Vicenza, Basilica Palladiana. Il tempo è in un succedersi di sguardi

 

Vicenza, Basilica Palladiana. “Raffaello verso Picasso”. Un’immagine della mostra. A sinistra della foto, in alto, in evidenza il sistema di travi studiato per il posizionamento dei binari per l’illuminazione (cortesia: Zumtobel Illuminazione
Vicenza, Basilica Palladiana. “Raffaello verso Picasso”. Un’immagine della mostra. A sinistra della foto, in alto, in evidenza il sistema di travi studiato per il posizionamento dei binari per l’illuminazione (cortesia: Zumtobel Illuminazione

Una grande mostra presso la Basilica Palladiana a Vicenza, “Raffaello verso Picasso – storie di sguardi, volti e figure”, ci ha proposto una interessante lettura del ruolo dello sguardo dell’uomo sul mondo, attraverso una selezione di opere che compiono un itinerario dal Quattrocento al Novecento

Sul concept della mostra

Marco Goldin

[…] Questa mostra non è in alcun modo una storia del ritratto, anche se il ritratto dipinto ne costituisce l’elemento cardine e centrale. È invece il racconto dello sguardo. Che è il vero tema centrale, il nodo attorno a cui la mostra si compone e si dispone. Lo sguardo spiegato anche nella filosofia, nella poesia, nella letteratura in senso più ampio.

Lo sguardo che non è solo osservazione di occhi stupefatti, ma è anche parte del corpo, sua estensione nello spazio, contatto con l’aria che si definisce nei colori della visione. … E nel proporre il titolo di questa esposizione, come un moto verso luogo, ho scritto Raffaello verso Picasso. L’andare dall’incanto rinascimentale all’inquietudine novecentesca.

Non a caso, l’ultima sezione della mostra è la sola dedicata a un secolo identificato. Perché negli ultimi anni dell’Ottocento avviene una frattura, si attua lo stacco rispetto a quella lunga tradizione della forma che l’aveva resa inviolabile, immortale. Quando invece la forma si spezza, sussulta, si fessura da ogni lato sotto la spinta prima di Cézanne e poi naturalmente dei cubisti. Si scardina l’idea di una purezza che veniva dal tempo, lontanissimo ormai, di Botticelli e Raffaello.

Per questo nel titolo c’è quel verso, a indicare un punto di partenza e un parziale punto di arrivo, a indicare un percorso lungo secoli. (…) Osservando ogni quadro, si potranno scoprire le peculiarità di ogni scuola, di ogni artista, di ogni nazione. Sentire il battito forte del talento che si esprime, la sua pienezza raggiunta, l’essenza di quei volti e di quelle figure. E avere così, nella vastissima distensione dei secoli, l’idea di cosa sia stato dipingere un volto. Appunto, creare un ritratto (…) (da: Marco Goldin, Prologo in forma di (quasi) privata confessione)

Le logiche dell’allestimento

Edoardo Gherardi

Fusione, intersezione e rispetto, elementi e obiettivi di un progetto inserito in un’ambiente così prestigioso come la Basilica Palladiana. Un percorso fatto di stanze, diverse le une dalle altre, una successione di ambientazioni, colori e scenografie che trasmettono al visitatore sensazioni e rapporti diversi (vedi apertura, figura 1 e figura 2).

2. Un’altra sala della mostra (cortesia: Zumtobel Illuminazione)
Figura 1 – Un’altra sala della mostra (cortesia: Zumtobel Illuminazione
3. Nella teca a sinistra, è visibile l’utilizzo dei microproiettori a LED (Microtools) (cortesia: Zumtobel Illuminazione)
Figura 2 – Nella teca a sinistra, è visibile l’utilizzo dei microproiettori a LED (Microtools) (cortesia: Zumtobel Illuminazione)

Un viaggio all’interno delle quattro sezioni della mostra ove si crea un equilibrio tra spazio e luce, il tutto studiato con una struttura autoportante che non prevalesse all’interno dello spazio della Basilica ma mantenendone nel contempo il proprio valore. Molteplici esigenze espositive, rapporti illuminotecnici da rispettare e senza togliere d’importanza al contesto in cui è inserito, fanno di questa esperienza progettuale un interessante incontro tra architettura e arte.

Il progetto illuminotecnico

Dario Bettiol

Gli obiettivi prerequisiti di progetto chiedevano per questa realizzazione l’utilizzo
di un sistema flessibile, che presentasse la possibilità di essere riutilizzato e insieme fornisse garanzia di una corretta lettura dei valori cromatici delle opere.

L’impianto da realizzare doveva essere gestibile da remoto senza comandi accessibili dal pubblico e proporsi attraverso un design non invasivo. In accordo con le sempre più presenti e coerenti richieste di sostenibilità, l’impianto doveva essere esente dalla necessità di ma
nutenzione per l’intero periodo espositivo, attento al contenimento dei consumi energetici e realizzato nel completo rispetto di tutti i parametri di illuminamento utili a garantire la protezione delle opere.

Altri vincoli molto importanti che si sono dovuti considerare erano connessi ai tempi molto stretti di realizzazione, che non hanno permesso la realizzazione di mock-up e l’effettuazione di test preliminari.

Le fasi di messa a punto dei puntamenti

Per procedere ad una coerente scelta dei puntamenti e della loro programmazione, si è fatto ricorso all’utilizzo della funzione HDR (High Dynamic Range) utilizzata per le camere digitali per gli equilibri delle luminanze, scegliendo di utilizzare l’occhio digitale al posto dell’occhio umano.

Sono state così utilizzate in modo sistematico foto in falsi colori (vedi figura 3) per il controllo delle uniformità e delle luminanze moleste (software Photoboot effetto Thermal Camera), mentre sul piano dei rilievi fotometrici si è proceduto in contemporanea al rilievo strumentale degli illuminamenti (luxmetro) e alla costruzione dei raggruppamenti. Il lavoro di progettazione è stato rivolto ad una taratura degli illuminamenti entro i valori limite per la conservazione delle opere, con una ricerca rivolta all’ottenimento della massima uniformità delle luminanze.

4. Un’immagine in falsi colori per lo studio ed il controllo delle uniformità e delle luminanze moleste (cortesia: Zumtobel Illuminazione)
Figura 3 –  Un’immagine in falsi colori per lo studio ed il controllo delle uniformità e delle luminanze moleste (cortesia: Zumtobel Illuminazione)

La maggioranza delle opere presenti in mostra presenta in questo modo valori U0 = 0,9 con E max 200 e minimi 170 lx. Si è inoltre deciso di mantenere la proiezione conica del fascio di emissione prodotto dagli apparecchi all‘esterno delle opere: il budget a disposizione (64.000 € compresa l’installazione) non contemplava infatti l’utilizzo di accessori sagomatori o alette paraluce (figura 4).

5. E’ stato mantenuto l’effetto di proiezione conica del fascio luminoso emesso dagli apparecchi, in quanto non è stato previsto l’utilizzo di sagomatori o alette paraluce (cortesia: Zumtobel Illuminazione)
Figura 4 – E’ stato mantenuto l’effetto di proiezione conica del fascio luminoso emesso dagli apparecchi, in quanto non è stato previsto l’utilizzo di sagomatori o alette paraluce (cortesia: Zumtobel Illuminazione)

La scelta degli apparecchi

In risposta ai prerequisiti di progetto che volevano l’utilizzo di un sistema flessibile, la scelta è caduta su un proiettore LED per binario a controllo DALI (proiettore Yion LED Advanced da 32 W, di Zumtobel), una tipologia di sistema che può essere facilmente orientata e traslata, corredata di ottiche Spot, Flood, Wide Flood di precisione intercambiabili e con camera di miscelazione, e presenta un elevato valore aggiunto in termini di design, oltre ad un elevato indice di resa cromatica (Ra > 90 – classificazione 1 A, stabilità del colore entro 2/3 ellissi McAdam).

In questo stesso progetto è stata inoltre utilizzata una soluzione di proiettore LED per binario con sistema di variazione della luce bianca (spot a luce LED Arcos Tunable da 25 W, di Zumtobel), molto flessibile, con miscelazione dei bianchi e dimmerazione a bordo senza variazione della temperatura colore, oltre che di un sistema a microproiettori LED, flessibile ed orientabile tramite movimento cardanico (modulo luminoso a 2 testate LED Microtools, con 2 lampade LED da 1,1 W, Zumtobel), corredato di lenti intercambiabili SP, FL, WFL, VWFL, Ovale, modulabile e installabile senza l’utilizzo di utensili.

La scelta per la tecnologia LED si è concretizzata a partire dalla possibilità concreta di ottenere un notevole risparmio energetico, senza rinunciare ad elevati flussi luminosi, 1700 lm (LED Advanced 32W) se confrontati ai 1100lm (con lampada QT12 75W) o ai 1800 lm (con lampada ad alogeni tipo reflector AR111 75W). L’ottima resa cromatica di questi sistemi si accompagna alla durata e ad una manutenzione praticamente assente per un lungo periodo ed a una buona stabilità del colore, oltre che a ridotte emissioni termiche (con T giunzione < 80° e temperatura corpo max 50 °).

La gestione degli apparecchi è stata realizzata tramite ausilio del software Litenet di Zumtobel Illuminazione.

(Marco Goldin, curatore – Linea d’Ombra; arch. Edoardo Gherardi, progettista dell’allestimento; Dario Bettiol, consulente Illuminotecnico settore architettura e specialisti, Zumtobel Illuminazione Srl – Professional Lighting Designer APIL)

 

Le ragioni del concept

Vicenza come Città Museo: la Basilica Palladiana è il Salone Principale. Un museo moderno, non è un luogo statico: allestimenti e mostre temporanee creano impulso, pulsione, novità che attirano i visitatori. La mostra Raffaello Verso Picasso è una di queste. Se la Basilica è un meraviglioso contenitore non devono essere dimenticate le esigenze espositive. Gli oggetti sono iscritti nel dispositivo dell‘allestimento a sua volta è iscritto nell‘architettura. L‘architettura si deve percepire ma non compromettere la lettura degli oggetti. L’occasione data dalla temporaneità dell’esposizione sostiene il dialogo con l‘architettura che la contiene

Il metodo di approccio al progetto

Sulla base della scelta progettuale di gestire l’illuminazione delle sale attraverso una serie di sistemi installati a binario, la metodologia di approccio ha previsto – attraverso la definizione offerta dal metodo grafico – lo studio del posizionamento migliore delle linee di binario in funzione della dimensione delle opere, dell’altezza dell’allestimento e della posizione dell’osservatore.

Studio dei puntamenti dei sistemi di illuminazione
Studio dei puntamenti dei sistemi di illuminazione
Layout con il progetto di allestimento. In evidenza i sistemi di illuminazione installati a binario
Layout con il progetto di allestimento. In evidenza i sistemi di illuminazione installati a binario

Una volta stabilito in pianta e alle diverse altezze degli ambienti da illuminare questo posizionamento, si è proceduto allo studio dei puntamenti mediante ricostruzione attraverso software illuminotecnico (Relux) del percorso espositivo, in relazione alle differenti possibili scelte delle ottiche, con la simulazione dei risultati.

Simulazione dei risultati sul percorso espositivo con software Relux
Simulazione dei risultati sul percorso espositivo con software Relux

La tutela delle opere d’arte e l’importanza di una corretta temperatura colore

Da documentazioni riportate a corredo di test di laboratorio effettuati nell’ambito di misurazioni sull’illuminazione dell’”Arlecchino” di Picasso esposto nel Museo di Lindau (Test Report PB320/2011), a cura della Technische Universitat di Darmstadt e del Fachgebiet Lichttechnik, emerge come il danno potenziale di qualsiasi spettro prodotto su un dipinto è un valore relativo indipendente da valori di illuminamento.

Le misurazioni effettuate su spettri LED mostrano un danno potenziale inferiore rispetto ad uno spettro di una lampada alogena di un colore simile per tutti i materiali elencati nella CIE 157:2004. Se si confronta ad esempio uno spot per alogene a 2900 K con i riflettori LED a 2780 K a E = 100 lx, è possibile per la maggior parte dei materiali esposti aumentare la durata di illuminamento di almeno il 50%.

Senza raggiungere le più elevate temperature di colore correlate con l’apparecchio di illuminazione a LED (circa 3250K) le durate critiche di esposizione a luce artificiale per un’opera esposta nel museo sono cioè paragonabili a quelle dello spot con sorgente alogena a 2150K. Ovviamente i LED con luce bianca diurna devono essere scartati per l’illuminazione dei musei sia per una peggiore resa cromatica che per la maggiore dannosità potenziale relativa, specie sulle opere più delicate

 

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1 COMMENTO

  1. Gentile redazione,
    non mi è chiara una cosa di questo articolo: in quale maniera implementare un effetto di thermal camera su di una immagine HDR dovrebbe darmi gli stessi risultati della foto scattata con un’apposito videofotometro, strumento pensato e realizzato per misurare, e sottolineo misurare, effettivamente la distribuzione delle luminanze in un ambiente? Non mi è chiara l’equazione fisica.
    Grazie
    Claudia

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