In Forma di Luce

Firenze, Museo dell’Opera del Duomo. La grande ‘Sala del Paradiso’, ricavata nella volumetria del settecentesco ex Teatro degli Intrepidi (cortesia: ERCO)
Firenze, Museo dell’Opera del Duomo. La grande ‘Sala del Paradiso’, ricavata nella volumetria del settecentesco ex Teatro degli Intrepidi (cortesia: ERCO)

La possibilità per il visitatore di conoscere il corpus delle grandi opere scultoree realizzate per l’Opera di Santa Maria del Fiore – riunite per la prima volta in un unico percorso che ne valorizza i significati e l’originale impatto in termini di fruizione pubblica – è ora divenuta una magnifica realtà.

La luce che scolpisce

Timothy Verdon

In ogni museo ha importanza il modo in cui le opere d’arte vengono illuminate. Ma quando la collezione è composta quasi interamente di sculture, la gestione della luce diventa  fondamentale, perché se i dipinti richiedono una illuminazione uniforme e senza riflessi, le statue e i rilievi, con le loro plasticità e zone d’ombra, esigono soluzioni sempre diverse, a seconda del periodo, dello stile, dell’originaria collocazione.

E’ il caso del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, riaperto al pubblico dopo due anni e mezzo di interventi edili e allestitivi: con capolavori di Arnolfo di Cambio, Lorenzo Ghiberti, Donatello, Luca della Robbia, Antonio Pollaiolo, Verrocchio,  Michelangelo, Baccio Bandinelli, si tratta della maggiore raccolta di scultura rinascimentale fiorentina al mondo, con più di 750 opere in quasi 30 sale, con la peculiarità di essere una raccolta assolutamente “site specific”, che si relaziona cioè in modo diretto ai grandi edifici per cui le opere erano scolpite, il Battistero, il Duomo e il Campanile di Giotto.

La preoccupazione di dotare ogni nucleo espositivo con un’illuminazione adatta alla sua  funzione originaria, e  variare gli effetti luministici in base all’originario posizionamento delle opere all’esterno o all’interno degli edifici, era presente dall’inizio del progetto alla fine degli anni Novanta del secolo scorso.

Le grandi statue per la prima facciata del Duomo – ricostruita in scala 1:1 nell’enorme “Sala del Paradiso” del Museo – dovevano avere una luce diurna e zenitale, come nella piazza, mentre opere di devozione quali la Maria Maddalena Penitente di Donatello e la Pietà dell’anziano Michelangelo   richiedevano la penombra luminosa  degli interni delle chiese.

Il progetto museologico e quello architettonico tenevano separate queste categorie di opere, e la differenziazione della luce era chiamata a rivestire d’emozione tale distinguo concettuale. Il risultato è un percorso di singolare varietà poetica, in cui, sala dopo sala, la luce scolpisce il sentimento, e le sculture di marmo, bronzo o legno di nuovo parlano al cuore.

Suggestione naturale

Massimo Iarussi

Il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, istituito nel 1891 per accogliere le opere d’arte rimosse nel corso dei secoli dal Duomo e dal Battistero, è stato riaperto dopo un imponente progetto di ristrutturazione e ampliamento che ne ha più che raddoppiato la superficie rispetto alla vecchia sede.

L’ampliamento ha recuperato i locali del settecentesco Teatro degli Intrepidi, attigui al Museo: la sala più spettacolare del museo, ricavata proprio nel suo grande volume, ospita un modello in grandezza naturale della incompiuta facciata trecentesca del Duomo di Firenze, opera di Arnolfo di Cambio, smantellata  alla fine del ‘500,  sul quale sono state  ricollocate le statue provenienti dall’antica facciata nelle posizioni per le quali erano state create.

La sala evoca un ambiente esterno e utilizza la luce come principale artificio per realizzare tale suggestione: tutta l’illuminazione è collocata a soffitto, a quasi 18 m di altezza, ed è accessibile dai locali tecnici soprastanti del sottotetto e si articola su due diversi sistemi, dedicati rispettivamente alla illuminazione diffusa ed alla luce direzionale d’accento.

La prima si deve ai grandi lucernari, che forniscono luce naturale in grande quantità nelle ore diurne e sono equipaggiati con apparecchi lineari per le  ore notturne. La seconda è definita da potenti proiettori che creano ombre nette e generano contrasti che danno rilievo alle sculture.

La luce direzionale restituisce la suggestione della luce incidente del sole, mentre quella diffusa evoca la luce diffusa dalla volta celeste. I proiettori sono destinati, individualmente o a gruppi, alle  singole sculture o ai gruppi scultorei e sono predisposti per la creazione di scenari dedicati agli eventi ospitati nel museo: è possibile così isolare anche individualmente ciascuna scultura, con un effetto che – seppure decisamente artificiale e privo di riferimento alla luce naturale – è di fortissimo impatto emotivo.

In questa grande sala, più che in tutte le altre, gli aspetti fondamentali per la scelta degli apparecchi sono stati la precisione delle ottiche e la disponibilità di flussi elevati, causa l’elevata altezza di installazione: i proiettori Erco (serie Parscan) si sono dimostrati pienamente rispondenti allo scopo.

Dettaglio con alcuni degli apparecchi Parscan installati (cortesia foto: R. Villa)
Dettaglio con alcuni degli apparecchi Parscan installati (cortesia foto: R. Villa)

A partire dalla grande ‘Sala del Paradiso’, il percorso si snoda poi con un susseguirsi di colpi di scena e  cambiamenti di registro, che trovano sempre nella luce il loro compimento.

La Tribuna di Michelangelo ospita la “Pietà Bandini”, collocata su un basamento centrale in pietra serena ad evocare una mensa d’altare, in linea con la natura religiosa dell’opera. La sala sfrutta un effetto di luce che piove dall’alto, quasi ad evocare una luce divina.

La “Pietà Bandini’ di Michelangelo Buonarroti (1547-1555) (cortesia foto: R. Villa)
La “Pietà Bandini’ di Michelangelo Buonarroti (1547-1555) (cortesia foto: R. Villa)

Anche qui viene combinata la componente diffusa, emessa attraverso la soffittatura in Barrisol, con la componente direzionale, emessa da faretti nascosti alla vista.

La parete di fondo è stata lasciata perfettamente pulita, evitando di sporcarla con ombre proiettate dalle  luci direzionali.

La ‘Galleria del Campanile’ al primo piano è caratterizzata dalle aperture verso la grande ‘Sala del Paradiso’ e dai suggestivi scorci che attraverso di esse è possibile scorgere sul modello della antica facciata.

Per riportare l’attenzione sulle sculture che costituiscono l’oggetto della sala è stata adottata una illuminazione capace di contrastare la luminosità elevata che filtra dalla grande sala adiacente attraverso le aperture, e di creare un colpo d’occhio di impatto dato dalla successione delle sculture.

Uno scorcio della ‘Galleria del Campanile’, sala ubicata al piano superiore del Museo (cortesia: ERCO)
Uno scorcio della ‘Galleria del Campanile’, sala ubicata al piano superiore del Museo (cortesia: ERCO)

La ‘Sala delle Cantorie’, che ospita le grandi cantorie di Donatello e di Luca della Robbia,  è dotata di un grande lucernario a tetto sfruttato, nelle ore diurne, per  fornire quella componente diffusa necessaria ad ammorbidire le ombre.

La grande ‘Sala delle Cantorie’. A sx, la Cantoria di Donatello e a dx, quella di Luca Della Robbia (cortesia: ERCO)
La grande ‘Sala delle Cantorie’. A sx, la Cantoria di Donatello e a dx, quella di Luca Della Robbia (cortesia: ERCO)

Proiettori direzionali forniscono luce d’accento alle cantorie definendone i dettagli, combinando proiettori a fascio strettissimo – destinati a dare accenti ristretti alle singole formelle – con proiettori a fascio più largo incidenti da una sola direzione, destinati all’illuminazione d’insieme.

‘Sala delle Cantorie’. Schema generale dei puntamenti (cortesia: Massimo Iarussi)
‘Sala delle Cantorie’. Schema generale dei puntamenti (cortesia: Massimo Iarussi)

Particolare cura è stata posta ad evitare che i sottomensola delle cantorie rimanessero in ombra: a questo scopo per la cantoria di Della Robbia sono stati adottati alcuni proiettori a fascio molto stretto, incassati sulla parete opposta.

Schema dei puntamenti sottomensola per la Cantoria di Luca Della Robbia (cortesia: Massimo Iarussi)
Schema dei puntamenti sottomensola per la Cantoria di Luca Della Robbia (cortesia: Massimo Iarussi)

Nella contrapposta cantoria di Donatello invece, sono stati utilizzati a questo scopo faretti rivolti verso l’alto, collocati sui cielini delle teche sottostanti.

Gli apparecchi utilizzati

Complessivamente sono stati utilizzati oltre 1500 apparecchi, di circa 50 tipologie diverse, di produzione ERCO. In prevalenza è stata utilizzata la serie Parscan, grazie alla disponibilità di tre diverse taglie di  potenza  e di una ampia gamma di ottiche, che hanno permesso di risolvere tutte le esigenze illuminotecniche con una immagine omogenea.

(cortesia foto: R. Villa)
(cortesia foto: R. Villa)

Per la grande Sala del Paradiso sono stati utilizzati i faretti di taglia maggiore, prevalentemente con ottica  Narrow Spot (6°, 18W), per l’elevata altezza di installazione.

Sono state utilizzate anche ottiche Spot (16°, 48W) per i gruppi scultorei di maggiori dimensioni, Wall Washer da 48W per la luce di fondo sulla grande facciata, oltre ad ottiche Flood (28°, 48W) e Wide Flood (46°, 48W) per l’illuminazione generale zenitale.

Analoghi criteri sono stati utilizzati anche nelle altre sale, individuando caso per caso la combinazione migliore di potenza e ottica; in alcune sale di altezza minore, dove non era richiesta una grande potenza,  sono stati usati faretti della serie Pollux, con potenze di 2W per le ottiche Narrow Spot e di 6W per le altre ottiche.

In alcuni casi, dove era necessario collocare i faretti su cornicioni, sono stati adottati apparecchi serie Optec, per sfruttarne l’orientabilità verticale della testa oltre i 90°.  Sono stati infine utilizzati anche apparecchi Focal Flood, Lightscan, Quintessence, Pantrac, Skim.  Per tutti gli apparecchi è stata utilizzata la tonalità calda con tc 3000K.

(Mons. Timothy Verdon, Direttore del Museo dell’Opera del Duomo e autore del progetto museologico del nuovo allestimento, Firenze – Massimo Iarussi, lighting designer – Studio Massimo Iarussi progettazione della luce, Firenze)

 

Firenze, nuovo Museo dell’Opera del Duomo

Committente: Opera di Santa Maria del Fiore, Firenze

Progettazione architettonica e allestimento; Direzione dei Lavori:

Studio Natalini Architetti; Studio Guicciardini & Magni Architetti

Progetto museologico: Timothy Verdon

Progettazione illuminotecnica: Massimo Iarussi

Apparecchi utilizzati:

serie Parscan, Focal Flood, Lightscan, Pollux, Optec, Quintessence, Parscan, Skim (ERCO)

Progettazione impianti elettrici e speciali:

Giancarlo Martarelli, Daniele Baccellini

Progetto impianti meccanici: Roberto Innocenti

Progetto strutturale: Leonardo Paolini

Imprese esecutrici:

CMB, Cooperativa Muratori e Braccianti, Carpi (MO): edilizia

CL Impianti, Montelupo (FI): impianti elettrici e speciali

Intec, Firenze: impianti meccanici ed idraulici

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here