Teatro "Qualcuno volò sul nido del cuculo"

La luce come mezzo di contrasto

 

“Qualcuno volò sul nido del cuculo” (regia: Alessandro Gassmann; light design: Marco Palmieri). L’immagine ‘feroce’ della pratica dell’elettroshock viene resa efficacemente dalla luce in scena attraverso forti contrasti e un effetto di luce quasi a spiovere proveniente dall’alto (cortesia foto: Ombretta De Martini)

Nell’anniversario dei 40 anni della Legge Basaglia e dalla chiusura degli ospedali psichiatrici in Italia, uno spettacolo teatrale che vuole rappresentare il significato esemplare della nostra “speranza di essere liberi”, ma anche i confini indistinti di una normalità le cui regole ci sfuggono sempre di più. Alla regia Alessandro Gassmann, con le luci di Marco Palmieri

Dagli Stati Uniti all’Italia, all’interno di un manicomio ad Aversa nel 1982, anno della vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio di Spagna, nella storia forse non per caso situato oltre l’effetto della Legge Basaglia stessa e della sua applicazione, Alessandro Gassmann ha portato la sua lettura di questo classico del teatro americano.

La scena qui è quella dell’Ospedale Psichiatrico giudiziario di Aversa, uno dei manicomi criminali più duri che solo la Legge 81 del 2014 ha definitivamente cancellato come istituzione. Il protagonista Randle McMurphy si chiama Dario Danise e parla il napoletano dei quartieri spagnoli.

La regia: un progetto per un’idea di libertà

Abbiamo chiesto al regista Alessandro Gassmann di raccontare ai lettori di LUCE E DESIGN quali sono stati gli elementi di forza sui quali ha lavorato, in considerazione del riadattamento fatto dallo scrittore Maurizio De Giovanni.

Il regista Alessandro Gassmann (cortesia foto: NI.CO. Ufficio Stampa e comunicazione)

“La malattia, la diversità, la coercizione, la privazione della libertà sono temi che da sempre mi coinvolgono e che amo portare in scena con i miei spettacoli. Temi tutti straordinariamente presenti in questo lavoro di Dale Wasserman, tratto dall’omonimo romanzo di Ken Kesey, la cui versione cinematografica diretta da Miloš Forman è entrata di diritto nella storia del cinema.

Con Maurizio De Giovanni, che ha curato l’adattamento del testo, abbiamo deciso di ambientare la vicenda in una clinica psichiatrica italiana nel 1982. Tutto ha inizio con l’arrivo di un nuovo paziente che deve essere “studiato” per determinare se la sua malattia mentale sia reale o simulata. La sua spavalderia, la sua irriverenza e il suo spirito di ribellione verso le regole che disciplinano rigidamente la vita dei degenti porterà scompiglio e disordine ma allo stesso tempo la sua travolgente carica di umanità contagerà gli altri pazienti e cercherà di risvegliare in loro il diritto di esprimere liberamente le loro emozioni e i loro desideri”.

“Qualcuno volò sul nido del cuculo” (regia: Alessandro Gassmann; light design: Marco Palmieri). Un’altra immagine dello spettacolo (cortesia foto: Ombretta De Martini)

Si tratta quindi di una lettura dell’invadenza delle regole e della loro trasgressione, vista attraverso la potenza dell’immaginazione, dove appare sempre nitida la visione di un altro mondo possibile.

“..Dario (il mio McMurphy) è un ribelle anticonformista che comprende subito la condizione alla quale sono sottoposti i suoi compagni di ospedale, creature vulnerabili, passive e inerti. Si renderà paladino di una battaglia nei confronti di un sistema repressivo, ingiusto, dannoso e crudele, affrontando così anche un suo percorso interiore che si concluderà tragicamente ma riscatterà una vita fino ad allora sregolata e inconcludente. E, attraverso di lui, i pazienti riusciranno ad individuare qualcosa che continua ad esser loro negato: la speranza di essere compresi, di poter assumere il controllo della propria vita, la speranza di essere liberi.

Si tratta di un testo che è una lezione d’impegno civile, spietato atto di accusa contro i metodi di costrizione e imposizione adottati all’interno dei manicomi ma anche, e soprattutto, una straordinaria metafora sul rapporto tra Individuo e Potere costituito, sui meccanismi repressivi della società, sul condizionamento dell’uomo da parte di altri uomini. Un grido di denuncia che scuote le coscienze e che fa riflettere”.

In questo lavoro, come in altri con la regia di Gassmann, troviamo la presenza scenica di una serie di videografie, proiezioni che servono a tradurre in questo caso in immagini sulla scena i sogni e le allucinazioni dei cosiddetti “diversi.

Il light design: per trasmettere emozioni e profondità

Il lavoro sviluppato per il disegno luci da Marco Palmieri parte dalla struttura architettonica della scenografia e realizza il compito importante nel rendere tridimensionale il fondale e articolare i diversi registri in altezza della scena. Gli chiediamo come ha proceduto in questa direzione.

Il light designer Marco Palmieri

“La struttura scenografica qui è sicuramente di grande impatto sculturale con rilievi e protuberanze che evidenziano non solo l’altezza della scena a più livelli, ma anche l’ampiezza. La terza dimensione, la profondità, esiste ma è meno evidente, più la sala è grande più il palcoscenico appare a due dimensioni. Ed è così il lavoro delle luci a tirare fuori la terza dimensione, la profondità, attraverso l’utilizzo del controluce e soprattutto con l’equilibrio tra ombre e luci che restituisce alla visione del pubblico il giusto equilibrio in termini spaziali della scenografia di Gianluca Amodio”.

“Qualcuno volò sul nido del cuculo” (regia: Alessandro Gassmann; light design: Marco Palmieri). Dal momento che nei teatri gli spazi laterali esterni alla scena sono spesso ridotti, qui l’utilizzo di piccoli riflettori (‘Baby’ ARRI da 5 kW) con lente di Fresnel e lampada a filamento di tungsteno hanno permesso di dare un’ampia apertura al raggio di luce (cortesia: Ombretta De Martini)

Un altro valore importante in questo testo è la costante dialettica e alternanza fra il “fuori” e il “dentro”, fra l’alto e il basso, al quale concorrono le espressioni dialettali dei protagonisti in contrasto con la ‘regola’ dell’ospedale, ma anche l’alternanza fra un’illuminazione diffusa e la ricerca di accenti chiaroscurali sui vari personaggi in scena..

“Ho optato per un sistema di illuminazione che poteva dare alla messa in scena del regista una visione naturale ed una onirica, nel cui contesto lo stile dato dalle atmosfere coinvolgesse lo stato emotivo dello spettatore per accompagnarlo a livello subconscio nella giusta direzione. A mano a mano che lo spettacolo va avanti l’atmosfera creata dalle luci asseconda i vari stati d’animo del testo, passando da luci diffuse più o meno calde ad atmosfere fredde e taglienti con cambi selettivi per enfatizzare i momenti di tensione, angoscia e paura, utilizzando un forte contrasto tra ombre e luci, in una situazione di fluidità accompagnata da proiezioni e suoni”.

Ci vuoi raccontare qualcosa dell’uso della luce colorata in questo spettacolo e sui suoi significati?

“Per l’utilizzo dei colori dobbiamo tener conto di diversi fattori: l’ambientazione, dove si svolge la storia – e in questo caso parliamo di un ospedale psichiatrico con un’illuminazione data da grandi plafoniere fluorescenti – dove lo scenografo timbra la scena di colore grigio. L’altro aspetto importante sono i costumi, i vari stati d’animo che si alternano in continuazione nello spettacolo: sono quindi di grande importanza anche i cambi di temperatura colore, da tonalità calde a fredde”.

“Qualcuno volò sul nido del cuculo” (regia: Alessandro Gassmann; light design: Marco Palmieri). Nella scenografia di Gianluca Amodio nella quale predominano le tonalità grigie, i costumi (a cura di Chiara Aversano) rappresentano gli stati d’animo che si alternano in continuazione nello spettacolo e il colore della luce risulta qui fondamentale per evidenziarli (cortesia foto: Ombretta de Martini)

La distanza-separazione fra esterno e interno, amplificata anche dall’utilizzo di altri espedienti aggiuntivi, come l’uso delle videografie di Marco Schiavoni da un lato e gli effetti di luce naturale provenienti dalle grandi portefinestre è un altro valore che emerge con forza..

“L’aspetto dell’illuminazione dato a questa scenografia ha dovuto tenere conto di diversi fattori: in primis i volumi delle grandi porte finestre, dove la loro luce – oltre ad interpretare un esterno ed un corridoio – presenta un immenso valore espressivo e racconta con forti effetto di taglio i personaggi e la scena stessa con momenti di grande impatto emotivo. Il tulle montato in proscenio ha permesso di enfatizzare le atmosfere e oltre ad essere utilizzato per le proiezioni ha permesso di chiudere la scena e utilizzare il proscenio come luogo esterno (terrazza) da dove i personaggi tentano di fuggire e si ritrovano in un’atmosfera notturna con un meraviglioso skyline della citta”.

Sul futuro del teatro in Italia/Le tecnologie LED

Come consideri lo stato di salute del teatro di prosa in Italia, dal punto di vista
della ricerca e della qualità interpretativa dei testi attraverso il progetto della luce e quali innovazioni e possibilità interpretative inedite ha apportato a tuo avviso l’utilizzo delle tecnologie di luce LED in ambito teatrale?

“Per quanto mi riguarda e per i lavori in cui vengo coinvolto c’è una grande attenzione all’aspetto illuminotecnico che ritrovo sempre, in particolare, nei lavori con Alessandro Gassmann. È anche vero che però in Italia ci sono ancora tante produzioni che sottovalutano l’importanza della luce con esiti approssimativi che non valorizzano né l’aspetto scenico né l’aspetto emotivo.

I LED stanno offrendo nuovi ed entusiasmanti strumenti al lighting designer, rendendo possibile le creazioni di nuovi prodotti di qualità e di stupefacenti effetti, una volta tecnicamente impossibili. Tutti gli altri strumenti d’illuminazione ‘tradizionali’ che utilizziamo non hanno questa versatilità, anche se ogni strumento ha sempre la sua efficacia e ogni lampada e ottica hanno ancora le loro potenzialità”.

(a cura di Massimo Maria Villa)

“QUALCUNO VOLÒ SUL NIDO DEL CUCULO”

di Dale Wasserman, dall’omonimo romanzo di Ken Kesey

Produzione: Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini

Traduzione: Giovanni Lombardo Radice

Adattamento: Maurizio De Giovanni

Uno spettacolo di: Alessandro Gassmann con Daniele Russo, Elisabetta Valgoi e con Mauro Marino, Giacomo Rosselli, Emanuele Maria Basso, Alfredo Angelici, Daniele Marino, Gilberto Gliozzi, Gaia Benassi, Davide Dolores, Antimo Casertano, Gabriele Granito Scene: Gianluca Amodio

“Qualcuno volò sul nido del cuculo” (regia: Alessandro Gassmann). Gli attori

Disegno luci: Marco Palmieri

Costumi: Chiara Aversano

Musiche originali: Pivio & Ald

Guarda qui la pianta luci dello spettacolo

ELENCO APPARECCHI E SISTEMI UTILIZZATI

Apparecchi testamobile ‘DL4S Profile’ a luce LED RGBW (potenza 480 W) di Robe

Per i controluce: Apparecchi ‘ColorSpot 700 EAT’ di Robe, con lampada compatta a scarica agli alogenuri metallici da 700 W

Per le grandi portefinestre: Riflettori ‘Baby’ ARRI da 5 kW con lente di Fresnel e lampada a filamento di tungsteno Proiettori convenzionali PC da 1 e 2 kW (Robert Juliat) e sagomatori ETC

Controllo luci: Dimmer ‘Electron’

Consolle luci: GranMa ‘serie 2’ (MA Lighting)

Gestione video: media server ‘Mosaic 16’

Service: Mac Service Light

 

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