La luce da elemento a materia

 

Lecce, Mura urbiche. Vista delle mura da uno dei ponti di collegamento: la diversità delle tecniche di illuminamento utilizzate si integra in una totale armonia visiva (foto: Bruno Barillari) (cortesia: Andrea Ingrosso)

Nel settore dei Beni Culturali l’avvento della tecnologia a diodi ha segnato in modo profondo il rapporto con la luce e la tecnologia. Enti di tutela e gestori hanno modificato in modo rapido e sorprendente il loro rapporto con apparecchi ed impianti di illuminazione, attratti dalla prospettiva di potersi finalmente confrontare con una luce meno dannosa da un punto di vista conservativo, meno invasiva sul piano visivo e architettonico

Sul piano dell’architettura monumentale, la tecnologia LED – più performante in termini energetici e molto meno onerosa dal punto di vista gestionale – ha ridotto drasticamente non solo le spese vive di fruizione ma soprattutto gli interventi di manutenzione, da sempre estremamente complessi e di non facile gestione per il nostro patrimonio storico artistico.

L’eliminazione di emissioni nocive nello spettro dei sistemi LED, la miniaturizzazione di elementi ed apparecchi, la facilità di controllo e gestione attraverso sistemi remoti, la consistente longevità – ulteriormente garantita all’occorrenza dal remotaggio dei driver, più delicati nel corso della loro vita rispetto ai chip o alle strisce – ed i consumi estremamente contenuti sono di fatto elementi da sempre desiderati dall’intero settore, che – alle garanzie di tutela, rispetto e qualità – ha sempre dovuto affiancare la concreta e spesso misera realtà dei quadri economici, con stanziamenti molto al di sotto delle necessità e dell’umana comprensione.

Il minimalismo degli apparecchi a LED, estremizzato ai limiti dalle ridotte dimensioni dei sistemi, ha sollecitato in modo particolare l’illuminazione dell’architettura monumentale riducendo al minimo l’identità stessa degli apparecchi, che sono integrati e partecipano al restauro ed alla valorizzazione – visiva e funzionale – dell’oggetto architettonico.

La luce viene associata al linguaggio espressivo con risultati talvolta sorprendenti, che portano a percepire questo elemento incorporeo come una vera e propria materia dotata di peso e misura, che sembra essere emessa dalla stessa superficie architettonica. La facilità di controllo delle ottiche, favorita dalla compattezza degli elementi emissivi, consente inoltre di creare soluzioni particolarmente precise e puntuali, concepite in modo “sartoriale” per i singoli casi specifici.

L’estrema flessibilità e la sempre più diffusa customizzazione dei prodotti – favorita fra l’altro dall’utilizzo di bassissime tensioni da un punto di vista elettrico – aggiungono un ulteriore elemento di appeal per una direttrice intrapresa in modo deciso, concretizzando di fatto soluzioni tecniche fino a pochi anni fa auspicate ma irrealizzabili.

Nelle Mura urbiche della città di Lecce, queste considerazioni di carattere generale trovano un esemplare caso applicativo, su progetto eseguito dall’architetto lighting designer Andrea Ingrosso. Il progetto è stato impostato nel rispetto del luogo – per la prima volta aperto al pubblico svelando la sua bellezza ed i suoi segreti – con l’obiettivo di costruire un percorso sinestetico in cui la luce si configura come una delle principali componenti di scoperta sensoriale del sito.

All’imponenza dei volumi e delle superfici verticali delle mura si accompagna un percorso visivo articolato in una sequenza di passaggi fra ambienti interni ed esterni, che guidano il visitatore in un sistema espositivo in cui proiezioni olografiche, sistemi informativi interattivi ed elementi locali racconteranno la trasformazione del luogo durante la sua costruzione, avvenuta nei circa cento anni che sconvolsero il mondo (1492, scoperta dell’America – 1572, battaglia di Lepanto).

L’intera concezione luministica è improntata all’essenzialità, al minimalismo di impatto, all’estrema precisione ottica ed al controllo degli abbagliamenti, particolarmente ben riuscito; l’uso del contrasto di tonalità di emissione – impostato sull’elegante dualismo fra temperature colore pari a 2700 K e 3000 K – favorisce una lettura tridimensionale dello spazio, aumentando la profondità di campo e la percettività dell’insieme, caratterizzato in situazioni particolari – come l’ingresso – da improvvisi punti a contrasto più marcato – con emissioni in tono bianco neutro, con T=4000K – che evidenziano ed enfatizzano particolari funzionalità.

Lecce, Mura urbiche. Scorcio di un accesso agli ambienti interni, caratterizzati da un sistema di illuminazione a LED flessibile, con ottiche facilmente intercambiabili e regolabili a taglio di fase (foto: Bruno Barillari) (cortesia: Andrea Ingrosso)

La superficie delle mura è illuminata dal basso in radenza con apparecchi wallwasher ad incasso, posizionati a distanza e con interassi tali da garantire la perfetta continuità ed uniformità dell’emissione, che sembra avvolgere le imponenti strutture come un nuovo strato materico

Per i camminamenti di ronda si è scelta un’illuminazione laterale proveniente da apparecchi ad incasso con sorgente nascosta, in modo da evitare l’abbagliamento anche ad una visione da lunga distanza, mentre per i ponti di collegamento si è scelto di inserire sistemi lineari LED con schermo di protezione a finitura opalina integrati alla struttura stessa degli elementi lineari.

Lecce, Mura urbiche. Vista sui camminamenti di ronda. Si noti l’uniformità di luce sulla superficie dell’imponente volume dei bastioni (foto: Bruno Barillari) (Cortesia: Andrea Ingrosso)

Tutti gli apparecchi utilizzati per l’illuminazione Lecce, Mura urbiche. Scorcio di un accesso agli ambienti interni, caratterizzati da un sistema di illuminazione a LED flessibile, con ottiche facilmente intercambiabili e regolabili a taglio di fase  delle mura sono regolati da un sistema di gestione DALI, mentre quelli destinati ai percorsi – dove le normative richiedono in termini di sicurezza il rispetto di valori minimi di illuminamento – sono semplicemente ad accensione e spegnimento, riducendo così costi di fatto inutili, perché un buon progetto di luce non è solo bello ma anche intelligente, in tutte le sue manifestazioni.

(a cura di Alessandra Reggiani)

 

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