La luce è il futuro dello spazio

Lucio Fontana, ‘Ambiente spaziale a luce nera’, (1948-49/2017), veduta dell’installazione in Pirelli HangarBicocca, Milano, 2017 (Courtesy: Pirelli HangarBicocca, Milano – ©Fondazione Lucio Fontana) (foto: Agostino Osio)

Una grande mostra a Milano presso Pirelli HangarBicocca presenta il lavoro rivoluzionario e profetico di un artista che per primo ha esplorato la relazione fra luce, tempo e spazio, progettando l’architettura della quarta dimensione e anticipando la nostra contemporaneità con l’esperienza di una simultaneità condivisa della percezione, molto prima del digitale o della realtà aumentata

Il grande pregio della mostra “Lucio Fontana – Ambienti/Environments” che i curatori Marina Pugliese, Barbara Ferriani con il direttore artistico di Pirelli HangarBicocca Vicente Todolì hanno allestito a Milano, in collaborazione con la Fondazione Lucio Fontana, è quello di una superlativa ricostruzione e in questa forma inedita riproposizione delle diverse ‘opere ambientali’ realizzate dall’artista a partire dagli anni ‘40, ricostruzione che ha evidenziato per la prima volta a fondo le scelte qualitative e le tecniche adottate da Fontana, soprattutto sul versante dell’ingrediente ‘luce’.

Dalla Materia ad un nuovo spazio della visione

Fontana sperimenta a partire dagli anni ‘30 nell’ambito del gruppo degli astrattisti lombardi (Magnelli, Soldati, Licini) le sue ricerche come scultore, ma è nel 1946 con il ‘Manifesto Blanco’, il primo manifesto dello Spazialismo, dove codifica come “arte maggiore” il superamento della Materia che da quel momento in avanti caratterizzerà tutte le forme della sua produzione, dai ‘tagli’ sulle tele fino alle ‘Attese’ degli anni ‘60.

Nel 1948 la luce diventa la tecnica più importante per l’artista per aprire alla percezione di un nuovo spazio, con il fregio scultoreo in mosaico e ceramica (‘Battaglia’) dipinto con vernice fluorescente e illuminato con lampade di Wood realizzato per il Cinema Arlecchino a Milano, o nel 1949 con l’ “Ambiente Spaziale a luce nera” per la Galleria del Naviglio a Milano, uno degli ambienti ricostruiti e riproposti dalla mostra.

Il percorso della mostra

Il visitatore potrà così oggi compiere un’esperienza ‘immersiva’ totale nell’arte di Fontana lungo la Navata di Pirelli Hangar Bicocca, dove troverà in ordine cronologico, dal 1949 al 1968 (anno di scomparsa delll’artista) i nove ‘Ambienti spaziali’ accuratamente ricostruiti in base alle loro misure ed elementi compositivi originari, e i due allestimenti realizzati dall’artista, rispettivamente, nel 1951 per la IX Triennale di Milano e per l’esposizione internazionale ‘Italia ‘61’ a Torino, che aprono e chiudono il percorso.

Lucio Fontana, ‘Struttura al neon per la IX Triennale di Milano’, (1951/2017), veduta dell’installazione in Pirelli HangarBicocca, Milano, 2017 (Courtesy: Pirelli HangarBicocca, Milano – ©Fondazione Lucio Fontana) (foto: Agostino Osio)
Lucio Fontana, ‘Fonti di energia’, soffitto al neon per “Italia 61”, a Torino, (1961/2017), veduta dell’installazione in Pirelli HangarBicocca, Milano, 2017 (Courtesy Pirelli HangarBicocca, Milano – ©Fondazione Lucio Fontana) (foto: Agostino Osio)

Tutte queste opere hanno come comune denominatore la presenza della luce (neon, luce nera con lampade di Wood, vernici fluorescenti fotosensibili alla proiezione di luce di Wood) quale fattore scatenante della nostra percezione sensibile all’esperienza dello spazio, e la novità assoluta ancora oggi è nel nostro dubbio di consapevolezza che nasce dal confronto inatteso e assolutamente contemporaneo con questa forma di ‘realtà aumentata’ ante litteram (un esempio su tutti, con l’Ambiente Spaziale – “Utopie”, realizzato con Nanda Vigo nel 1964 per la XIII Triennale di Milano).

Lucio Fontana in collaborazione con Nanda Vigo, ‘Ambiente spaziale: “Utopie”, nella XIII Triennale di Milano’, (1964/2017), veduta dell’installazione in Pirelli HangarBicocca, Milano, 2017 (Courtesy Archivio Nanda Vigo e Pirelli HangarBicocca, Milano – ©Fondazione Lucio Fontana) (foto: Agostino Osio)
Lucio Fontana, ‘Ambiente spaziale’, (1967/2017), veduta dell’installazione in Pirelli HangarBicocca, Milano, 2017 (Courtesy Pirelli HangarBicocca, Milano – ©Fondazione Lucio Fontana) (foto: Agostino Osio)

Fontana e la luce

Ma in che modo hanno lavorato i curatori per realizzare con così grande efficacia le ‘ricostruzioni’ di questi ambienti e come hanno operato per recuperare le tecniche del Maestro a riguardo dell’uso della luce?

Abbiamo parlato di questo con una delle curatrici, la restauratrice Barbara Ferriani.

Il lavoro sviluppato per questa ricostruzione degli Ambienti Spaziali – che appare essere ad oggi la più completa – parte da lontano.È possibile ripercorrere in breve le tappe storiche principali di questa ricerca per i nostri lettori?

“Partendo dall’approfondita ricerca documentaria eseguita tra il 2009 e il 2013 da Marina Pugliese durante il suo dottorato di ricerca, ci siamo interrogate se fosse possibile riproporre non solo gli ambienti distrutti ma anche quelli ricostruiti nel passato, con un approccio filologico in grado di restituirne il contesto originale e l’aspetto materiale.

L’attenzione dei pubblicisti e degli studiosi si era focalizzata principalmente sull’idea e sulla percezione del delle opere, ma poca attenzione era stata prestata alla loro materialità. Si rendeva quindi necessario aggiornare lo stato degli studi non solo per rileggere le fonti già a disposizione con un angolo visuale diverso, ma anche per rivedere i documenti conservati negli archivi storici alla ricerca di tutti gli indizi in grado di fornire indicazioni più specifiche.

Il lavoro di ricerca è poi confluito nel progetto di mostra che Vicente Todolí ha recepito e voluto in Pirelli HangarBicocca. La mostra è dunque il frutto del lavoro e dell’esperienza di tre curatori”

Vorrei approfondire il tema del rapporto fra le scelte tecniche in materia di luce compiute dal Maestro e le modalità poi utilizzate da Fontana nell’inserirle come ingrediente nelle opere. Quali erano le sue passioni personali a proposito di tecnologia della luce ed i suoi desiderata in relazione all’uso della luce come materiale artistico?

Lucio Fontana inizia ad utilizzare la luce come medium artistico alla fine degli anni ‘40 per opere ambientali realizzate in collaborazione con architetti, quali Baldessari e Borsani. Lo utilizza come “segno luminoso” per la prima volta nella ‘Struttura al neon’ (1951) per lo Scalone d’Onore della Triennale di Milano, un arabesco luminoso di oltre 100 metri di tubi a cristallo al neon bianchi, e successivamente in numerose altre occasioni.

Sfrutta però anche l’effetto delle luci indirette, della retroilluminazione, della luce radente e, non ultimo, della luce di Wood. Quest’ultima era stata utilizzata fin dagli inizi degli anni ‘30 per insegne luminose e adottata in campo artistico per le scenografie di balletti e spettacoli. Fontana, come sempre precursore, la utilizza già nel 1948 per la ‘Battaglia’ esposta sotto lo schermo del Cinema Arlecchino e poi nel 1949 per il suo primo ambiente, l’’Ambiente spaziale a luce nera’, ora esposto in Pirelli HangarBicocca”.

Sempre a proposito di sorgenti luminose, come avete proceduto per ricostruire per la mostra dove non più esistenti le soluzioni adottate da Fontana?

“Il confronto tra la documentazione raccolta ‘Struttura al neon’ del 1951 realizza un modello in filo metallico e un rilievo 1.10; per ‘Fonti di Energia’, soffitto di neon per “Italia 61”, un modello ligneo in cui l’andamento e la disposizione dei neon è indicata mediante fili di ferro. Grazie a rilievi fotogrammetrici e rilievi tridimensionali è stato possibile, in assenza di progetti esecutivi, ritrovare le dimensioni e la collocazione spaziale di tutti gli elementi luminosi”.

Gli ‘Ambienti’ sono unicum polimaterici, dove la componente luce, dal punto di vista tecnico e visivo, si interfaccia in modo calibrato con differenti pigmenti e con altri materiali percettivamente nuovi e utilizzati in modo teatrale e misterioso per il fruitore che ne fa esperienza. Come avete lavorato sul piano della restituzione al pubblico nel ricomporre e ricreare la relazione fra questi diversi elementi?

“L’esame di ogni piccolo dettaglio ci ha permesso di verificare non solo le dimensioni generali, ma anche i rapporti interni tra gli elementi, le loro misure e il loro posizionamento nello spazio. È stato inoltre possibile, in alcuni casi, individuare la tipologia dei materiali impiegati o accertare l’utilizzo di tessuti, rivestimenti o finiture a pittura, determinandone la partitura e le misure, oppure risalire alle tecniche di costruzione e assemblaggio degli elementi interni.

Le caratteristiche di assorbimento e riflessione della luce di una superficie dipinta rispetto a un rivestimento in stoffa o in carta, l’intensità e le disposizioni delle fonti luminose, siano esse medium artistico o elemento contestuale, la texture di un tessuto, la peculiarità di un materiale che doveva indurre particolari esperienze percettive sono infatti a nostro avviso di fondamentale importanza per una corretta restituzione al pubblico degli ambienti originali: in alcuni casi anche il cambiamento di uno soltanto di questi elementi può alterare notevolmente i rapporti interni e la percezione dell’insieme”.

(Massimo Maria Villa)

LE OPERE IN MOSTRA

Struttura al neon per la IX Triennale di Milano (1951)

Ambiente spaziale a luce nera (1948-1949)

Ambiente spaziale: “Utopie”, nella XIII Triennale di Milano (1964), in collaborazione con Nanda Vigo Ambiente spaziale, 1966

Ambiente spaziale, 1967

Ambiente spaziale con neon, 1967

Ambiente spaziale a luce rossa, 1967

Ambiente spaziale, 1967

Ambiente spaziale in Documenta 4, a Kassel (1968)

Fonti di Energia, soffitto al neon per “Italia ‘61” a Torino (1961)

LUCIO FONTANA – “AMBIENTI/ ENVIRONMENTS”

Location: Pirelli HangarBicocca

A cura di Marina Pugliese, Barbara Ferriani e Vicente Todolí In collaborazione con Fondazione Lucio Fontana

Le due co-curatrici Marina Pugliese e Barbara Ferriani (Courtesy Pirelli HangarBicocca, Milano) (foto: Lorenzo Palmieri)

Dal 21 settembre 2017 al 25 febbraio 2018

Orari: da giovedì a domenica, ore 10.00-22.00

Ingresso Gratuito

 

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