerosi i casi con luminanze eccessive e un’inutile dispendio di risorse energetiche, una situazione anche dovuta al fatto che le normative non ci aiutano su questo ambito specifico.

Da questo punto di vista, la tecnologia LED ci viene in aiuto, rendendo possibili soluzioni creative che non avremmo mai potuto immaginare qualche anno fa, integrandosi dentro le facciate o immediatamente accanto alla superficie da illuminare, con direzionamento dei flussi mirato e possibilità di gestione delle scene luminose.

In questi casi la luce è materiale da costruzione, e spetta alla luce il compito di rendere la materia, e di permettere che le texture di una parete vengano più o meno evidenziate, una facciata più o meno appiattita a seconda della proiezione della luce; un elemento vetrato reso nella sua trasparenza o fatto diventare totalmente scuro. L’ illuminazione dell’architettura storica comporta prima di tutto un’operazione culturale e un grande rispetto per il luogo, per restituire con la luce una lettura della metrica architettonica con elegante equilibrio, senza eccessi.

L’utilizzo del colore è ormai ampiamente possibile ma è sempre estremamente delicato il suo utilizzo, che va pensato e calibrato, senza esasperare la tecnologia per la spettacolarizzazione: il colore è illuminazione emotiva e comunica messaggi.

Nel primo caso che illustriamo (Ecole de Musique de Saint-Cyr sur Loire – progettisti: Philippe Paupart, Dominique Beauregard) il motivo che ha spinto il lighting designer ad utilizzare la luce colorata è stato quello di sottolineare le differenti fasi dell’anno, andando a valorizzare l’edificio solo nei giorni di festa. Gli apparecchi sono posizionati sugli angoli dell’edificio incassati a terra, sul cornicione alto perimetrale, su tutte le finestre, comprese quelle a lunetta sul tipico tetto carenato alla francese.

Le tipologie utilizzate sono incassi, profili lineari e piccoli proiettori ad ottica intensiva in radenza, mentre le potenze vanno dai 3,6 W (ad es. sulle lesene delle finestre sul tetto, con ottica 2 x 3°) ai 14,4 W (sui davanzali, con apparecchi lineari con ottica ellittica, incassati se a PT, esterni in appoggio se ai piani alti). La coreografia è completata da 4 pali con 3 apparecchi ciascuno da 10,8 W, con ottica 2 x 6° intensiva e puntuale, a  creare macchie di colore che riprendono uno dei colori utilizzati di volta in volta all’interno delle finestre.

Nel secondo esempio (L’albero della vita, Palazzo Argentina – Bucarest – progettista: arch. Massimo Marzorati) la luce viene proiettata sulla facciata in modo molto ravvicinato, da parte di un elemento architettonico “estraneo” alla palazzina caratterizzata da linee semplici e razionali, ad essa sovrapposto. Si tratta di una delle architetture più singolari nel centro di Bucarest, recentemente oggetto di una innovativa riqualificazione illuminotecnica che mette in rilievo la sua originale struttura.

Bucarest, Romania – Palazzo Argentina. L’albero della vita (cortesia: Griven)
Bucarest, Romania – Palazzo Argentina. L’albero della vita (cortesia: Griven)

L’intento era quello di evidenziare tronco e rami dell’albero con forti contrasti di luce ed una distribuzione ottimale del colore sulla facciata, sottolineando i contorni dell’albero sui diversi livelli prospettici.

Sono state utilizzate oltre 140 m di strisce LED flessibili alloggiate all’interno di una guaina di protezione in PVC anti-UV IP65, corredate di 40 LED/m, posizionate dietro i profili di tronco e rami dell’albero della vita, per illuminare l’intera struttura con sfumature di colore brillanti e vivaci.

Per completare il sistema di illuminazione della facciata con colori complementari, sono stati installati a pavimento nei tre balconi dell’edificio 3 incassi  modulari IP67 con alimentatore integrato.

Nel terzo caso il colore è l’elemento guida per evocare i colori delle caratteristiche ceramiche contenute all’interno. Si tratta del Museo Nazionale della Ceramica a Sèvres (lighting design: Roger Narboni – Concepto), un imponente edificio del 1876 situato sul lungofiume; in questo caso il lighting designer, memore dell’uso storico di smalto blu sulle porcellane di Sevres, in particolare del caratteristico ‘ blu celeste ‘ e ‘lapis blu’ (un profondo blu-nero), ha inondato  l’edificio con una gamma cromatica di colori blu in continuo cambiamento.

Sèvres – Museo Nazionale della Ceramica (cortesia: Thorn – photo: Agence Concepto)

L’effetto è ottenuto con 45 proiettori a LED da 54 W con sistema di controllo DMX:  23 proiettori sono standard monocromatici blu, mentre 22 sono bi-cromatici blue / green (ciano)  – con rifrattori opzionali per permettere differenti fasci ellittici sull’edificio.

Sono in tutto 8 le scene luminose con sottili cambiamenti di colore e con una dissolvenza – dopo una settimana di quest’ illuminazione d’effetto il colore si assesta, lasciando un’immagine statica effetto fotografia.

(Giordana Arcesilai, lighting designer)

 

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