Illuminazione e Musei: quale strumentazione per il lighting designer?

Milano, Museo del Novecento

La scelta dell’illuminazione in ambito museale è un elemento fondamentale e fortemente discriminatorio fra una esposizione realizzata a regola d’arte e non. Il Lighting Designer cioè non solo deve scegliere la tecnologia idonea e posizionarla in modo efficace, ma deve necessariamente comprendere i messaggi che gli autori delle opere esposte hanno voluto comunicarci e attraverso la luce cercare di farli emergere all’occhio dell’osservatore.

Altri aspetti importanti sono la preservazione e la salvaguardia delle opere (utilizzando sorgenti non dannose), l’integrazione delle sorgenti di luce con le opere stesse e la creazione di sistemi di illuminazione che offrano la massima flessibilità per adattarsi alle riconfigurazioni degli allestimenti, mentre il risparmio energetico non deve essere il solo parametro da mettere sul tavolo.

Milano, un’altra sala del Museo del Novecento

Leggere i livelli di uniformità degli illuminamenti

Se una tecnologia permette di migliorare le condizioni percettive e di fruizione delle opere è sicuramente da preferire. Fortunatamente anche in questo ambito le sorgenti a LED permettono generalmente di combinare il risparmio energetico, una buona illuminazione ed elevata modularità: è possibile ad esempio orientare e avvicinare la sorgente di luce all’opera d’arte, attraverso bracci che si allungano verso il punto da illuminare.

Le sorgenti a LED permettono di creare situazioni di illuminamento molto diverse – ad esempio una distribuzione della luce uniforme – per garantire una percezione unitaria degli ambienti, oppure puntuale sulle singole opere, per valorizzarle maggiormente e adeguarsi alla consuetudine che abbiamo sviluppato in questo periodo storico di osservare gli oggetti, cioè quello di privilegiare il dettaglio tralasciando la visione di insieme.

Infatti la continua visione su device elettronici quali computer, tablet e smartphone, generalmente su schermi retroilluminati, aiutano e stimolano il nostro occhio ad osservare il dettaglio. La distribuzione della luce sull’opera non deve creare penombre e angoli bui quindi diventa importante per un Lighting Designer dotarsi di strumentazione in grado di rilevare l’uniformità.

L’utilizzo di differenti strumenti di misura

Ovviamente la quantità di luce presente, la temperatura di colore e la resa cromatica sono parametri ugualmente molto importanti per un progettista in ambito museale. La luce non deve alterare i colori e le forme, per questo la ricerca di una sorgente di luce stabile
priva di effetti di flicker e con indice di resa cromatica elevata è sicuramente prioritaria.

Per poter affrontare professionalmente tutti gli aspetti illuminotecnici il Lighting Designer dovrà quindi utilizzare più strumenti di misura, come lo spettrofotometro per misure di Illuminamento per rilevare quantità e qualità della luce, mentre per la valutazione dell’uniformità e della distribuzione luminosa ideale è l’utilizzo di strumenti 2D che ritraggono la scena completa e offrono la possibilità di analizzare immediatamente la distribuzione della luce “pixel to pixel” dell’area inquadrata.

Spettrofotometro Cl 500-A (courtesy: Konica Minolta)

Un altro aspetto che un Lighting Designer deve tenere in considerazione, in un ambiente dove possono coesistere più sorgenti di luce, è l’abbagliamento: per evitare questo inconveniente è necessario utilizzare lampade schermate e creare percorsi ben definiti.

Generalmente ogni opera si vede al meglio solo se l’osservatore occupa una precisa posizione all’interno della stanza, quindi si tratterà per il progettista di percorrere con attenzione tutto l’ambiente, soffermandosi su ogni singola opera in posizioni definite. Per misurare l’abbagliamento, indicato con la sigla “UGR” (Unified Glare Rating) è necessario dotarsi di un misuratore di luminanza, e utilizzare un software illuminotecnico come DIAlux, per calcolare l’indice di abbagliamento.

Il valore di UGR terrà conto:

1) della posizione dell’osservatore rispetto all’impianto

2) della luminanza del singolo apparecchio

3) della dimensione dell’installazione e dell’ambiente

4) dello sfondo in cui sono collocati gli apparecchi di illuminazione.

(Maurizio Messa – Maurizio.Messa@seu.konicaminolta.eu)

 

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