Con la nanotecnologia, il computer usa luce e suono

(Credit photo: K. Balram/K. Srinivasan/NIST)
(Credit photo: K. Balram/K. Srinivasan/NIST)

L’Istituto americano Nist (National Institute of Standards and Technology), ha messo a punto un nuovo circuito “piezo-optomeccanico” in grado di convertire segnali ottici, acustici e onde radio: capace di consentire ai device di prossima generazione di trattare informazioni molto complesse e diversificate, memorizzando le informazioni sfruttando luce e suoni.

E’ stato possibile realizzare il cuore del circuito grazie alle nanotecnologie: la sua architettura è definita da una sorta di minuscolo fascio luminoso nel quale sono scavate delle cavità che funzionano come una galleria degli specchi per le particelle di luce (fotoni); nella stessa area vengono imprigionate anche le particelle acustiche (fononi), che interagendo con quelle luminose danno luogo allo scambio delle informazioni, convertendo i segnali da un sistema all’altro.

La luce ha il vantaggio di veicolare molte informazioni senza interferenze con l’ambiente e senza accumulare calore, ma non può ritenere le informazioni per lunghi periodi, cosa che invece è possibile fare con le onde acustiche già utilizzate nelle comunicazioni wireless.

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