Luce e colore “cornici” di grande efficacia

GNAM - Galleria Nazionale di Arte Moderna, Roma
GNAM – Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma

Il Museo come luogo destinato ad accogliere e custodire reperti e opere d’arte nasce nel XVIII secolo. Il British Museum di Londra nacque nel 1753; il Louvre fu nazionalizzato nel 1793; gli Uffizi aprirono al pubblico nel 1743

I primi grandi musei nazionali nel loro impianto architettonico replicavano le tipologie delle grandi collezioni private. Nasceva in questo modo un modello di architettura museale ricco di sovrastrutture e decorazioni.

Nel Novecento le tipologie dei musei hanno assunto caratteri più adatti alla complessità delle funzioni dell’istituzione seguendo nell’allestimento nuovi criteri e precisi percorsi storici e didattici.

 Roma, Galleria Borghese - Stanza 20È evidente il contributo di tutte le superfici alla “presentazione” delle opere scultoree e pittoriche. Pavimenti e plafone sono completamente decorati, le pareti gialle sono “incorniciate” alla base dagli arredi, sul registro alto da un consistente cornicione che delimita i fregi ed i grandi medaglioni dipinti sulla volta (Progetto e apparecchi di illuminazione: i Guzzini)
Roma, Galleria Borghese – Stanza 20È evidente il contributo di tutte le superfici alla “presentazione” delle opere scultoree e pittoriche. Pavimenti e plafone sono completamente decorati, le pareti gialle sono “incorniciate” alla base dagli arredi, sul registro alto da un consistente cornicione che delimita i fregi ed i grandi medaglioni dipinti sulla volta (Progetto e apparecchi di illuminazione: iGuzzini)

Il museo contemporaneo

I moderni musei sono concepiti con settori distinti: per le esposizioni permanenti, per le riserve (magazzini, depositi), per le attrezzature tecnico-scientifiche (laboratori di restauro), per le attività culturali e didattiche (sale video, sale per conferenze, biblioteche, sale per esposizioni temporanee), per la sosta e il ristoro del pubblico,ecc.

Si è consolidata quindi la modalità di ideare l’ala espositiva in modo da garantire la “flessibilità” degli ambienti e degli spazi, ricorrendo a pannelli e pareti che si possono spostare per creare suddivisioni consone alle opere e garantire le migliori condizioni di godimento e visione dei pezzi esposti.

Per ottenere buoni risultati di illuminamento, il rispetto dei propositi dell’artista e consistenti effetti scenografici, l’impiego di specialisti di illuminotecnica e di allestimenti espositivi è diventata la norma.

Ma se la richiesta del progetto della luce è ormai consolidata e il ruolo dell’ ingegnere della luce (illuminotecnico) e del lighting designer chiarito, non si può dire altrettanto per il progetto del colore ancora normalmente scelto e non progettato come nel caso della luce.

Il mondo del progetto architettonico non si è  ancora liberato – relativamente all’impiego del colore – né dell’approccio solo espressionistico né di una evidente e diffusa cromofobia.

Non si è generalmente superata la tendenza all’impiego del bianco accecante, del non colore, del tutto vuoto anonimo, sorta inizialmente per contrastare l’eccessiva “ricchezza” dello spazio e dei decori che arrivavano a volte a sovrastare l’opera esposta.

Ma se questo poteva avere un forte significato fino ai primi anni sessanta del secolo scorso, oggi lo ha perso quasi del tutto. L’evoluzione delle tecnologie disponibili, ma soprattutto le sempre più puntuali informazioni derivate dal mondo delle neuroscienze, consentono di ottenere sofisticate soluzioni espositive ed emozionali attraverso un maggiore e più consapevole dialogo fra tutte le componenti percettive.

Roma, Galleria Borghese - Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina. La sala completamente decorata costituisce una grande e preziosa “cornice tridimensionale”cromaticamente molto evidente che contrasta con i marmi bianchi delle figure. Senza una forte presenza di colore nel campo visivo l’opera risulterebbe meno espressiva. La luce morbida, ma generatrice di ombre contribuisce alla drammatizzazione del gesto (Progetto e apparecchi di illuminazione: i Guzzini)
Roma, Galleria Borghese – Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina. La sala completamente decorata costituisce una grande e preziosa “cornice tridimensionale” cromaticamente molto evidente che contrasta con i marmi bianchi delle figure. Senza una forte presenza di colore nel campo visivo l’opera risulterebbe meno espressiva. La luce morbida, ma generatrice di ombre contribuisce alla drammatizzazione del gesto (Progetto e apparecchi di illuminazione: i Guzzini)

Una “cornice” di colore, materia e luce per l’ambiente e per le opere

Avete mai osservato come la cornice dei quadri esposti in una mostra sia molto spesso tutt’altro che neutra? Colori, rilievi, chiaroscuri, sembrano l’estensione tridimensionale del quadro stesso. Telaio ligneo o di altro materiale, sagomato in forme diverse e spesso arricchito con motivi decorativi, svolge la funzione di circoscrivere chiaramente lo spazio figurato.

Le cornici dei polittici, scolpite e impreziosite da rilievi in stucco dorati e elaborate da artigiani di grande maestria, erano considerate parte integrante dell’opera. Il ruolo della cornice non è quasi mai stato inteso come neutro, al contrario il suo ruolo interpretativo è stato da sempre riconosciuto come partecipe al farsi senza fine dell’opera.

Vale la pena ricordare allora che esiste una “cornice narrativa” anche per lo spazio architettonico ed il suo percorso e non solo per le singole opere esposte: nella terminologia della critica letteraria, l’espressione indica quella parte di testo che racchiude altre narrazioni. Nel progetto di uno spazio espositivo la “cornice narrativa” racchiude le opere esposte ponendole all’interpretazione del visitatore.

Luce, materia, volumi, colori, suoni, luce e ombra, stimoli olfattivi, ritmo di visita costituiscono una vera e propria cornice emozionale, altrettanto efficace e coinvolgente come quella storicamente in uso per i dipinti.

In questo modo si attuerebbe una “solida cornice prossima” che racchiude e sottolinea le opere e una cornice soft, ma altrettanto coinvolgente che collega tutto lo spazio espositivo alla percezione del pubblico.

(Giulio Bertagna, arch. Aldo Bottoli – Osservatorio Colore Liguria – Genova)

 

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