La nostra auto come il luogo di un racconto

 

arch. Carlotta de Bevilacqua (photo Paolo Bernardi)

Non progettiamo automobili ma la nostra riflessione come progettisti e costruttori di soluzioni di illuminazione nasce dall’aver lavorato su questo tema: la luce ha una casa comune anche all’interno dell’auto e noi abbiamo lavorato a fondo su questa relazione, ben consapevoli che sostanzialmente la rivoluzione legata all’optoelettronica e all’avvento del LED ha permesso una visione progettuale nuova, basata su dispositivi miniaturizzati, integrata e ricca di inedite soluzioni di gestione.

Siamo ora in grado da un lato a gestire la luce e a proporla all’interno dell’auto con nuove qualità dal punto di vista percettivo, delle modalità di controllo e di comfort visivo, in quanto è cresciuta la precisione delle soluzioni di controllo e la possibilità di essere autori in prima persona degli scenari di luce. Tutto questo dal punto di vista dell’utente è molto importante perché questi incontra per la prima volta la possibilità di essere ‘seguito’ anche fuori dall’auto dalla luce che desidera.

Tutti gli apparecchi di illuminazione nei luoghi di lavoro una volta erano lineari, mentre l’illuminazione domestica si riconduceva all’uso delle sorgenti a incandescenza e alle alogene. I LED hanno annullato questa separazione rendendo possibile l’utilizzo di soluzioni trasversali per le differenti applicazioni nello spazio, assicurando una luce più emozionale nello spazio di lavoro e a un tempo più performance visive nello spazio domestico.

Ritornando al progetto di nuovi concept per il mondo dell’automotive, stiamo sempre di più lavorando per progettare soluzioni in tre aree distinte: la prima è quella funzionale, area che le nuove tecnologie hanno svuotato e poi ribaltato in termini di senso (fino a qualche tempo fa, chi accendeva la luce interna di cortesia restava abbagliato, mentre oggi puoi fare riferimento a funzioni di accoglienza, attenzione e accessibilità esterna differenziate).

La seconda area è quella dell’interazione, in quanto oggi nell’automotive si riesce a trasformare un’auto in un luogo che ha la sua identità all’interno come all’esterno, con soluzioni di gestione molto evolute che ti permettono un utilizzo sempre più qualitativo del fenomeno luminoso. La terza area di sviluppo è quella legata al controllo della luce, in quanto oggi un’ampia gamma di sensori mi danno la possibilità di trasformare l’auto all’esterno e poi all’interno anche rispetto al confort, dando alla luce anche un compito di experience.

Possiamo lavorare in modo differente e articolato su differenti parametri, e uno di questi è il viaggio, che di giorno o di notte può proporre attraverso la luce un diverso supporto al paesaggio, e/o attraverso il colore la visione del proprio stato d’animo, o ancora – mediante il filtro di un tetto luminoso a LED – sostenere le differenti condizioni interne psicologiche degli occupanti del veicolo rispetto alla situazione esterna.

L’utilizzo della APP con il sistema “Ameluna” permette ad ognuno di scegliere la propria condizione relativamente al tempo, al ritmo, al colore: la luce può trasformare l’automobile in un luogo inaspettato, in un racconto e la nostra partnership con Il Centro Stile Mercedes Benz è qualcosa di fortemente evolutivo: dietro al progetto della APP c’è l’idea che ogni singolo utente possa creare scenari personali e/o collettivi, anche separando la gestione della singola lampada all’interno del gruppo, variando continuamente lo scenario che si trova davanti, come un “oggetto emotivo” che parla al cuore delle persone.

arch. Carlotta de Bevilacqua, designer – Vice Presidente Artemide e Presidente Danese, Milano

 

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