Luce per condividere emozioni

Milano, Ristorante “Langosteria Cafè”. Uno scorcio sull’illuminazione del tavolo centrale (courtesy photo: Cannata & Partners Lighting Design)

Ci sono molti ristoranti e caffè in Italia e nel mondo che ancora oggi conservano un fascino del tutto particolare e ci appare chiaro perché fossero i luoghi prediletti di artisti, poeti, scrittori che amavano lì incontrare i loro amici e scambiare idee. Sebbene oggi spesso non sia più così, è a questo che dobbiamo ancora e sempre guardare se vogliamo progettarne la luce.

Oggi lo scenario offerto dai nostri ristoranti è molto diverso e nella maggioranza dei ristoranti italiani, ma non soltanto, si fa davvero fatica a rimanerci: se molto spesso si mangia benissimo, l’accoglienza – dal punto di vista del benessere – è pessima.

L’illuminazione molte volte non è adeguata, non si riesce a leggere il menù e a vedere cosa c’è nel piatto e spesso il colore della luce è bianco livido, e si associa ad un rumore fastidioso di fondo dovuto ad una pessima acustica, unito talvolta anche agli effetti della lama d’aria condizionata sul collo che completa lo stato di malessere.

Dal punto di vista del progetto di Interior Design degli spazi assistiamo da un lato ad un semplice approccio superficiale che produce luoghi vetrina con l’intento di trattenere l’ospite, senza che poi questo accada per la generale trascuratezza del benessere a tutto tondo, dall’altra alla banalità dell’improvvisazione, frutto della temeraria iniziativa del proprietario che è spesso anche cuoco del ristorante.

Progettare la luce

Come progettisti, abbiamo per questo il dovere di elevare la risposta professionale attraverso una contaminazione interdisciplinare, tra architetto, ingegnere e lighting designer, capace di interpretare le reali esigenze del mercato e dell’azienda. Il lighting designer deve evolversi seguendo i nuovi punti di vista coerenti alle diverse aspettative di mercato, alla diversa cultura della luce e alle nuove tecnologie.

Una risposta progettuale moderna deve oggi  far sì che il proprio intervento sappia riflettersi sul brand dell’azienda come strumento di plus economico, oltre a trasmettere a coloro che vivono l’esperienza di una sera al ristorante una sensazione unica, da ripetere e da raccontare agli amici.

Su queste premesse di concept è stato elaborato  il “racconto della luce” per il Ristorante Langosteria Cafè, in Galleria del Corso a Milano, alla ricerca della migliore definizione possibile di questi fattori.

Abbiamo pensato alla luce come medium, strumento in grado di trasformare il ristorante da tradizionale spazio di vendita a luogo versatile, ambiente da vivere e frequentare, evoluzione di un percorso iniziato anni prima con la progettazione di un altro locale per questo brand in via Savona, sempre a Milano.

Per il ristorante in Galleria del Corso l’esercizio si presentava più complesso, in quanto non dovevamo avere come obiettivo il solo benessere degli ospiti ma anche offrire una risposta coerente alle aspettative del committente.

Il racconto si è quindi modulato attraverso la creazione di diversi ambienti in cui poter proporre scene diverse agli ospiti grazie alla forza ed al potere di evocazione della luce capace – con la modulazione del tono, dell’intensità, del ritmo e attraverso l’enfatizzazione del colore – di raccontare storie emozionanti e coinvolgenti.

All’ esterno del ristorante, la luce riassume l’obiettivo di identificare la caratteristica di un luogo preciso e grazie all’architettura della luce è stata definita la geometria dei due dehor chiusi da pareti di cristallo.

Ristorante Langosteria Cafe’ – Milano
Ristorante Langosteria Cafe’ – Milano

Varcata la soglia di ingresso il racconto continua attraverso un gioco di continui rimandi in cui bar, tavolo centrale e banco intorno alla cucina diventano i protagonisti di uno spazio nuovo e “cool” dove il gioco cromatico scelto crea un ambiente eclettico ed elegante, con qualche accenno retrò, rendendo l’atmosfera unica e suggestiva: qui la luce scelta presenta tonalità calde, con contrasti morbidi e pochi accenti, un’illuminazione rilassante e accogliente.

Milano, Ristorante “Langosteria Cafè”. L’efficace e suggestiva illuminazione del banco (courtesy photo: Cannata & Partners Lighting Design)

Cavèdio come un’opportunità scenografica

All’interno di questo ristorante, ci siamo trovati davanti a vincoli strutturali importanti e alla presenza di un cavèdio tecnico, che siamo riusciti ad approfondire e sfruttare trasformandolo in una grande opportunità scenografica: il cavèdio è diventato così un fondale scenico per gli ospiti, attraverso una scenografia di luci colorate che giocano come in una favola, con piccole mongolfiere e la presenza della vecchia lampadina ad incandescenza che restituisce ancora oggi un sapore e una magia insostituibile.

Milano, Ristorante “Langosteria Cafè”. La soluzione ad hoc con apparecchi custom realizzata per l’ex cavèdio (courtesy photo: Cannata & Partners Lighting Design)
Milano, Ristorante “Langosteria Cafè”. La soluzione ad hoc con apparecchi custom realizzata per l’ex cavèdio (courtesy photo: Cannata & Partners Lighting Design)

Qui gli elementi decorativi a contorno del racconto di luce si sono trasformati da lampade ad oggetti di compagnia rievocando le sculture di viaggio di Bruno Munari, in una condizione nella quale l’oggetto perde la funzione tecnica intrinseca e acquista quella emozionale e della memoria: questa circostanza ha richiesto il disegno di lampade ad hoc, un po’ come accade per la realizzazione di un abito su misura.

Illuminazione funzionale e insieme dedicata

Le diverse tipologie degli spazi hanno permesso la creazione di un racconto di luce funzionale e attivo legato alle diverse aree del ristorante utilizzate quotidianamente: si va dalla zona bar utilizzata la mattina, passando all’area aperitivo e a quella dedicata al pranzo per poi ritornare all’aperitivo serale fino ad arrivare allo spazio ristorazione organizzato in un doppio turno al calar della sera per soddisfare tutte le richieste dei clienti.

Milano, Ristorante “Langosteria Cafè”. L’illuminazione dei tavoli a ridosso delle pareti (courtesy photo: Cannata & Partners Lighting Design)

La luce in questo caso si adatta e si modula a seconda delle esigenze del ristorante e diventa parte funzionale dell’area coinvolta nel processo di ristorazione. Uno dei fattori più importanti in questo senso per  lo studio del lighting design è nella scelta della giusta intensità e modulazione dell’intensità luminosa per le diverse scene luminose.

Il racconto della luce si modula nell’architettura ricercandone l’armonia, continuazione di un unico racconto che è quello dell’architettura.

(Filippo Cannata, lighting designer – Cannata & Partners Lighting Design)

Ristorante Langosteria Cafe’ – Milano

Cliente: Langosteria
Località: Milano
Architetto:  Metodoarchinteriors
Fotografia: Gabriele Ardemagni/Filippo Cannata
Intervento: Illuminazione interna ed esterna
Lighting Design: Filippo Cannata
Collaboratori: Donato Panarese
Acustica e Audio: VBS Tech
Data di Completamento: febbraio 2016

Gli apparecchi di illuminazione

Per l’illuminazione generale e funzionale: Apparecchi ad incasso (di FLOS) e  Apparecchi spot orientabili (di DGA)

Per l’illuminazione scenografica del cavèdio: apparecchi “custom” con sorgenti a incandescenza, realizzati su disegno dallo Studio Cannata & Partners

Per l’illuminazione diretta sulle pareti e del bar: lampade da parete “Riddle Wall Lamp”, con inserti in seta per un’illuminazione radente delle pareti o diretta dalla parete per illuminare l’area desiderata – sorgenti luminose: 2 x 25 W (max), con alogene con attacco G9 (costruttore: Bert Frank Ltd, UK); per il banco bar, sospensioni “Riddle Pendant”, con corpo in ottone perforato e inserti in seta – sorgenti luminose: 25 W (max), per alogene con attacco G9 (costruttore: Bert Frank Ltd, UK)

Per l’illuminazione del tavolo centrale e del banco: Lampade “Kernel Table Lamp”, con base base in ottone massiccio e diffusori con inserti in ottone con globi di vetro opale – sorgenti  luminose: 2 x 25 W (max), con alogene con attacco G9 o LED equivalenti (costruttore: Bert Frank Ltd, UK)

 

 

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