LED Source

LED 1 – 3 W, “middle power” 0,2 – 0,5 W o COB. Quando una soluzione prevale sull’altra

 

1  LED High Power

Fino a poco tempo fa i LED di potenza da 1 – 3 W   cosiddetti   discreti  rappresentavano l’unico riferimento e oggi restano tecnicamente al vertice delle prestazioni assolute, anche se idonei come noto ad applicazioni più “tecniche”, ad esempio nell’outdoor per la realizzazione degli apparecchi per l’illuminazione stradale (figura 1).

Oggi tuttavia l’offerta di LED si è moltiplicata, con ingenti investimenti da parte dei produttori anche nella tecnologia dei “middle Power” (figura 2) e nei COB (chip on board) (figura 3), che hanno accresciuto le loro prestazioni generali portando le luminosità a valori “adeguati”, leggi >100 Lumen/Watt , anche per i parametri quali la durata che per il lighting dovrebbe essere almeno >35000 ore al 70% della luminosità iniziale. Queste due “nuove” configurazioni danno maggiore flessibilità ai designer nello sviluppo di apparecchi di tipo estetico con ottime soluzioni di illuminazione lineare o a luce diffusa.

2 LED “Middle power”

 

 

3 LED COB (Chip on Board

I COB (Chip on Board) inoltre si stanno affermando per la semplicità d’uso anche per piccole quantità, quando l’incertezza sulle quantità che verranno prodotte non permette la personalizzazione di una scheda o modulo. a scelta del LED da utilizzare dovrà quindi essere tenuta ad un livello superiore, quello del sistema prodotto.

 

Una classificazione in relazione alle applicazioni

4 Utilizzo dei COB in abbinamento a lenti ibride

 

 

 

 

 

 

 

 

Ecco quindi che divisa per applicazione abbozzerei una classificazione macroscopica come di seguito:

1) Utilizzo dei LED di potenza “discreti” dove efficienza, stabilità nel tempo e durata nonché fotometria sono i fattori principali quindi ad esempio apparecchi per illuminazione stradale, per gallerie,  lampade di segnalazione, e per applicazioni anche indoor. Con questo tipo di soluzioni si sfruttano meglio le ottiche in quanto mono DIE e con sorgente luminosa di dimensioni ridotte “puntiforme”. Queste soluzioni sono più stabili in temperatura, quindi è più alta l’efficienza del sistema anche a temperature elevate e di fatto la vita ed il decadimento ( calo di flusso) in relazione alla temperatura di giunzione sono inferiori. Ideali quindi quando l’efficienza è prioritaria.

2) Utilizzo dei “Middle Power” per illuminazione diffusa e lineare come con plafoniere 600 x 600, nella sostituzione dei lineari fluorescenti per illuminazione generale e downlight. Giustamente snobbati fino ad un anno fa, soprattutto in Europa, per effetto delle efficienze basse comparate con i LED di potenza e alle fluorescenti  sono diventati uno dei fenomeni emergenti insieme ai COB nella progettazione delle nuove lampade. Se pure un po’ meno efficienti i Middle Power permettono di ottenere ampie superfici di emissioni con potenze adeguate, come le 600 x 600, dove per illuminare si usano schede LED tipo 270mm x 270mm (4 schede) o tipo 560 mm lineare  (4 o 5 schede) ottenendo due effetti diversi di illuminazione, diffusa o a “righe” a replicare un po’ l’effetto “tubo fluorescente.

3) La praticità dei COB si è invece affermata nel mercato degli Spot, un mercato sicuramente “indefinito” sui numeri, così come per il fatto che hanno risolto l’inestetismo dei “cluster” (multi lente)  grazie all’impiego di riflettori, o più recentemente, per una maggiore qualità di emissione dello spot e ridurre le altezze di posizionamento, in abbinamento a lenti ibride (figura 4). Altezze ridotte permettono di dare al prodotto un profilo più sottile, compatto, consentendo ad esempio con una potenza di 12 W, un flusso luminoso di 1000 lumen, in 35 mm di altezza per un diametro di 120 mm.

In conclusione, nelle scelte del  LED da utilizzare ci sono parametri di cui tenere conto:  1) applicativi: luce tecnica, luce diffusa e lineare o spot; 2) estetici; 3) dimensionali; 4) relativamente al flusso luminoso da ottenere (Lumen) e all’ angolo di emissione dell’apparecchio; 5) relativamente all’efficienza; 6) in relazione al CRI; 7) alla tipologia di installazione ed alle temperature operative.

 (Vincenzo Reda – Universal Science)

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