Luce e fruizione, i nuovi orizzonti del progetto

 

Museo di Roma, Palazzo Braschi, Scalone monumentale

I numeri recentemente resi noti dal MiBACT e dal Ministro Franceschini che hanno indicato nel primo semestre del 2017 un incremento di 2 milioni di visitatori nei nostri musei, con un aumento del 7,3% rispetto al 2016, sembrano confermare il segnale di una ripresa dell’interesse dell’utenza verso il nostro enorme patrimonio artistico.

Un accordo di durata triennale è stato realizzato fra MiBACT ed ENEA per avviare progetti per la valutazione dell’impronta energetica degli edifici storici, fra i quali sono la gran parte dei nostri ‘contenitori’ museali e realizzare interventi di efficientamento rivolti anche all’illuminazione.

In agenda per gli addetti ai lavori c’è dunque la necessità di una rinnovata stagione progettuale da dedicare all’illuminazione e agli allestimenti, insieme alla rapida adozione di strumenti e tecnologie digitali di supporto al visitatore. A seguire testimonianze ed esempi delle attività in essere nelle nostre realtà museali e alcune case histories.

MILANO

Museo Poldi Pezzoli

Risponde: Annalisa Zanni – direttore del Museo

Annalisa Zanni, Direttore Museo Poldi Pezzoli, Milano (foto: Carlo Pozzoni)

Nell’ambito della struttura del Vostro Museo vi sono stati interventi di parziale upgrade e/o di totale rifacimento degli impianti di illuminazione?

“Lo scorso aprile 2017 il Museo Poldi Pezzoli ha inaugurato il nuovo progetto di illuminazione che ha coinvolto tutte le sale del Museo. Concepito dallo Studio Ferrara Palladino Lightscape, vincitore del concorso a inviti indetto dal Museo nel 2009, è stato possibile grazie al sostegno di Regione Lombardia, al contributo dell’Associazione Amici del Museo Poldi Pezzoli, di Fondazione Cariplo e a quello di generosi donatori privati.

Questa illuminazione garantisce una percezione unitaria degli ambienti e al tempo stesso valorizza le singole opere, per una migliore percezione secondo le aspettative del visitatore di oggi. Durante questi anni il Museo Poldi Pezzoli si è trasformato in un vero laboratorio di ricerca, per individuare sistemi e materiali più tecnologici e funzionali all’illuminazione delle opere d’arte. Il risultato è innovativo sia per i materiali utilizzati – fibra di carbonio – sia per l’impiego di un sofisticato sistema di regolazione della luce, per la prima volta utilizzato in un museo”.

Quali cambiamenti evidenti sul piano della fruizione espositiva ha potuto rilevare dopo gli interventi effettuati e che vantaggi ne ha avuto il Museo in termini di utenza e durata di visita (numero di visitatori, tempo di visita medio)?

“La luce nelle varie sale del Museo prima dell’intervento era molto disomogenea, essendo stata realizzata in momenti diversi e con soluzioni di illuminazione differenti. L’ultima scelta museologica (risalente agli anni Settanta, su progetto dell’architetto Piero Castiglioni), sottolineava il carattere di casamuseo: la luce era proiettata sui soffitti e si riversava uniformemente sulle pareti. Le opere d’arte non risultavano ben leggibili e non erano sufficientemente valorizzate.

Il nuovo progetto di illuminazione cambia sensibilmente l’approccio: la luce, ora diretta, pur considerando gli involucri architettonici, si rivolge alle opere che diventano così protagoniste, ricevendo un’illuminazione “personalizzata”. Per le importanti collezioni di oggetti di arte applicata è stato necessario sviluppare un progetto “ad hoc”, sala per sala, per illuminare in maniera ottimale oggetti di tipologia eterogenea, attraverso una luce il più possibile vicina a quella solare. Grazie a questo intervento il pubblico può ora apprezzare, sostando in museo più a lungo, in maniera molto più soddisfacente la straordinaria qualità delle opere esposte nelle sale del Museo”

Milano, Museo Poldi Pezzoli – Salone Dorato (courtesy: Meritalia; foto: Walter Gumiero)

IL NUOVO SISTEMA DI ILLUMINAZIONE: IL “LUMINAIRE” REALIZZATO

Cinzia Ferrara, Pietro Palladino e Cesare Coppedè (courtesy: Ferrara Palladino Lightscape)

Il nuovo sistema di illuminazione è stato progettato per il Museo dallo studio Ferrara Palladino Lightscape. La progettazione ha cambiato con questa soluzione la consuetudine di disporre i sistemi per l’illuminazione a binario o lungo il perimetro delle sale, optando per la messa a punto di una soluzione posta al centro delle stanze, con l’idea di rie
vocare – anche per l’originaria destinazione d’uso del Museo quale abitazione privata – l’idea del “lampadario” domestico.

Il concept per la struttura di queste grandi sospensioni si articola su un numero variabile di bracci in fibra di carbonio estensibili fino a 2 m realizzati da Vega, in relazione alla posizione delle opere da illuminare. All’estremità dei bracci, proiettori compatti con teste in alluminio ospitano ciascuno 12 LED suddivisi in 3 gruppi, ognuno di questi pilotabili singolarmente.

La potenza di ogni apparecchio è di 15 W, mentre l’engineering degli apparecchi e del sistema con interfaccia a 4 canali per il controllo fine del colore emesso dei LED è stato disegnato dallo Studio Ferrara Palladino Lightscape e realizzato da Ilti Luce, brand di Philips Lighting specializzato in soluzioni LED ‘custom’. I valori di illuminamento realizzati sulle opere sono di circa 100 lux medi, con una tc di 2950 Ke

FIRENZE

Museo degli Innocenti

Risponde: Stefano Filipponi – direttore del Museo

Stefano Filipponi, Direttore Museo degli Innocenti, Firenze

Nell’ambito della struttura del Vostro Museo che tipo di requisiti avete posto ai progettisti in merito agli impianti di illuminazione?

“La richiesta fondamentale è stata quella di considerare il progetto illuminotecnico come elemento chiave del disegno museologico nel suo insieme e non solo funzionale ad una corretta leggibilità delle opere. Oltre a questo abbiamo richiesto i requisiti di base relativi alle esigenze conservative e la possibilità di un pieno controllo in remoto del sistema. Il museo racconta la storia dell’Istituto degli Innocenti, luogo da seicento anni dedicato alla cura dei bambini e delle famiglie, mettendo in relazione le opere d’arte, il complesso monumentale e il materiale conservato nell’Archivio storico dell’istituzione.

Il percorso di visita alterna spazi esclusivamente espositivi ad aree monumentali ancora utilizzate nelle attività educative, sociali e culturali dell’ente. Fondamentale era che negli ambienti riservati al museo fosse chiaramente rispettata e letta la volumetria degli spazi, per rievocare le funzioni rivestite in passato in ambito assistenziale. Le scelte illuminotecniche hanno contribuito alla strutturazione della visita proposta dal museo, assecondando e sottolineando il passaggio tra i diversi momenti in cui prevale il registro narrativo, emozionale, estetico e ludico”.

Firenze, Museo degli innocenti

Quali risultati hanno permesso sul piano della fruizione espositiva le scelte determinate dalle soluzioni di illuminazione effettuate e quali sono stati i punti di forza attribuibili alla luce fino ad ora evidenziati in termini di utenza e durata di visita (numero di visitatori, tempo di visita medio)?

“Le scelte illuminotecniche effettuate hanno nel loro complesso contribuito in modo importante alla sensazione di accoglienza e intimità che il museo offre ai visitatori, creando le migliori condizioni per il successo di pubblico registrato nel primo anno (più di 83.000 visitatori, con un aumento di circa il 40% rispetto alle previsioni) e i tanti segnali di affetto dimostrati, che si possono sintetizzare in una frase scritta in uno dei quasi 9.000 messaggi scritti lasciati dai visitatori: «Questo luogo mi fa stare bene»”.

Il progetto illuminotecnico del Nuovo Museo degli Innocenti è stato sviluppato con Consilium (per la piante impiantistica), e con la consulenza di Lumen per le componenti e Fulvio Baldeschi per la parte illuminotecnica)

……..

L’arch. Carlo Terpolilli, socio fondatore di Ipostudio, coordinatore del gruppo di lavoro per il lighting design, risponde alle nostre domande

L’arch. Carlo Terpolilli, di Ipostudio

Quali sono stati i presupposti che hanno sotteso le principali scelte di concept per
il progetto di illuminazione del nuovo Museo degli Innocenti a Firenze?

“Il progetto illuminotecnico del Museo degli Innocenti è basato su un solo principio concettuale che fonda le sue ragioni sulla volontà di intervenire sullo spazio nel modo meno invasivo possibile, cercando di “celare” quanto più possibile gli apparecchi, lasciando che la luce possa diffondersi in maniera uniforme e calibrata. In ogni spazio nel quale è stato ripensato il sistema di illuminazione, l’idea di base è stata declinata per esaltare e soddisfare al meglio le esigenze di visibilità delle opere e le caratteristiche dello spazio”.

Quali sono stati i criteri seguiti dal progetto di illuminazione, dal punto di vista della coerenza all’allestimento?

“Ogni spazio del Museo è stato trattato in maniera specifica, cercando di volta in volta di predisporre soluzioni tecniche adatte all’ambiente. Seguendo questo criterio, negli spazi del piano interrato, contropareti rivestite in marmorino celano tutti i sistemi tecnologici e gli apparecchi installati. Il visitatore osserva le bianche volte a crociera illuminate senza soluzione di continuità, libere dagli ingombri di qualsiasi elemento illuminante che possa romperne la continuità spaziale. Linee di luce LED orizzontali marcano i limiti dello spazio ed enfatizzano la vista prospettica lungo i due criptoportici che costituiscono i principali ambienti del livello interrato.

Diversamente, nella Pinacoteca sono stati scelti differenti tipi di illuminazione. Per la stanza in cui è conservata l’ “Adorazione dei Magi” del Ghirlandaio (1485-88) la luce è stata pensata per dare forza al ‘cannocchiale percettivo’ che inquadra l’opera. Due le tonalità di bianco, miscelate morbidamente: si parte da un gradiente più freddo nella parte superiore, dominata dall’azzurro del cielo rappresentato nell’opera, per poi scendere e scaldarsi. Gli espositori nella Pinacoteca sono alleggeriti dalla luce diretta e indiretta che li stacca dalla parete, in modo da sembrare sospesi in un percorso che conduce al capolavoro.

Ghirlandaio – “Adorazione dei Magi”(1485-88). Qui la luce è stata pensata per dare forza al ‘cannocchiale percettivo’ che inquadra l’opera

Nella galleria la luce è utilizzata sia per alleggerire gli espositori, sia per illuminare in modo adeguato le opere. Luce diretta e indiretta sono attentamente calibrate per calzare adeguatamente il fascio di luce sulle sagome delle opere e per ridurre eventuali riflessi e abbagliamenti. Due i sistemi adottati: spot (Arcos, Zumtobel) con ottiche specifiche, a 6 m di altezza), e un’antenna (progettata ad hoc), nella quale sono alloggiati micro-led cardanici (Microtools, Zumtobel) con ottiche dedicate e differenti gradienti di bianco”.

Dal punto di vista tecnico e delle soluzioni poi adottate?

“La scelta principale è stata quella di utilizzare una luce LED al posto delle classiche luci alogene. Tale scelta è da ricondurre a due principali ragioni. Da un lato per questioni tecniche. Infatti le luci LED riducono drasticamente le emissioni di ultravioletti e di infrarossi (consentendo una migliore conservazione delle opere nel tempo) e la seconda è perché hanno una vita media di circa 50.000 ore (circa 25 volte più a lungo delle luci alogene), e consumano circa l’85% in meno dei sistemi di illuminazione classici.

Oggi la tecnologia LED offre una buona resa dei colori in tutti i toni di bianco e con un suo corretto utilizzo permette una visione coerente delle singole opere. Nell’impianto, la presenza di un sofisticato sistema di gestione (Litecom con protocollo DALI), permette di regolare intensità e temperatura di colore di ogni apparecchio e gestirne anche l’intensità”.

In rapporto con il progetto di illuminazione, vi è stata l’adozione di supporti tecnologici digitali per la presentazione “immateriale” delle opere?

“Nella sezione chiamata “Bottega dei ragazzi”, gli strumenti multimediali sono stati utilizzati per ricondurre all’interno del percorso museale anche l’affresco di Bernardino Poccetti, che rappresenta la struttura organizzativa dell’antico Ospedale degli Innocenti: l’opera è stata scansionata e riprodotta in digitale, consentendo ai visitatori di approfondire la conoscenza di tale affresco attraverso l’uso di uno schermo touchscreen che permette di ingrandire l’immagine, scoprirne i personaggi, le tecniche, i colori e tutta la storia. Il nuovo Museo degli Innocenti offre 1456 m2 di percorso espositivo disposti su tre livelli e 1655 m2 per eventi temporanei e attività educative, un’offerta culturale legata al tema dell’infanzia declinata all’accoglienza”.

ROMA

Museo MAXXI

Risponde: Margherita Guccione, direttore del Museo di architettura moderna e contemporanea MAXXI Architettura

Margherita Guccione, direttore MAXXI Architettura (cortesia foto: S. Cecchetti)

Nell’ambito della struttura del Vostro Museo vi sono stati interventi di parziale upgrade e/o di totale rifacimento degli impianti di illuminazione?

“Potremmo dire che il lavoro che stiamo conducendo ormai da 7 anni negli spazi e nelle sale del Museo anche in termini di illuminazione è un tema di grande sperimentazione e ricerca. La luce significa molto per poter apprezzare e comprendere al meglio le opere e il percorso espositivo. Per questo un gruppo altamente qualificato di colleghi tecnici ed esperti di illuminotecnica sta da anni collaborando per ottimizzare al meglio l’illuminazione e gli impianti. In particolare il sistema degli impianti rientra in una riprogrammazione dell’ efficientamento energetico su cui nei prossimi anni contiamo di rendere l’edificio ancora più “intelligente“.

Roma, Maxxi – “The Place To Be” (cortesia foto: collezione Musacchio & Ianniello
Roma, Maxxi – “The Place To Be” (cortesia foto: collezione Musacchio & Ianniello

Quali cambiamenti evidenti sul piano della fruizione espositiva ha potuto rilevare dopo gli interventi fino ad oggi effettuati e che vantaggi ne ha avuto il Museo in termini di utenza e durata di visita (numero di visitatori, tempo di visita medio)?

“Il rapporto luce/pubblico ci sta molto a cuore. L’obiettivo è quello di realizzare interventi che siano il più possibile capaci di migliorare la fruizione degli spazi. Anche in questo senso contiamo di migliorare sempre di più. Devo dire che sin da subito la luce e la luminosità delle sale del MAXXI di Zaha Hadid è stato uno degli aspetti che il pubblico ha più apprezzato”.

L’ILLUMINAZIONE: LA SITUAZIONE ATTUALE IN BREVE

Il Museo MAXXI di Roma sta in questa fase riprogrammando la sua illuminazione interna. Vogliamo comunque riepilogare qui brevemente qualche info sul suo attuale assetto. Le zone espositive presentano differenti livelli di illuminamento orizzontale, nella maggior parte dei casi 250 lux, mentre l’atrio centrale propone 550 lux medi sulla superficie utile orizzontale e 300 sulle pareti.

Roma, Museo Maxxi (courtesy photo: Iwaan Baan)

L’illuminazione delle pareti verticali espositive è garantita da apparecchi lineari wall washer inseriti ad incasso nel contesto architettonico, provvedendo all’illuminazione diretta delle opere d’arte ma offrendo nello stesso tempo un supporto importante all’illuminazione ambiente, mentre plafoni da 1500 mm di lunghezza supportano sistemi per lampada fluorescente lineare tipo T5 54 W con riflettore in alluminio: l’ottica speculare a fascio largo ha un profilo a doppia evolvente di cerchio per ottimizzare il recupero del flusso posteriore della lampada ed evitare riflessioni multiple.

Per l’illuminazione d’accento e specifica dedicata alle opere, è attualmente presente un sistema caratterizzato da binari elettrificati in alluminio estruso da 1, 2 e 3 m, a tre circuiti, con proiettori professionali per lampade alogene (tipo QR-LP111 12V max 100 W, con rotazione di 359° sull’asse orizzontale e da 0° a -90° rispetto al piano verticale).

La presenza di diffusori in Barrisol tagliati ad hoc funge da filtro luminoso uniformando alla vista gli apparecchi lineari e diventando guida visiva per il pubblico. Il cuore del progetto è la sezione del sistema di copertura, che accoglie tutti i dispositivi tecnologici richiesti dalle funzioni museali: serramenti, strumenti di filtro della luce solare, dispositivi per l’illuminazione artificiale e per il controllo ambientale

NAPOLI

Museo e Real Bosco di Capodimonte

Risponde: Sylvain Bellenger – Direzione Museo e Real Bosco di Capodimonte

Sylvain Bellenger, direttore Museo e Real Bosco di Capodimonte

Nell’ambito della struttura del Vostro Museo vi sono stati interventi di parziale upgrade e/o di totale rifacimento degli impianti di illuminazione?

“L’impianto di illuminazione del Museo di Capodimonte è stato rifatto nel 1995 (il primo piano) e nel 1997 (il secondo). Altri interventi parziali sono stati condotti per riallestimenti di sale o nuovi allestimenti legati ad esposizioni temporanee: sala 6 al primo piano per il ciclo “L’opera si racconta” e sala 82 al secondo piano per il ciclo “Incontri sensibili”

Quali cambiamenti evidenti sul piano della fruizione espositiva ha potuto rilevare dopo gli interventi effettuati e che vantaggi ne ha avuto il Museo in termini di utenza e durata di visita (numero di visitatori, tempo di visita medio)?

“La nuova illuminazione ha migliorato molto la fruizione delle opere valorizzandone alcuni dettagli che prima erano in ombra. Non abbiamo attivato strumenti statistici per misurare in termini numerici questi vantaggi che, invece, ci sono stati evidenziati in termini di gradimento del pubblico pubblicamente espresso sui nostri canali Social”

Quali interventi sul piano degli allestimenti per le sale ristrutturate del Museo sono stati realizzati, relativamente alla scelta di nuovi materiali per i rivestimenti, arredi e apparati didascalici, anche con riferimento alle nuove soluzioni di illuminazione installate?

“Le scelte tecniche relative ai nuovi allestimenti manifestano la volontà assunta del Museo di introdurre nell’ambito del circuito di visita permanente episodi in cui alla bellezza si aggiunge il sublime. Il visitatore si trova in un contesto nuovo, che ne ricarica l’attenzione: i colori, l’illuminazione, i materiali e l’apparato didascalico concorrono alla creazione di questa atmosfera. Le scelte dei materiali sono sempre in linea con il valore delle sale e dell’architettura degli spazi, al piano nobile si cerca sempre di creare dialogo tra interno ed esterno.

Museo di Capodimonte. Primo piano, Sala 2. E’ visibile l’illuminazione realizzata con lineari fluorescenti sopra la cornice perimetrale e gli spot per lampade alogene in bassa tensione
Primo piano, Sala 20. Anche in questo caso l’illuminazione si avvale di sistemi fluorescenti per l’illuminazione indiretta a plafone e sistemi per lampade alogene in bassa tensione per la luce puntuale sulle opere
Sala 71, secondo piano. Il nuovo allestimento qui realizzato prevede sempre un sistema misto (fluorescenti+alogene), con l’inserimento di alcuni apparecchi per lampade a scarica agli ioduri metallici

Le didascalie, considerate come parte integrante dello spazio, cercano di coinvolgere con informazioni brevi ed efficaci il visitatore, esse sono realizzate dello stesso colore delle pareti e tradotte in diverse lingue. L’illuminazione viene definita di volta in volta, rispetto alle caratteristiche delle opere, è spesso puntuale o comunque localizzata, fungendo da elemento di guida e lettura dell’intero spazio espositivo”.

(si ringraziano Patrizia Piscitello, curatrice; l’architetto Rosa Romano, Ciro Mauriello)

CAPODIMONTE. UN MUSEO IN DIVENIRE

Il Museo di Capodimonte diretto da Sylvian Bellenger ha festeggiato i 100mila visitatori in tre mesi con la mostra “Picasso-Parade” e ha annunciato un’imponente serie di appuntamenti fino al 2021 e importanti collaborazioni, tra cui – fra gli altri – con il Maestro Riccardo Muti per la nascita di una Fondazione per la musica napoletana.

Sono stati annunciati progetti per l’ammodernamento del museo oltre che per le future destinazioni dei 17 edifici del Bosco, unito dalla riforma Franceschini sotto la stessa direzione del museo. A dicembre di quest’anno con l’iniziativa “Carta Bianca”, a cura di Sylvain Bellenger e Andrea Viliani, direttore del Madre, saranno esaltate le opere e le collezioni del museo e dieci personalità del mondo della cultura sceglieranno ognuna dieci opere del museo tra le 47mila in collezione, allestendo una propria sala e una propria mostra

A cura della Redazione, con testimonianze e contributi di Annalisa Zanni, Stefano Filipponi, CarloTerpolilli, Margherita Guccione, Sylvain Bellenger

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