La luce in città. Come considerare le valutazioni dell’utente finale?

(cortesia foto: Romeo Brescia)

Quali sono i bisogni, le percezioni e la domanda in essere relativamente alla luce urbana? In questo articolo uno dei curatori di una recente importante indagine sviluppata su questi temi ci propone una lettura ravvicinata ed un commento ragionato sulle indicazioni e sulle priorità emerse

Nella riscoperta dell’importanza sociale di spazi pubblici urbani di qualità, l’illuminazione gioca un ruolo decisivo per garantirne la buona fruibilità sempre. E dalla sicurezza, all’estetica, alla sostenibilità, molte sono le dimensioni significative che la luce pubblica coinvolge e che incidono sulla qualità quotidiana della vita delle persone.

L’utente finale è un ‘giudice’ ineludibile

Una prima risultanza emersa del Rapporto Censis-Gewiss1 è l’ineludibilità, già in fase progettuale, dell’attenzione ai bisogni e alle percezioni in materia di luce dell’utente finale, con la messa in archivio della tendenza a lasciare alla totale discrezionalità di funzionari o burocrati o al solo obiettivo del taglio costi scelte così decisive come quelle sull’illuminazione pubblica.

Una dimensione chiave associata dai cittadini all’illuminazione pubblica è quella della sicurezza: 6 milioni di italiani hanno regolarmente paura in luoghi pubblici male illuminati, 23,3 milioni ogni tanto: in totale 29,3 milioni sono gli italiani maggiorenni che si sentono insicuri nei luoghi pubblici a causa del buio o della cattiva illuminazione. L’insicurezza abituale da insufficiente illuminazione pubblica è trasversale ai gruppi sociali, ma più forte tra i Millennials di 18-34 anni (7 su 10 hanno paura del buio nei luoghi pubblici).

I cittadini che negli ultimi 12 mesi hanno avuto più paura in luoghi pubblici male illuminati (val. %) (Fonte: Indagine Censis-Gewiss 2016)

E le grandi città subiscono una voce di spesa alta per luce pubblica che rende davvero poco in termini di buona illuminazione per i cittadini: addirittura al 71,5% dei residenti nei grandi centri urbani nell’ultimo anno è capitato di sentirsi poco sicuro in luoghi pubblici poco illuminati (+24,2% rispetto al dato sui comuni fino a 10.000 abitanti).

A proposito di Smart lighting/Sulla sicurezza e qualità degli spazi illuminati

Ecco quindi una indicazione importante che viene dai cittadini per chi di illuminazione pubblica si occupa a vario titolo: il tema illuminazione va considerato anche come uno dei pilastri di una ‘sicurezza diffusa’, valorizzando il ricorso a soluzioni Smart che possono far coesistere costi contenuti e luce in quantità adeguata quando serve.

Va anche detto che, nell’esperienza degli italiani, l’illuminazione cattiva e inadeguata coinvolge anche l’illuminazione indoor, come nel caso di edifici pubblici essenziali come quelli scolastici: 2,6 milioni di genitori di alunni dicono che nelle scuole dei figli la luce è inadeguata, mentre sono 9,2 milioni gli italiani che dichiarano di avere avuto nell’ultimo anno esperienza di ospedali o altre strutture sanitarie poco o male illuminate.

I luoghi peggio illuminati secondo gli italiani, (val.%)

In generale, quindi, vince l’insoddisfazione per la luce pubblica di cui oggi si dispone, che va dalle strade alle piazze agli edifici pubblici più importanti. Eppure al lighting, oltre al senso di sicurezza, i cittadini attribuiscono altri significativi contributi per una più alta qualità della vita: infatti, l’82% ritiene che illuminare monumenti, statue, palazzi e opere architettoniche sia un modo per valorizzarli e farli visitare di più; ed è una convinzione prevalente in modo trasversale ai gruppi sociali, ma più forte nei grandi centri urbani (87,8%) e tra i Millennials (85,3%).

In sintesi, il risultato più importante del Rapporto Censis-Gewiss1 è l’esplicitazione della consapevolezza dei cittadini sul ruolo sociale della buona illuminazione pubblica ed il suo nesso con il buonvivere delle comunità: come detto, riduce l’insicurezza percepita e innalza l’estetica e la gradevolezza dei luoghi o semplicemente mette le persone nelle condizioni di apprezzarne la bellezza.

I bisogni dell’utente come stimolo e volano per tutta la filiera

E proprio questa verificata consapevolezza dei cittadini, unita alla loro insoddisfazione, rende una priorità il superamento del ‘paradosso’ dell’illuminazione pubblica che presenta costi elevati, tanti sprechi e cittadini scontenti. E tutto questo a maggior ragione in una fase nella quale il lighting si conferma invece come un settore in grado di proporre quelle innovative soluzioni tecnologiche per fare della luce e degli impianti di illuminazione uno degli epicentri di una rivoluzione quotidiana che muterà in meglio gli stili di vita: sono già disponibili infatti soluzioni per una nuova stagione di luce altamente personalizzata, modulabile a comando, a distanza e dai consumi sostenibili; per non parlare delle opportunità futuribili, ma nemmeno troppo, dell’intreccio tra il sistema di illuminazione e il web e il wireless, l’originale IoT Internet delle cose nella versione del LiFi.

Di tutto questo e della potenza innovativa del lighting, oggi i cittadini negli spazi pubblici vedono ben poco: e allora la sfida per le tante competenze coinvolte (amministratori, tecnici, ingegneri, designer, artisti, creativi, progettisti di vario tipo) è moltiplicare e fluidificare il trasferimento delle tante soluzioni disponibili nel settore nella sfera dell’illuminazione degli spazi pubblici, affinché anch’essa contribuisca al nuovo equilibrio tra sostenibilità economica e più alta qualità della vita di individui e comunità. Ecco perché occorre ascoltare e interpretare bisogni e percezioni dei cittadini, che rappresentano uno stimolo formidabile a fare meglio, di più, con meno.

(Francesco Maietta, Responsabile Area Politiche sociali – Censis)

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1 – Se vuoi leggere una sintesi della ricerca CENSIS-GEWISS, vedi qui

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