Kaoru Mende. Imparare dalla luce naturale

Il lighting designer Kaoru Mende (courtesy photo: Lighting Planners Associates)

La buona e la cattiva luce, la formazione del lighting designer, i “Lighting Detectives” e la fruizione pubblica della luce, l’illuminazione museale: una nostra conversazione con il lighting designer Kaoru Mende

Il lighting designer Kaoru Mende è il CEO dello studio nipponico di lighting design Lighting Planners Associates. Fra i più importanti professionisti mondiali attivi nel campo del lighting design, Mende ha vinto numerosi riconoscimenti con IESNA (Illuminating Engineering Society of North America) e con IALD (International Association of Lighting Designers) e ha fondato il suo studio di lighting design nel 1990, con un gruppo di lavoro che è formato oggi da 60 progettisti specializzati nelle tre sedi di Tokyo, Singapore e Hong Kong ed è attivo nella progettazione della luce in tutti gli ambiti operativi.

La cattiva e la buona luce secondo Mende

Saper comprendere il significato della nostra percezione dello spazio e delle differenze sottili fra le ombre e le luci che definiscono la nostra realtà: questo è sicuramente l’itinerario essenziale per comprendere l’approccio di Kaoru Mende al progetto come lighting designer, nell’applicare un metodo che indaga a fondo sulla qualità della luce da realizzare e sul suo significato prima che sulla tecnologia da scegliere per realizzarla, considerando sempre con grande attenzione tutti gli elementi compositivi che definiscono il contesto. Per iniziare, chiediamo a Mende quale sia per lui il modo migliore per formare una competenza in lighting design.

Qual è la sua idea in materia di formazione sul lighting design?

“Credo ci siano due approcci fra loro strettamente correlati per formare competenze in materia di lighting design: il primo è quello di studiare e approfondire la scienza e la teoria dell’illuminazione nei libri e nella letteratura tecnica, mentre l’altro è quello di educare i nostri occhi a cogliere le differenze fra una buona e una cattiva luce osservando un certo numero di esempi di illuminazione sul campo. Ci sono molti buoni ambienti dal punto di vista visivo creati dalla luce del sole e dalla luce naturale del fuoco e molti cattivi esempi nell’illuminazione notturna delle nostre città realizzati con l’ illuminazione artificiale”.

Il lighting design e l’educazione della committenza

Kaoru Mende con Ulrike Brandi e alcuni altri lighting designer è stato il fondatore di Lighting Detectives, gruppo di ricerca creato nel 1999 per approfondire la conoscenza della cultura della luce attraverso l’osservazione dell’illuminazione ambientale urbana, in Giappone e negli altri paesi del mondo. Dietro e intorno a tutto questo risiede la crescita della consapevolezza dell’importanza rivestita dalla formazione delle corrette competenze per svolgere l’attività del lighting designer, oltre che l’attenzione all’evoluzione della figura del committente.

Il lighting design rappresenta oggi nel mondo professionale un aspetto fondamentale nel progetto di architettura. Constatiamo tuttavia come ancora spesso nel team di progetto non vi sia il coinvolgimento dello specialista lighting consultant. Qual è il suo pensiero al proposito?

“Il coinvolgimento dello specialista di illuminazione nell’ambito del progetto sta gradualmente crescendo, anche se effettivamente dobbiamo dire che sono ancora pochi i progetti nei quali viene assegnato un ruolo specifico al professionista lighting designer. E con relazione al fatto di poter avere un numero più alto di lighting designer coinvolti nei team di progetto, credo non sia più possibile per noi oggi evitare di esimerci dalla responsabilità di educare e ‘illuminare’ in tal senso la committenza”.

La luce naturale è sempre la prima fonte di ispirazione

Il ciclo della luce naturale e le sue varie forme insieme al significato culturale e alle consuetudini d’uso legate all’illuminazione fornita da sorgenti come il fuoco hanno interessato da sempre l’attività di designer di Kaoru Mende, ponendosi spesso come punti di riferimento del suo progetto di illuminazione. Nel dicembre 2004 Mende aveva fra l’altro curato direttamente a Tokyo l’organizzazione di “Creator’s Candle Design Exhibition”, evento nato per aprire una riflessione condivisa fra architetti, progettisti, Product e Interior designer e artisti attorno al significato delle candele e alla qualità della luce da loro prodotta, considerando un elemento semplice come la candela nel contesto del processo del design, regolato quindi da costi, tempi e tecnologie efficienti di produzione.

La presenza dell’illuminazione naturale nei suoi progetti è un valore importante. Quali sono e per quali motivazioni i più significativi punti di forza portati dall’illuminazione naturale?

“Nel mio lavoro continuo a sostenere che è necessario ‘imparare dalla luce naturale’. Una parte importante della nostra ispirazione e diversi suggerimenti sulle metodiche di progettazione che costituiscono punti di riferimento per il mio lavoro sono celati proprio all’interno di tutti i differenti scenari che la luce naturale ha creato “.

Sull’illuminazione e sulla fruizione pubblica della luce

Il lavoro di Kaoru Mende come progettista e la sua attività di ricerca con il team di “Lighting Detectives” ha avuto modo in diverse occasioni di confrontarsi con il tema della relazione fra l’utente e la progettazione della luce nella scala urbana: un progetto importante in tal senso è stato sicuramente quello per il Singapore Lighting Masterplan.

Lighting Masterplan for Singapore’s City Centre (2006) Singapore. Questo piano di illuminazione per il centro di Singapore migliora cinque qualità di questa metropoli tropicale, tra cui il clima caldo e umido, la luce solare intensa, la vegetazione lussureggiante, lo scenario multiculturale e il paesaggio acquatico, trasformandolo in una moderna città giardino (courtesy: Lighting Planners Associates)

E in questa direzione per Mende i termini del rapporto si sono trasformati, e richiedono la messa a punto di nuove regole. “Anche quando il nostro progetto è destinato alla scala urbana, noi iniziamo sempre il nostro lavoro di progettazione come se l’obiettivo del lighting fosse riportato alla scala umana e alle sue esigenze. Bisogna dire però che dopo un’ampia letteratura e grandi dibattiti nel settore dedicati al lighting design per la scala umana, nuove regole e linee guida dedicate per l’illuminazione in scala urbana dovrebbero essere scritte”.

Ci sono esempi fra i suoi progetti particolarmente sensibili alla ‘fruizione pubblica’ della luce. Penso al Tokyo International Forum o al Nagasaki Peace Memorial. Quale rapporto hanno questi progetti con la ricerca e l’applicazione di nuove soluzioni tecnologiche per la gestione della luce?

“Cerchiamo di progettare ambienti luminosi in grado di rispondere alle richieste di tante persone così come ci occupiamo di fornire servizi adatti anche a pubblici indifferenziati, come è accaduto con i progetti per il Tokyo International Forum e per il Nagasaki National Peace Memorial Hall per le vittime della bomba atomica. La tecnologia c’è ma non si vede: le cose importanti qui sono il confort del visitatore e oltre a questo, la presenza di una luce che possa toccare il cuore di ognuno”.

Tokyo International Forum (1996) Tokyo, Giappone. Il centro culturale multifunzionale dispone di sette sale di varie dimensioni e di una sala in vetro con una struttura spaziale sospesa in un immenso atrio e di un ampio pavimento leggero largo 7,5 m che attraversa il sito, illuminato in modo puntuale con spotlight con emissioni luminose a fascio stretto. Il design illuminotecnico è stato focalizzato come un esempio di illuminazione architettonica dinamica e confortevole (photo: Toshio Kaneko) (courtesy: Lighting Planners Associates)
Nagasaki National Peace Memorial Hall for the Atomic Bomb Victims (2003) Nagasaki, Giappone (Architectural Design= Ministry of Land, Infrastructure and Transport, Kyushu Regional Development Bureau, Akira Kuryu + Akira Kuryu Architect & Associates). Questo edificio commemorativo è stato dedicato alle vittime del bombardamento, per conservare la memoria dell’esperienza della bomba atomica per le generazioni future. Posate nel granito nero sommerso nel bacino sono 70.000 fibre ottiche, a rappresentare il numero di persone morte per gli effetti dell’ordigno (photo: Toshio Kaneko) (courtesy: Lighting Planners Associates)

La luce per le grandi strutture espositive e per i musei

Al suo progetto per il Singapore National Museum IALD ha recentemente assegnato un Award of Merit…

“Si è trattato di un progetto per una struttura enorme per la quale abbiamo dovuto mettere a punto un’impostazione del nostro lavoro molto differente da quella normalmente utilizzata per i musei e le gallerie. In questo caso abbiamo progettato un’illuminazione con una dinamica sequenziale che permettesse agli ospiti di potersi trattenere con piacevolezza a lungo nel contesto di questi spazi”.

National Gallery Singapore (2015) Singapore. (Architect: Studio Milou Singapore, CPG Corporation Pte Ltd; Exhibition Design: Pico Art International Pte Limited; Other Credit:Krislite Pte Ltd (Supply)/C.K.Hon Engineering Pte.Ltd (Electrician) Questo complesso unisce due grandi edifici coloniali: l’ex Corte Suprema e il Municipio. L’intento del progetto di lighting è controllato, sottolineando una morbida stratificazione della luce con sistemi di illuminazione occultati in modo discreto dalla struttura architettonica. Una grande quantità di ricerche e sperimentazioni sono state effettuate nel novero delle specifiche tecniche dei sistemi a LED per ottenere i migliori risultati possibili (courtesy: Lighting Planners Associates)
National Gallery Singapore (2015) (courtesy: Lighting Planners Associates)

Dal punto di vista delle soluzioni per la gestione del colore e dei livelli di illuminazione, quale può essere considerato oggi il modo migliore per risolvere il progetto di illuminazione negli ambiti museali, con le sue problematiche di migliore fruizione e insieme migliore conservazione delle opere?

“Nell’illuminazione museale sono cruciali e in primo piano tematiche tecniche come la resa cromatica, la temperatura di colore ed i livelli di illuminamento. E nell’era del LED questi tre parametri sono divenuti via via sempre più complessi da gestire per il lighting designer, e una supervisione specialistica deve sempre essere presente: un’accurata messa a punto e gestione dei sistemi di illuminazione è fondamentale per preservare le opere d’arte e per assicurare le condizioni per una visione naturale “.

(Massimo Maria Villa)

 

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