Roma – Maxxi. Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo

Linee di forza per volumi di luce

Roma, il nuovo edificio del MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo (photo: Iwan Baan)
Roma, il nuovo edificio del MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo (photo: Iwan Baan)

Entrando al Maxxi, si viene immediatamente catturati dalla dinamicità di questo spazio fatto di sequenze di punti di vista mutevoli, distorsioni delle proiezioni visive, assonometriche e prospettiche; un continuum spaziale interno che in esterno si apre al quartiere e alla città

Una visita all’interno degli spazi interni del Museo propone subito le diverse planimetrie per i tre livelli dell’articolata volumetria architettonica, che rendono forse volutamente incerto il primo orientamento del visitatore, e appunto per questo la voglia di perdersi ci prende: soltanto quando si arriva alla suite 5 in alto, ci si ritrova e ci si riappropria dello spazio.

Auditorium, aree per mostre temporanee ed eventi culturali si susseguono, ma il vero cuore è la parte museale, articolata in cinque suite.

Le suite sono chiuse, non finestrate; solo dall’alto entra la luce naturale, e mai luce diretta perché assorbita e riflessa dalle lame in cemento, mentre di notte il museo diventa una grande lanterna che emette luce verso l’alto.

 Roma MAXXI. Uno degli spazi espositivi delle suite (photo: Iwan Baan)
Roma MAXXI. Uno degli spazi espositivi delle suite (photo: Iwan Baan)

Le pareti verticali cieche realizzate in CLS armato lasciato a vista (calcestruzzo autocompattante) contribuiscono alla plasticità degli spazi secondo un’astratta continuità e su queste che si concentra l’attenzione del progetto illuminotecnico.

 Roma, MAXXI. Un’immagine dell’atrio. In evidenza l’illuminazione continua fluorescente nell’intradosso delle scale dietro ai teli diffusori Barrisol (photo: Iwan Baan)
Roma, MAXXI. Un’immagine dell’atrio. In evidenza l’illuminazione continua fluorescente nell’intradosso delle scale dietro ai teli diffusori Barrisol (photo: Iwan Baan)

Il primo concept di lighting design

La progettazione strutturale degli impianti è stata realizzata da Neil Smith, project engineer dallo Studio Max Fordham and Partners di Londra, mentre il concept per il lighting design, un insieme teorico di linee guida, è stato curato nel 2002 dallo Studio londinese Equation Lighting Design (ora GIA Equation).

Il concept partiva dalla necessità di fornire i giusti illuminamenti sulle pareti perimetrali per permettere l’illuminazione delle opere d’arte e la definizione degli spazi interni delle gallerie, e si basava sui seguenti requisiti illuminotecnici:

– 200 lux per l’illuminazione generale delle pareti verticali predisposte per l’esposizione di opere d’arte, quali dipinti ad olio o tempera, tenendo come limite massimo 600 Klux annui;

– 50 lux per l’iluminazione di opere sensibili alla luce artificiale e naturale, con un massimo di 150 Klux annui.

Un elemento assolutamente prioritario del concept era quello dell’integrazione degli apparecchi di illuminazione nel contesto architettonico, con l’esecuzione di soluzioni custom insieme ad apparecchi standard.

Successivamente, la ridefinizione di queste linee guida da parte dello studio di lighting design dell’Agenzia Zumtobel di Roma, coordinata da Domenico Capezzuto, ha generato un capitolato che – non essendo espressamente derivato da un progetto esecutivo – ha portato ad esempio all’utilizzo di fluorescenti lineari T26 e non T16, così come di lampade ad alogeni (invece che agli ioduri metallici) per l’illuminazione d’accento (anche se nella fornitura finale relativa all’evento dell’inaugurazione, come era ovvio che fosse, questo parco lampade è stato integrato con spot tipo HIT da 70 e 150 W).

Le linee di flusso luminose dietro ai teli Barrisol termotesi, relative ai percorsi nelle suite, sono state oggetto di particolare attenzione: sono infatti questi segni architettonici luminosi a definire lo spazio e a connotare le linee di forza della struttura fluida. Per garantire tale percezione è stato sottolineato che – sia negli spazi lineari che nell’intradosso inferiore delle scale  – la sovrapposizione dei catodi della sorgente luminosa fluorescente lineare fosse condizione necessaria e che la distanza dell’interasse tra le lineari fluorescenti fosse almeno pari alla distanza tra lampada e telo diffusore: questo avrebbe presupposto una maggiorazione di almeno un 20% nella fornitura di apparecchi di illuminazione rispetto al capitolato non esecutivo.

In quest’ottica Zumtobel (grazie all’ampia esperienza nella gestione della luce artificiale integrata alla luce naturale ed all’illuminazione di sicurezza ed emergenza, insieme alla capacità di sviluppare prodotti speciali per ogni particolare singola applicazione) è riuscita a proporsi come partner unico per l’illuminazione e a dare il supporto progettuale e realizzativo (prototipi) alla società installatrice degli impianti elettrici impegnando l’azienda esecutrice per tutte le messe a punto e gli accorgimenti necessari.

Illuminamento verticale e generale dello spazio

Le zone hanno diversi livelli di illuminamento orizzontale, nella maggior parte dei casi 250 lux, mentre l’ atrio centrale propone 550 lux medi sulla superficie utile orizzontale e 300 sulle pareti.

L’illuminazione delle pareti verticali espositive è garantita da apparecchi lineari wall washer inseriti ad incasso nel contesto architettonico, provvedendo all’illuminazione diretta delle opere d’arte ma offrendo nello stesso tempo un supporto importante all’illuminazione ambiente.

I plafoni da 1500 mm di lunghezza per lampada fluorescente lineare tipo T5 54 W, sono costituiti da corpo in lamiera di ferro di sezione sostanzialmente a C, con centine di irrobustimento, dotato di riflettore in alluminio; l’ottica speculare a fascio largo ha un profilo a doppia evolvente di cerchio per ottimizzare il recupero del flusso posteriore della lampada ed evitare le riflessioni multiple. I diffusori in Barrisol tagliati ad hoc fanno da filtro luminoso uniformando alla vista gli apparecchi lineari e diventando guida visiva per il pubblico.

Il sistema di copertura e le soluzioni di illuminazione

Il cuore del progetto è la sezione del sistema di copertura, che accoglie tutti i dispositivi tecnologici richiesti dalle funzioni museali: serramenti, strumenti di filtro della luce solare, dispositivi per l’illuminazione artificiale e per il controllo ambientale .

 Roma MAXXI. Sezione del sistema di copertura
Roma MAXXI. Sezione del sistema di copertura

L’apparecchio di illuminazione con lampada da 58 W e ottica parabolica dimmerabile è integrato nel travetto ed è rivestito con gusci in GRC (cemento rinforzato con fibre di vetro).

Il sistema permette l’illuminazione indiretta (non sono possibili viste dirette dell’apparecchio di illuminazione) nelle zone centrali delle gallerie e contribuisce contemporaneamente all’illuminamento delle pareti verticali.

Dettaglio del sistema di copertura degli spazi delle suite. L’apparecchio Tecton in esecuzione custom disposto in senso lineare in tutte le suite, integrato nella struttura di GRC sopra le pale motorizzate, dispone di lampade UV stop (con filtro integrato nel vetro del tubo) ed è corredato di un diffusore in materiale plastico davanti agli apparecchi di illuminazione con caratteristiche di resistenza al fuoco DIN 4102 B (foto: Giordana Arcesilai)
Dettaglio del sistema di copertura degli spazi delle suite. L’apparecchio Tecton in esecuzione custom disposto in senso lineare in tutte le suite, integrato nella struttura di GRC sopra le pale motorizzate, dispone di lampade UV stop (con filtro integrato nel vetro del tubo) ed è corredato di un diffusore in materiale plastico davanti agli apparecchi di illuminazione con caratteristiche di resistenza al fuoco DIN 4102 B (foto: Giordana Arcesilai)

E’ dotato di uno schermo in policarbonato opalino (o vetro sabbiato) per garantire la protezione contro la formazione della polvere e la penetrazione di corpi solidi con diametro superiore ad 1 mm.

Sotto l’ala del travetto è presente un profilo di aggancio di pareti mobili e binario elettrico, per permettere la massima flessibilità nell’illuminazione di particolari opere d’arte quali per esempio sculture ed oggetti che prediligono un trattamento illuminotecnico specifico. II sistema è caratterizzato da binari elettrificati in alluminio estruso da 1, 2 e 3 m, a tre circuiti: su esso sono montati proiettori professionali per lampade alogene ( tipo QR-LP111 12V max 100 W, con rotazione di 359° sull’asse orizzontale e da 0° a -90° rispetto al piano verticale).

La manutenzione dei 220 m2 di superfici esterne è risolta con un sistema di lavaggio automatico e l’accessibilità attraverso il grigliato che funge da passerella.

 Illuminazione del perimetro esterno, realizzata con apparecchi speciali (Onlight Inground, di Pelucchi). L’idea era sottolineare l’intero perimetro del Museo con una luce continua, omogenea ed uniforme (per un totale di 400 apparecchi speciali “ tutto vetro” con doppia lampada T5 di cui 130 curvi e 5 con angoli di diversa apertura)
Illuminazione del perimetro esterno, realizzata con apparecchi speciali (Onlight Inground, di Pelucchi). L’idea era sottolineare l’intero perimetro del Museo con una luce continua, omogenea ed uniforme (per un totale di 400 apparecchi speciali “ tutto vetro” con doppia lampada T5 di cui 130 curvi e 5 con angoli di diversa apertura)

Il sistema di gestione della luce

Per garantire le diverse esigenze illuminotecniche a seconda delle sale, è stata sviluppata una soluzione integrata tra schermature solari (completa nella direzione di massimo irraggiamento nord-sud, per il controllo delle luminanze ottenendo la cosiddetta luce da nord), diffusori interni, tende orizzontali motorizzate e apparecchi di illuminazione dimmerabili, ottenendo così dall’oscuramento totale alla piena luce.

Sulla copertura, un eliometro multisensore rileva la variazione della luminosità diurna. I valori in tempo reale vengono inviati ad una centrale LRA1500 (Luxmate Room Automation) che – attraverso un algoritmo a risposta ritardata – movimenta i motori ed il flusso luminoso degli apparecchi di illuminazione.

Sensori interni provvedono ad una regolazione “fine” ed alla acquisizione dei dati per la validazione, a richiesta, dei valori reali presenti in lux. Il sistema è poi anche interfacciato con una rete di dati superiore BMS (Building Management System), che provvede ad interfacciare il controllo e l’acquisizione dei dati con tutti gli altri sistemi tecnologici presenti. Ogni suite ha 3 scene di luce preimpostate, una automatica e le altre statiche.

In questo modo ogni curatore delle mostre potrà avere la propria personalizzazione, supportato da un tecnico competente.

(arch. Giordana Arcesilai, lighting designer, Bologna)

 

Cartello Lavori

MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo – Roma
1998 – 2009

Uno sketch con lo studio del concept architettonico per il Museo (cortesia: Zaha Hadid Architects)
Uno sketch con lo studio del concept architettonico per il Museo (cortesia: Zaha Hadid Architects)

Architetti: Zaha Hadid Architects

Progettisti: Zaha Hadid and Patrik Schumacher

Capoprogetto: Gianluca Racana (Zaha Hadid Architects)

Team Direzione Artistica: Paolo Matteuzzi, Anja Simons, Mario Mattia

Studio di Architettura referente per l’Italia: ABT (Roma)

Progettazione strutturale: Anthony Hunt Associates (Londra)

OK Design Group (Roma)

Progettazione impianti: Max Fordham and Partners (Londra)

OK Design Group (Roma)

Lighting design concept: Equation Lighting (Londra)

Progetto illuminotecnico in fase esecutiva:

Sistemi di controllo: ing. Augusto Manni (Zumtobel)

Lighting design: Domenico Capezzuto, Luce e Design, Agenzia Zumtobel – Roma

Apparecchi utilizzati: Entrata, Hall: Supporto singolo ZE, downlight Panos

Gallerie: Apparecchi in fila continua Tecton esecuzione speciale,  spotlight Vivo L QR111 es. speciale, HIT, faretti spot XENO, Arcade WW

Esterni: Bega, Pelucchi

Gestione della Luce: Luxmate Professional (motorizzazione, controllo frangisole+ luce naturale)

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here