Luce & Interior Design: migliorare il nostro rapporto con lo spazio

Arch. Silvio De Ponte - De Ponte Studio Architects
Arch. Silvio De Ponte

Come sappiamo la luce è l’elemento fondamentale nel processo percettivo delle cose ed è proprio tramite il fenomeno luminoso che si attua la più completa conoscenza spaziale. Si configurano delle differenze sostanziali quando parliamo di illuminazione all’interno di uno spazio atto a ospitare visitatori e illuminazione corporate.

Quando illuminiamo un interno creiamo un ambiente luminoso, progettato e mantenuto per uno specifico insieme di bisogni visivi e psicologici; protagonista di quest’ambiente è l’uomo, che si pone come destinatario principale di una progettazione che – anche in tema di illuminazione – deve farsi attenta alla qualità complessiva delle situazioni realizzate. Una luce ben progettata migliora il nostro rapporto con lo spazio.

Si comprende in tal modo perché una buona luce non solo facilita le funzioni del vedere e del riconoscere, ma aumenta anche lo stimolo lavorativo ed il benessere fisico accrescendo la capacità di concentrazione ed evitando la stanchezza precoce oppure è in grado di creare atmosfere emozionali cariche di valore simbolico.

Per gli showroom e i luoghi di vendita in generale il “materiale luminoso” deve essere concepito e pensato per la costruzione dell’immagine del negozio che deve essere in grado di proporsi in modo perfettamente consono alla filosofia di vendita ed all’immagine del brand.

In generale avere nello spazio del ‘vendere’ (e non solo del vendere) una luce uniforme ed omogenea non è mai positivo, perché la nostra memoria storica tende ad associare quel tipo di luce a certi spazi di lavoro o a grandi spazi pubblici dove l’omogeneità e il livellamento degli ambienti attraverso la luce, una luce “basic”, sono molto spesso un must del progetto luminoso. In tali spazi, invece, la luce deve creare un livello percettivo dello spazio fatto di “pieni e vuoti”, di vibrazioni e accenti, di differenze tra aree dove gli oggetti emergono rispetto allo spazio circostante.

In questi luoghi si entra non solo per comprare, ma anche per partecipare ad una sorta di spettacolo collettivo. L’appetibilità di un prodotto deriva da un’attenta operazione tesa a rendere lo spazio espositivo e tutto ciò che contiene, invogliante e comunicativo.

Per gli spazi indoor di tipo corporate si tende ad utilizzare un’illuminazione semi-diretta o semi-indiretta, entrambe donano una luce diversa: la prima fa sì che la maggior parte dell’illuminamento effettivo sul piano di lavoro sia dovuto ad una luce proveniente direttamente dall’apparecchio illuminante, mentre la luce indirizzata verso il soffitto ha principalmente lo scopo di attenuare l’ombra densa della zona sovrastante gli apparecchi di illuminazione e rendere più confortevole la visione. Se si usa questo tipo di intervento per l’illuminazione generale si ottiene contemporaneamente un elevato illuminamento sul piano di lavoro e una sufficiente luminosità delle pareti e soffitti. Per l’alto rendimento ottenuto questo tipo di illuminazione trova applicazione in una vastissima gamma di usi.

Un’illuminazione semi-indiretta vede una cospicua parte del flusso luminoso, partecipante all’illuminazione del piano di lavoro o del piano espositivo, provenire dal soffitto e dalle pareti.

In genere sarebbe sempre buona norma unire un’illuminazione indiretta o semi diretta con una luce d’accento o di tipo scultoreo al fine di creare un’atmosfera più “vibrante” e di far emergere le differenze tra prodotto e prodotto e tra spazio e prodotto.

arch. Silvio De Ponte – De Ponte Studio Architects

 

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