La precisione emotiva

 

Patrick Woodroffe
Patrick Woodroffe

Un nostro incontro a Roma con uno dei più importanti lighting designer della scena mondiale

Il lighting designer inglese Patrick Woodroffe cresce fra Singapore e la Germania e inizia alla metà degli anni ’70 la sua carriera nell’ambito delle band del rock and roll europeo.

Nel 1980 opera negli Stati Uniti con artisti come Cher, Donna Summer, Rod Stewart, Earth Wind & Fire, curando il concerto degli Abba al Budokan di Tokyo.

Gli anni ’80 sono gli anni delle collaborazioni con quasi tutti i più importanti nomi della scena pop e rock, come Police, Take That, Peter Gabriel, Elton John, Roger Waters, Freddie Mercury, Stevie Wonder, Genesis o Bee Gees.

Il lighting design per il tour dei Take That (2009) (courtesy: Dave Hogan)
Il lighting design per il tour dei Take That (2009) (courtesy: Dave Hogan)

In quegli stessi anni inizia anche la sua collaborazione tutt’ora in essere come lighting designer e show director con i Rolling Stones e l’attività di Woodroffe inizia ad allargarsi all’opera lirica – illumina ad esempio il Trovatore diretto da Robert Carsen, al Festival di Bregenz – ed al balletto, oltre che all’illuminazione per eventi, come il Festival del Cinema di Cannes.

Oltre ad un intensa attività per il teatro, fra la fine degli anni ’90 e nel corso degli anni 2000 si sviluppa anche l’attività di Woodroffe come lighting designer per installazioni di luce temporanea, illuminazione architetturale e outdoor, come quelle realizzate per il River Cafè a Londra, o per i Giardini di Buckingham Palace per il concerto dedicato al Giubileo della Regina (2002).

Nel 2000 illumina il Light Clock per il Millennium Dome, mentre nel 2009 si occupa del lightscape per l’illuminazione dinamica delle facciate della Somerset House sempre a Londra.

Londra, Somerset House (2009) (courtesy: MDG)
Londra, Somerset House (2009) (courtesy: MDG)

Nell’ambito del lavoro per il cinema e per la televisione, fra i suoi lavori è da ricordare la collaborazione con il Cirque du Soleil (“Quidam” e “Alegria”) per la trasposizione cinematografica dei due spettacoli, e nel 2009 la collaborazione con il regista Kenny Ortega per “High School Musical 3” e per il film dedicato all’ultimo tour incompiuto di Michael Jackson, “This is it”.

Nel 2012 Woodroffe realizza con la regia televisiva di Danny Boyle la cerimonia di apertura e di chiusura dei Giochi Olimpici 2012 di Londra, utilizzando fra le altre tecnologie anche 80.000 schermi LED  concepiti come un unico schermo video gigante, a ribadire come la linea di confine fra luce e video sia ormai abbastanza ristretta…

L’occasione dell’incontro ci è stata offerta dal seminario di illuminazione scenografica e conferenza di Woodroffe “Illuminando le Star” che Clay Paky ha organizzato a Roma presso l’Auditorium Antonianum – e che ha visto fra i media partner anche la nostra rivista.

“Illuminando Le Star”, Roma. La sala dell’Auditorium Antonianum attrezzata per il seminario di Woodroffe da Clay Paky in una delle fasi iniziali dell’incontro
“Illuminando Le Star”, Roma. La sala dell’Auditorium Antonianum attrezzata per il seminario di Woodroffe da Clay Paky in una delle fasi iniziali dell’incontro

La forma della luce

L’impressione che si ha conoscendo Woodroffe è quella di trovarsi di fronte ad un professionista molto attento, che sfrutta le possibilità offerte dalla tecnologia ponendo una grandissima attenzione alle fasi della progettazione del lavoro e alle opportunità specifiche proprie all’utilizzo della luce dinamica: l’obiettivo sembra essere sempre quello della massima precisione e di un’elegante ricerca formale nell’emissione luminosa; il colore appare controllato e non è mai eccessivo.

L’approccio nei confronti degli artisti con i quali hai lavorato mi sembra sia sempre stato molto sartoriale, simile cioè a quello degli stilisti nel fashion design, con un’idea di precisione emotiva che la luce deve in qualche modo sempre avere. E’ un’interpretazione corretta?

“Per capire questo bisogna soltanto partire dal capire che questo è il migliore lavoro al mondo. La cosa veramente importante per me è quella di interpretare una musica, un concerto, un’opera, uno spettacolo teatrale, una festa “attraverso” la luce, questo per me è il concetto fondamentale, l’interpretazione attraverso le luci e quindi – in risposta alla domanda – bisogna dire che alcune discipline sono molto rigide, come l’opera o gli spettacoli teatrali, mentre la musica è molto più soggettiva, e permette molta più flessibilità..”.

Il rapporto fra tecnologia e creatività è uno dei temi chiave dell’attività di Woodroffe come lighting designer, e questo rapporto deve modularsi attraverso la sistematica adozione di un metodo di lavoro che vuole un mix di disciplina, professionalità e corretto utilizzo delle tecnologie: la creatività per Woodroffe rappresenta quindi il momento nel quale tutta la propria progettualità viene messa alla prova.

“La vita è magia”

In un lavoro corale di grande respiro, dove c’è la necessità di seguire e coordinare il movimento di un numero elevato di persone – come è stato ad esempio per la diretta televisiva realizzata per le Olimpiadi di Londra 2012 – diventa così fondamentale rendere efficace al massimo il livello di interazione e comunicazione con i diversi collaboratori e programmatori coinvolti nella realizzazione pratica del disegno luci.

Olimpiadi 2012, Londra. Un momento della cerimonia di apertura dei Giochi (cortesia photo: Pawel Kopczynski – Reuters)
Olimpiadi 2012, Londra. Un momento della cerimonia di apertura dei Giochi (cortesia photo: Pawel Kopczynski – Reuters)

“Credo che tutto stia nel capire le persone e quelle che sono le loro paure e i loro desideri: è sempre positivo incoraggiare le persone, dal regista al programmatore che cerca di trasmetterti il suo lavoro migliore o l’artista stesso che è molto insicuro e al quale bisogna dare forza..”.

E una testimonianza di questa attenzione e vicinanza che il lighting designer inglese sente come essenziale ai fini di una piena realizzazione del proprio lavoro è stata riportata da Woodroffe nel racconto del diario di lavoro con Michael Jackson per “This is it!”, dove – a fronte delle manifestazioni di discontinuità e fragilità e alle insicurezze di questo grandissimo artista – il lighting designer abbia sempre ricordato al regista e a tutto il gruppo di lavoro la necessità di comprendere il lavoro emotivo di un artista come Michael, per il quale “..la vita è magia”.

Nel corso dell’incontro, Woodroffe ha parlato a lungo anche del lavoro sviluppato per l’ultimo tour “This is it” di Michael Jackson (cortesia: Clay Paky
Nel corso dell’incontro, Woodroffe ha parlato a lungo anche del lavoro sviluppato per l’ultimo tour “This is it” di Michael Jackson (cortesia: Clay Paky

Gli elementi della scena luminosa

L’esercitazione interattiva dal vero con la realizzazione di una sequenza luci, costruendo la scena luminosa dal vivo partendo da un pezzo dei Negramaro – utilizzando i diversi apparecchi messi a disposizione da Clay Paky per l’occasione, fra cui i nuovi Sharpy – si è rilevata una davvero utile e interessante operazione di progettazione in diretta che ha concluso i lavori della giornata di Roma, che ha permesso di approfondire altri aspetti relativi alla metodologia di lavoro, per quanto riguarda i processi del lighting design: un tipo di attività che oggi non può più prescindere dall’utilizzo dei testamobile, come ci ha anche ribadito Patrick.

Qual è stata l’innovazione tecnica nella tua esperienza di progettista che ha contribuito in modo più determinante a cambiare il tuo lavoro e conseguentemente a ciò cosa ha contribuito a cambiare più di tutto la nostra percezione di fruitori/spettatori?

“Penso che da entrambi i punti di vista si tratti della luce mobile, subito seguita dalla semplicità del controllo, però questo secondo aspetto la gente non lo può capire perché non lo vede. Ritengo che un grosso passo avanti sarebbe proprio nel migliorare i sistemi di controllo, ovvero la nostra possibilità di interagire in tempo reale con gli scenari per modificarli…”.

(Massimo Maria Villa)

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