Milano & Leonardo

La nuova luce per il “Cenacolo”

 

Leonardo da Vinci, “Ultima Cena”
Leonardo da Vinci, “Ultima Cena”

L’Ultima Cena” di Leonardo da Vinci a Milano: se ne parla da 500 anni circa, è un capolavoro di tale fama e bellezza che affrontarlo crea sempre qualche imbarazzo. Centinaia di testi, film e racconti sono legati a quest’opera, ma come è oggi forse non l’avete mai vista…

Nell’anno di Expo, e nell’Anno Internazionale della Luce, un delicato lavoro portato avanti da iGuzzini e dall’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, e via via supportato dalle competenze di una commissione di storici dell’arte, architetti e restauratori, impegnate da molti anni nell’azione di tutela del dipinto, ha permesso di regalare a Milano e al mondo una nuova luce per quest’opera straordinaria.

La nuova illuminazione: una lettura dei significati artistici

Scopriamo allora il nuovo progetto di illuminazione con la collaborazione di chi lo ha realizzato, guardandolo da tutti i punti di vista: artistico, tecnico e conservativo.

Sandrina Bandera, Direttore del Polo museale regionale della Lombardia, ci ha raccontato che cos’è e cosa significa il Cenacolo. “…Nel decennio che precede il Cenacolo, Leonardo esegue la Vergine delle Rocce, lavora per gli Sforza come architetto di corte, esegue una serie di straordinari ritratti, ma non si era mai cimentato nell’esecuzione di un’opera così grande e impegnativa dal punto di vista dello spazio. Come mai prima qui si ritrova ad affrontare la rappresentazione dello spazio – il grande protagonista, insieme al dialogo degli Apostoli – di tutta la scena dell’Ultima Cena.

La prima cosa che fa effetto negli osservatori è il dilatarsi dello spazio, questo refettorio che si allarga e coinvolge uno spazio di fondo tanto che è lecito domandarsi quanti metri dista la figura di Cristo dal suo fondale. Perché questo spazio si dilata? Grazie ad una visione prospettica, alla scelta di un calibro superiore a quello umano nelle figure, e grazie ad una intelligentissima stesura cromatica, che – come mai nella pittura prima – sa rendere la rappresentazione dello sfumato, del pulviscolo, che entra in gioco insieme alla visione geometrica pura della prospettiva.

Nondimeno Leonardo affronta in quest’opera una sua nuova straordinaria invenzione che qui arriva ad una dimensione corale: la rappresentazione degli affetti. Non quella della singola figura, come nei suoi ritratti straordinari, ma quella di un insieme di figure che parlano, dialogano, entrano in un gioco di conversazione, per la qual cosa Leonardo usa tutte le sue conoscenze, anche gli strumenti dell’acustica.

Leonardo aveva studiato che ogni dialogo è possibile solo a gruppi di tre, altrimenti le figure non si capiscono: qui sviluppa allora uno schema di figure “tre per tre”, non isolate le unedalle altre, ma in un dialogo per cui ognuna di loro è anche l’inizio di un modulo di tre che si allarga e dilata la scena.

Dal punto di vista tecnico il Cenacolo è una sperimentazione incredibile. Con una pittura murale Leonardo voleva rendere quegli effetti di rappresentazione della luce che i fiamminghi cominciavano ad importare in Italia. La luce è punto di riferimento costante di Leonardo, è la sua ricerca continua, e l’Ultima Cena è uno dei riferimenti assoluti della storia dell’arte di tutti i tempi.”

La nuova illuminazione: una lettura degli aspetti tecnici

Con un occhio più consapevole guardiamo ora il progetto di illuminazione da un punto di vista puramente tecnico. L’obiettivo era ottenere qui un sistema di luce omogeneo e non invasivo, che facilitasse la conoscenza dell’opera, evidenziando ogni dettaglio di quanto pervenutoci dell’originale leonardesco.

L’illuminazione precedente prevedeva un sistema di fluorescenti lineari disposte su tre file, con temperatura mista 3000/4000K, e con il supporto di lampade alogene a riflettore AR111.

La luce naturale, ad incandescenza e le sorgenti a fiamma presentano tutte una forte emissione in tutto il range dei rossi, mentre i comuni LED in commercio abbattono quasi completamente la loro emissione a 680 nm circa, limitando la risposta spettrale sui colori naturali che invece esprimono la loro caratterizzazione cromatica proprio in questa specifica regione del visibile. Per questo i  LED COB utilizzati per illuminare l’Ultima Cena sono dotati di uno spettro continuo, con una buona presenza di radiazioni del blu e un’ampia esistenza di tonalità di luce calda.

La temperatura colore è di 3400 K. I proiettori sono stati dotati di flap direzionali per delimitare con precisione il fascio luminoso e di ottica con lente Fresnel per allargarlo, al fine di ottenere una distribuzione perfettamente omogenea sull’area del dipinto.

Alla fine delle prove per la nuova illuminazione dell’Ultima Cena si è voluto effettuare un confronto diretto tra le due soluzioni e l’arricchimento cromatico e percettivo del nuovo impianto è risultato evidente.

È molto probabile che il differente regime di risposta fisica del colore osservato sia spiegabile in una variazione consistente di alcuni parametri, quali il contrasto cromatico, la saturazione del colore percepito e l’estensione della gamma cromatica restituita dalla superficie pittorica.

La nuova illuminazione: una lettura sul piano della conservazione

La nuova luce consente non solo una migliore e più efficace lettura dell’opera, ma ne migliora anche le condizioni di conservazione, che – per la delicatezza della superficie pittorica – è di fondamentale importanza.

Ne parliamo con Fabio Aramini, responsabile delle Sezione Fotometria del Laboratorio di Fisica dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, che ha studiato in modo approfondito la situazione del Cenacolo.

Una serie di immagini per presentare i differenti rilievi fotometrici effettuati sull’opera
Una serie di immagini (a,b) per presentare i differenti rilievi fotometrici effettuati sull’opera
Una serie di immagini per presentare i differenti rilievi fotometrici effettuati sull’opera
Immagine (a)

Sappiamo che il test termico comparativo indica che gli apparecchi Palco che illuminano l’Ultima Cena risultano più freddi del blocco di plafoniere fluorescenti precedentemente in uso (almeno 4°C in meno).

I moti convettivi generati in prossimità del dipinto risultano quindi di gran lunga più contenuti tenendo conto anche del fatto che la massa radiante complessiva delle sorgenti risulta nettamente  inferiore (con un passaggio da 3400W/h a 570W/h).

Immagine (b)
Immagine (b)

Fabio Aramini ci dice come l’intervento si sia in tal senso allineato alle più aggiornate direttive “…La nuova normativa  europea  UNI CEN/TS16163 sostanzialmente recepisce la Harrison’s Damage function adottata nella norma CIE 157/2004.

Questo comporta l’introduzione, nella normativa sulla protezione delle superfici fotosensibili, del concetto di danno relativo: l’esposizione consentita viene determinata  in funzione della diversa attitudine delle varie lunghezze d’onda che compongono la luce nel produrre effetti di fotoevanescenza. Nel nostro caso, per l’utilizzo di sorgenti fluorescenti a tono bianco freddo (quella adottate dal precedente impianto del 1997), la nuova normativa europea  prevede una riduzione della dose di luce annua del 15÷20%: l’attuale orario di visita del Cenacolo già comporta il raggiungimento del tetto di dose annua consentita, e tutto ciò avrebbe determinato una riduzione del numero di visitatori ai quali è consentito l’accesso, per di più in concomitanza con un aumento della richiesta.

Leonardo da Vinci, “Ultima Cena”. Un’immagine della nuova illuminazione
Leonardo da Vinci, “Ultima Cena”. Un’immagine della nuova illuminazione

Con l’utilizzo di LED a tono caldo a 3400 K invece è consentita la possibilità di un incremento della dose di luce annua che oscilla tra il 15 ed il 20%, rispetto ai limiti normativi adottati in precedenza.

Cosa significa in termini di fruibilità dell’opera? Un incremento di un’ora e mezza al giorno dell’orario di apertura (che comporta il 15% di dose di luce annua in più) corrisponde alla possibilità di far accedere 6 turni di 30 persone (15 minuti di visita): ovvero la possibilità di estendere l’accesso a circa 55.000 visitatori ogni anno.

Gestire correttamente un museo richiede la costante attenzione ad un elevato numero di parametri fisico-chimici. Ovviamente oltre alle ripercussioni sulla dose di luce e sulla stabilità termo igrometrica all’interno alla sala, questi provvedimenti comportano ripercussioni sia sui valori di anidride carbonica registrati all’interno della sala (nella composizione dell’atmosfera di Milano si registrano valori più alti rispetto ad altre città), sia sulla presenza di polveri sospese in aria inevitabilmente introdotte dai visitatori: purtroppo l’esperienza ci dice che si depositano in modo preferenziale proprio sulla superficie del dipinto.

Nel corso di prove di estensione degli orari di apertura (attualmente in corso) verranno effettuate tutte le valutazioni su questi aspetti, analizzando i dati rilevati dal sofisticato apparato di monitoraggio ambientale del quale è dotato il Refettorio.”

L’intervento realizzato non si è limitato alla realizzazione della nuova illuminazione dell’ “Ultima Cena”, ma ha interessato l’intero refettorio. L’Ultima Cena e la grande scena coeva della “Crocifissione” di Donato Montorfano rappresentata sulla parete opposta non appaiono quindi come fondali disgiunti dal contesto, ma opere capaci di relazionarsi l’una con l’altra e con l’intero spazio architettonico, non a caso caratterizzato dalla poderosa prospettiva dipinta da Leonardo.

(Maria Genoni, progettista – Milano)

 

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