Milano - Museo del Novecento

L’arte in città

Milano, Museo del Novecento. Primo Piano. La Sala delle Colonne (in evidenza, la sospensione Lanterna di Artemide) (cortesia: Artemide)
Milano, Museo del Novecento. Primo Piano. La Sala delle Colonne (in evidenza, la sospensione Lanterna di Artemide) (cortesia: Artemide)

Un nuovo Museo per Milano, una città che guarda al secolo appena trascorso come protagonista e insieme testimone del nostro tempo, attraverso l’arte e alcuni dei suoi più grandi interpreti

L’idea progettuale

Rifarsi a quell’idea classica e insieme modernissima del progetto del 1938 per il Palazzo dell’Arengario degli arch. Piero Portaluppi, Giovanni Muzio, Pier Giulio Magistretti, Enrico Griffini che voleva per la comunità dei cittadini la possibilità di incontrare l’arte e la storia nel passaggio al pianterreno coperto da volta “…quale una “Loggia dei Lanzi” milanese” doveva voler dire saper rimodulare alla dimensione contemporanea di Milano queste premesse, aprendo gli spazi urbani all’architettura, con gli ingressi diretti al nuovo Museo del 900 dalla metropolitana e da Piazza Duomo.

Il simbolo di questa relazione rinnovata con la città è la forma archetipica di un oggetto domestico e artistico a un tempo per eccellenza, il grande vaso che accoglie cittadini e  turisti nella nuova Casa dell’Arte e che attraversa nel suo disegno volumetrico architettonico i piani dell’edificio, come una presenza che restituisce un senso al misterioso vuoto metafisico racchiuso dalla scatola architettonica dell’edificio. Come in una misteriosa finestra, il vaso svela la prima opera dell’itinerario di visita, il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, dopo un percorso a spirale che dalla metro sotterranea porta fino alla vista panoramica su piazza Duomo.

Una delle opere esposte. Umberto Boccioni, Trittico degli Stati d’Animo – Quelli che vanno (1911) (cortesia: Comune di Milano)
Una delle opere esposte. Umberto Boccioni, Trittico degli Stati d’Animo – Quelli che vanno (1911) (cortesia: Comune di Milano)

Il museo diviene quindi un sismografo di esperienze complesse, un’istituzione che tasta il polso di Milano, accogliendo le voci e le esperienze artistiche della città, mentre l’allestimento è un dispositivo di attivazione dell’opera, un meccanismo in mutamento, capace di proporre al visitatore un continuo avvicendarsi di microstorie, che istituiscono anche nuove relazioni nei contrasti, anche per la forte caratterizzazione di “itinerario urbano” assunta dal percorso di visita.

Milano, Museo del Novecento. Una delle sale espositive al terzo piano. Sono visibili gli apparecchi ad incasso a filo controsoffitto per illuminazione fluorescente (Cielos, di Zumtobel) e alcuni proiettori (Vision, Fosnova) (cortesia: Zumtobel)
Milano, Museo del Novecento. Una delle sale espositive al terzo piano. Sono visibili gli apparecchi ad incasso a filo controsoffitto per illuminazione fluorescente (Cielos, di Zumtobel) e alcuni proiettori (Vision, Fosnova) (cortesia: Zumtobel)

Il Museo: la nuova struttura planivolumetrica

La torre monumentale comprende la maggior parte delle funzioni pubbliche: gli ingressi e i collegamenti con i servizi ospitati sotto il sagrato di Piazza Duomo, con l’accesso alle  linee 3 e 1 della MM, il bookshop, la rampa di risalita, gli spazi di servizio e quelli introduttivi al museo, la caffetteria e il ristorante. All’ultimo livello della torre una grande sala espositiva ospita la collezione permanente di Lucio Fontana (2 sale della superficie complessiva di circa 450 m2). Il corpo centrale dell’edificio, di collegamento tra la torre e la manica lunga, ospita al piano terreno, interamente chiuso da specchiature di vetro strutturale, gli ingressi principali e la biglietteria.

Nell’immagine, l’ultimo livello destinato alle sale espositive e per gli allestimenti (cortesia: Zumtobel)
Nell’immagine, l’ultimo livello destinato alle sale espositive e per gli allestimenti (cortesia: Zumtobe

Ai piani superiori sono collocate le gallerie espositive e i percorsi di collegamento tra il corpo della torre e la manica lunga: quest’ultima, sviluppata su via Marconi, accoglie  le principali gallerie espositive distribuite su quattro livelli fuori terra, nelle quali si articola la collezione permanente. Al primo piano interrato vi sono una sala conferenze e alcune sale didattiche.

Al secondo piano un collegamento aereo permette l’accesso al secondo piano di Palazzo Reale, da cui è possibile accedere sia al percorso espositivo sia alla Sala Archivi con annesse sale informatiche: nella parte espositiva ci sono le sale dell’ Arte cinetica e programmata, della Pittura analitica e dell’Arte Povera. Altre tre sale sono interamente dedicate a Marino Marini e una a  Luciano Fabro.

La spirale di salita dalla quale origina il percorso di visita. Nella rampa, sono installati una serie di incassi (MicroLED, di NordLight – Artemide Group), adattati nelle misure per permetterne l’incasso (cortesia: Artemide)
La spirale di salita dalla quale origina il percorso di visita. Nella rampa, sono installati una serie di incassi (MicroLED, di NordLight – Artemide Group), adattati nelle misure per permetterne l’incasso (cortesia: Artemide)

Il corpo affacciato sul cortile interstiziale e sulla facciata quattrocentesca di Palazzo Reale ospita il principale sistema di risalite automatizzate per il pubblico e per le opere (ascensori panoramici, scale mobili, montacarichi), e una serie di nuove salette espositive che godono, attraverso una grande facciata di vetro strutturale, della visione privilegiata sul fronte storico quattrocentesco. Gli arredi sono costituiti da setti espositivi con finitura in Corian dai colori neutri del bianco e del grigio, così come le basi per le sculture e i pannelli per la comunicazione delle sale espositive. Le finiture alle pareti sono in gesso o in boiserie di tessuto tecnico.

Museo del Novecento. Sezione trasversale di progetto (cortesia: Studio Rota)
Museo del Novecento. Sezione trasversale di progetto (cortesia: Studio Rota)

Le scelte per l’illuminazione

Il progetto illuminotecnico degli spazi  espositivi  e delle aree connettive è stato graduato sulla base delle caratteristiche  degli ambienti museali, della tipologia delle opere esposte e del loro rapporto con il contesto esterno, oltre che per l’interazione con il contributo dato dall’illuminazione naturale, complementare, ma “progettato” in modo integrato alla luce artificiale.

Le scelte progettuali per il percorso di visita alternano spazi nei quali la luce è distribuita in modo omogeneo a momenti nei quali si hanno focalizzazioni dei flussi e soluzioni d’ accento.

Il percorso  a spirale  che introduce all’ ingresso  delle sale utilizza elementi  luminosi che segnano in modo puntuale il ritmo del percorso creando una atmosfera di lieve percezione cromatica.   All’ inizio del percorso espositivo, la Sala delle Colonne – unica preesistenza  architettonica del progetto originario – conferma il suo  ritmo monumentale con  la sequenza  di  grandi lanterne a soffitto che emanano una luce omogeneamente diffusa, verso le opere, le colonne e il soffitto scultoreo in gesso.

Le sale successive utilizzano i più avanzati sistemi  di controllo dell’emissione luminosa con placche diffondenti per lineari fluorescenti controllate da un sistema centralizzato in grado di variare puntualmente le intensita’ luminose e fornire un controllo accurato della regia luminosa (vedi riquadro). Elementi puntuali a sospensione  a luce diretta, individuano alcuni sfondi focali – soprattutto in corrispondenza delle sculture – per valorizzare la materia ed i volumi delle stesse.

Un’immagine del Museo nelle ore serali (cortesia: Zumtobel)
Un’immagine del Museo nelle ore serali (cortesia: Zumtobel)

Una stretta relazione con la città

Qualche domanda alla direttrice del nuovo Museo del Novecento

Abbiamo parlato con la direttrice del Museo del 900, dott.ssa Marina Pugliese, relativamente ai rapporti fra percorso espositivo, scelte dell’allestimento e soluzioni di illuminazione.

Dott.ssa Pugliese come è stata affrontata dal punto di vista dei criteri di allestimento la destinazione d’uso a Museo del 900 dell’ex Arengario?

“…Nel 2000 è stato bandito il concorso per il progetto architettonico del Museo che destinava ad uso espositivo l’Arengario, su decisione dell’allora Assessore Salvatore Carrubba , direttore centrale Alessandra Mottola Molfin e direttore dei Civici Musei Maria Teresa Fiorio. Nel bando di concorso era già inclusa una lista dei capolavori del museo da esporre e fra le altre cose erano già definiti anche input di tipo espositivo come la scelta di partire con Il Quarto Stato”.

Il percorso interno sembra idealmente tendere a recuperare la preoccupazione originaria dei progettisti Portaluppi, Muzio, Magistretti e Griffini, di realizzare uno spazio pubblico civile destinato a far fruire a tutta la cittadinanza i valori dell’arte…

“Possiamo dire che è vero, a partire dal fatto che sulla facciata abbiamo i bassorilievi di Arturo Martini e che ad Arturo Martini abbiamo dedicato una sezione del Museo, quindi posso confermare che la funzione pubblica è effettivamente ripercorsa dalla struttura architettonica dell’edificio, che – ponendosi in una condizione di dialogo continuo  fra interno ed esterno – mette in relazione il Museo con la città”.

Dal punto di vista delle scelte museali, quale tipo di percorso è stato strutturato per le gallerie espositive?

“…Il criterio portante è stato quello della successione cronologica, attraverso l’evidenziazione  dei nuclei monografici relativi ad artisti particolarmente importanti per la storia dell’arte italiana e per la  città di Milano in particolare. Non si è lavorato per sezioni tematiche, ma si è preferito privilegiare la lettura storica, l’importanza dei singoli artisti e la qualità delle opere”.

Quali logiche hanno sotteso le soluzioni messe a punto per i sistemi di illuminazione, relativamente agli itinerari tematici espositivi ed al percorso del  visitatore?

“…Dal punto di vista delle logiche adottate ho condiviso nella sostanza le scelte operate dai progettisti, in quanto l’illuminazione privilegia la soluzione zenitale e quindi un’illuminazione di tipo diffusa naturale.  Personalmente non amo l’illuminazione con proiettori”.

Quale livello di flessibilità è stato pensato per le soluzioni espositive e allestitive, in relazione alla volontà visibile di creare per questo spazio – almeno sulla carta – una rotazione “discreta” delle opere in mostra?

“…Anche se la possibilità di rotazione è implicita, va detto che questo  è un Museo e quindi ha nelle sue scelte fondative l’idea di costituire un percorso definito che durerà nel tempo”.

Assonometria con il progetto della distribuzione planivolumetrica interna (cortesia: Studio Italo Rota)
Assonometria con il progetto della distribuzione planivolumetrica interna (cortesia: Studio Italo Rota)

Il sistema di gestione della luce

Il sistema di gestione Luxmate Litenet  (Zumtobel) è configurato per un controllo della funzione temporale nella gestione orari, è dotato di richiamo orario per alcune situazioni scenografiche su tutte le sale espositive, della possibilità di controllo per ogni singolo apparecchio d’emergenza (stato lampada, durata batteria, ecc.), provvede alla gestione DMX delle facciate esterne tramite modulo moduli dali-dmx oltre che alle scene statiche e dinamiche del cactus.

E’ corredato di richiamo di percorso notturno tramite orario o pulsanti, di controllo remoto, con lo stato di ogni singolo apparecchio tramite software Insite, con la possibilità di modificare le scene a proprio piacimento. Con questa configurazione, ogni singolo piano è in comunicazione con il server centrale tramite rete Lan. In futuro , si avrà inoltre la possibilità di visualizzare ogni singolo apparecchio su una superfice grafica.

(Massimo Maria Villa)

Cartello Lavori

Museo del Novecento – Milano

Progetto di concorso ed esecutivo – Gruppo Rota: arch. Italo Rota (capogruppo), Emmanuele Auxilia, Fabio Fornasari, Paolo Montanari

Consulente  Interior Design: arch. Alessandro Pedretti

Direzione artistica e realizzazione: arch.tti Italo Rota e Fabio Fornasari

Responsabile interni e illuminazione: arch. Alessandro Pedretti

Collaboratori: Andrea Bolla, Riccardo Balzarotti, Stefano Conforti, Francesca Ettorre, Carlo Ferrari, Francesca Grassi, Yasuhiro Kikuoka, Alessandro Longo, Davor Popovic, Laura Svanoni

Localizzazione: Arengario, Piazza del Duomo, Milano

Superficie complessiva: 8000 m2 (di cui 570 m2 di Archivi del Novecento al secondo piano del Palazzo Reale)

Superficie espositiva: 6000 m2 su quattro piani (di cui circa 1500 m2 al secondo piano del Palazzo Reale) con spazi interamente espositivi per un totale di 400 opere

Cliente: Comune di Milano

Data realizzazione: 2002 – 2010 (inaugurazione 5 dicembre 2010)

Costo: 25.000.000 €

 

Elementi architettonici e tipologie apparecchi

Per la rampa di ingresso: apparecchi ad incasso Panos a LED (Zumtobel),  + apparecchi a LED RGB

Sala delle Colonne:  apparecchi a disegno, sospensioni Lanterna (Artemide), illuminazione di tipo fluorescente

Per le sale espositive: apparecchi ad incasso a filo controsoffitto per illuminazione fluorescente Cielos (Zumtobel),  elementi a luce puntuale, proiettori Vision (Fosnova)

Luci addizionali, spazi di percorso e connettivi:  elementi lineari tipo C2 (Viabizzuno)

Sistema di controllo della luce: DALI – DMX  (Zumtobel)

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