LED per l’arte. Profondità e colore per le Sale Napoleoniche

Pinacoteca di Brera, Sale Napoleoniche – sala VIII. Sullo sfondo, il grande telero di Gentile e Giovanni Bellini (“La Predica di San Marco ad Alessandria d’Egitto”, 1504-1507 (cortesia:ERCO)
Pinacoteca di Brera, Sale Napoleoniche – sala VIII. Sullo sfondo, il grande telero di Gentile e Giovanni Bellini (“La Predica di San Marco ad Alessandria d’Egitto”, 1504-1507 (cortesia:ERCO)

Milano, 10 Febbraio: “La Pinacoteca di Brera finalmente esce dal Dopoguerra!”. Ci permettiamo di citare qui il commento di Philippe Daverio, noto storico dell’arte, presente all’inaugurazione della nuova illuminazione per le Sale Napoleoniche VIII e IX, per la capacità di sintetizzare in modo unico ed efficace lo stupore di tutti i presenti per la rivoluzione messa in atto dalla luce in queste Sale

Pur essendo lo scrigno per capolavori di incalcolabile valore, Brera è un Museo che necessita di continui e importanti interventi dedicati al restauro e alla manutenzione, ma grazie alla lungimiranza e all’amore per l’Arte di personaggi come Aldo Bassetti, presidente dell’associazione Amici di Brera, e di Sandrina Bandera, Soprintendente e Direttore della Pinacoteca, progetti di qualità come questi riescono a venire alla luce.

Le Sale Napoleoniche sono spazi del museo molto particolari, ampi, illuminati da grandi lucernari ideati da Pietro Gilardoni tra il 1811 e il 1820, e ospitano tele e tavole di eccezionale valore e, spesso di grandi dimensioni.

Il primo Salone è dominato dai grandi teleri narrativi di Gentile e Giovanni Bellini (“Predica di San Marco ad Alessandria d’Egitto), di Michele da Verona (“Crocifissione del 1501) e dalle opere di Francesco Bonsignori, Cima da Conegliano e Bartolomeo Montagna.

La Sala IX espone le tele di Lorenzo Lotto e dei tre protagonisti della pittura a Venezia nel Cinquecento, con capolavori di Tiziano (“San Girolamo penitente), Tintoretto (“Ritrovamento del corpo di San Marco) e Veronese (“Cena in casa di Simone”).

La sala IX con sullo sfondo la grande “Cena in casa di Simone” (1570) di Paolo Caliari detto il Veronese (cortesia: ERCO)
La sala IX con sullo sfondo la grande “Cena in casa di Simone” (1570) di Paolo Caliari detto il Veronese (cortesia: ERCO)
Sala IX. Un’altra vista della sala (cortesia: ERCO)
Sala IX. Un’altra vista della sala (cortesia: ERCO)

Le opere: caratteristiche tecniche e requisiti per l’illuminazione

Dimentichiamo per un attimo la suggestione che questi autori provocano in chi conosce almeno un po’ la storia dell’arte, e cerchiamo di guardare queste tele dal punto di vista del “tecnico della luce” per individuarne le caratteristiche principali.

Sono in primo luogo tele di grandi dimensioni, con una prevalenza di colori “caldi” nei personaggi e “freddi” negli sfondi e nel Rinascimento la tecnica prospettica è salda, caratterizzandosi per la presenza di più piani.

Sono ricchissime di particolari simbolici: i volti, gli stemmi e la stessa architettura possono nascondere moltissimi significati religiosi e politici. Sono state dipinte per essere illuminate dalla sola luce naturale, e sono da più di un secolo illuminate dall’alto. Hanno infine una luminosità propria, concepita e realizzata dal loro autore.

Questi sono i tratti salienti delle tele che possiamo desumere solo guardandole, a queste si aggiungono quelle che ci forniscono gli esperti in conservazione restauro: i pigmenti temono luce, calore e umidità. Sono elastici, ma non tutti allo stesso modo, e spesso al colore sono mescolate sostanze naturali introdotte dall’autore per aumentarne matericità, densità e luminosità.

Per preservare nel tempo le caratteristiche dei pigmenti sappiamo che l’illuminamento sulla superficie della tela non deve superare i 150 lux, che infrarossi e ultravioletti devono essere schermati, e che dobbiamo cercare la massima uniformità per avere una corretta lettura dell’opera.

Promosso dall’Associazione Amici di Brera e finanziato da Eni, ha permesso di riscoprire i grandi capolavori del Rinascimento veneto, fino ad oggi esposti senza una illuminazione adeguata. Infatti, le quattro grandi aule, che prendono luce dai lucernari tondi che ne caratterizzano la copertura, furono dotate di lineari fluorescenti alloggiati sopra il velario, su progetto di Portaluppi solo a partire dal 1950.

Ovviamente, la luce zenitale, seppur rinforzata dal contributo delle fluorescenti, non riusciva a garantire l’illuminazione dei dipinti a parete. Oggi, finalmente, grazie al lavoro di squadra messo in campo dai tecnici della Soprintendenza e dallo staff di ERCO, si è riusciti attraverso lunghe prove tecniche diurne e serali, a definire il progetto illuminotecnico delle sale.

Se l’argomento è la valorizzazione e conservazione delle opere ne parliamo direttamente con l’ arch. Alessandra Quarto, responsabile dell’ufficio tecnico della soprintendenza BSAE di Milano: “L’intervento di illuminazione delle Sale Napoleoniche, che si configurano come il nucleo più importante della Pinacoteca, inaugurate da Napoleone nel 1809, è sicuramente tra i progetti più interessanti del 2015. La scelta, condivisa tra Soprintendenza e ERCO, è stata quella di miscelare la luce neutra e quella calda con temperatura colore di 3000/4000 K, attraverso la quale si è riusciti ad ottenere la restituzione del colore, della profondità e della brillantezza delle superfici pittoriche.
 Studio in falsi colori dei livelli di illuminamento nella Sala VIII (cortesia ERCO)
Studio in falsi colori dei livelli di illuminamento nella Sala VIII (cortesia ERCO)

Lo scopo comune è stato quello di valorizzare al massimo il grande patrimonio delle sale con una forte attenzione agli aspetti conservativi delle opere, puntando alla massima fruibilità e godibilità da parte dei visitatori.

Il risultato che ne deriva è un equilibrio perfetto, una luce calibrata che regala ai visitatori il piacere della lettura autentica delle opere e la possibilità di riscoprire i dettagli finora difficilmente leggibili.”

L’ossessione per la qualità e la durata: i requisiti degli apparecchi

Andrea Nava, amministratore delegato di ERCO Italia, ci ha raccontato perché l’azienda ha una vera e propria ossessione nella ricerca e nella selezione dei diodi per i propri apparecchi. Naturalmente stiamo parlando di apparecchi con tecnologia a LED, e di un’azienda che nel suo catalogo non ha ormai più nessun altro tipo di sorgente … Nava ci ha spiegato come nella luce digitale l’affidabilità e la stabilità delle sue caratteristiche nel tempo siano elementi fondamentali, soprattutto in progetti di questo genere.

Un apparecchio di illuminazione montato a 9,5m d’altezza e che ha richiesto decine di ore di prove per essere puntato e regolato, non può avere nessun difetto, sarebbe troppo oneroso in termini pratici e di immagine sostituirlo. Non solo non è accettabile che si spenga, ma dobbiamo essere certi che la resa dei colori sia stabile, non viri con il tempo e che la temperatura di colore sia esattamente quella scelta dal committente.

Per dare profondità cromatica all’opera, i diodi sono stati per questo progetto selezionati in modo maniacale per ottenere valori di CRI elevati, con intervalli di selezione nelle temperature colore molto ristretti. E’ stato inoltre sviluppato un sistema di collimatori brevettato appositamente per la tecnologia LED.

Dettaglio de “La Predica di San Marco ad Alessandria d’Egitto”, che permette di notare l’ottimale resa cromatica del nuovo impianto (cortesia. ERCO)
Dettaglio de “La Predica di San Marco ad Alessandria d’Egitto”, che permette di notare l’ottimale resa cromatica del nuovo impianto (cortesia. ERCO)

Il progetto: dalla carta alle prove

La progettazione illuminotecnica è stata seguita in modo corale dalla Soprintendenza insieme allo staff tecnico di ERCO.

Sono state valutate attentamente le esigenze manifestate dalla Soprintendenza e quale fosse il carico di aspettative legate a questo intervento, e sono state sviluppate una serie decisamente importante di prove e verifiche illuminotecniche in situ, che hanno coinvolto a tempo pieno dal punto di vista logistico lo staff tecnico di ERCO, fianco a fianco con Soprintendenza e con gli storici dell’arte della Pinacoteca, dal momento che la posizione ideale per installare gli apparecchi di illuminazione è risultata trovarsi in prossimità del lucernario a 9,5 m di altezza. Per ogni singola tela, è stato sperimentato il giusto equilibrio di ottiche, potenze e temperature colore.

La soluzione individuata è stata quella di circondare il lucernario centrale con un binario trifase calandrato ad hoc e utilizzare la famiglia di proiettori OPTEC LED nelle taglie con potenza di 8 W e ottica Narrow Spot e da 24 W con ottica Spot. Le verifiche hanno fornito le indicazioni sulle potenze e sulle posizioni dei faretti, mentre la pratica ha definito il progetto.

La scelta della Soprintendenza è stata quella di utilizzare due proiettori, uno con colore di luce Warm White da 3000 K e uno Neutral White da 4000 K e miscelarli direttamente su ciascuna opera.

ERCO ha specificamente studiato e brevettato un sistema a collimatori ottici che sfruttano tutti i lumen emessi dal diodo luminoso e convogliano i fasci verso lenti terziarie che determinano la distribuzione finale della luce: il sistema si chiama Spherolit e consente di adattare la distribuzione luminosa alle caratteristiche e alle dimensioni dell’opera con fasci precisi, dai contorni morbidi e sfumati.

Queste ottiche garantiscono luce proiettata, al contrario dei riflettori tradizionali che offrono solo luce riflessa. Gli apparecchi sono inoltre dotati di un sistema di dimmerazione a bordo che consente la regolazione dell’intensità luminosa in modo da calibrare con precisione i valori di illuminamento.

Per definire il corretto puntamento dei proiettori sono stati utilizzati tre criteri: la geometria delle Sale, la dimensione delle opere e la loro posizione: la scelta conseguente di seguire le prospettive pittoriche con l’illuminazione ha contribuito a sostenere la percezione di profondità propria delle tele.

I lucernari ideati da Pietro Gilardoni fra il 1811 e il 1820 ed il posizionamento dei nuovi apparecchi a LED (cortesia ERCO))
I lucernari ideati da Pietro Gilardoni fra il 1811 e il 1820 ed il posizionamento dei nuovi apparecchi a LED (cortesia ERCO)

La collaborazione tra Erco e la Soprintendenza nella scelta cromatica della luce ha garantito l’eccellenza del risultato, mentre la tecnologia messa in campo e qualità dei prodotti hanno permesso la conservazione delle opere e l’affidabilità dell’intervento negli anni.

Il risultato finale ottenuto è quello di una notevole profondità prospettica, che ha stupito tutti i presenti all’inaugurazione, e che certamente lascerà il segno in tutti i futuri visitatori di queste sale.

(Maria Genoni, progettista e lighting designer, Milano)

 

CARTELLO LAVORI

Pinacoteca di Brera

Intervento di Illuminazione nelle Sale Napoleoniche VIII e IX

Committenza: Soprintendenza Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici

Promotori: Associazione Amici di Brera

Sponsor: ENI Spa

Lighting: ERCO

Progetto elettrico: Ambroelettrica

Inizio lavori: Luglio 2014

Fine lavori: Febbraio 2015

 

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