Gli scenari della luce urbana: le associazioni, i progettisti

 

(courtesy photo: Cree)

L’illuminazione pubblica in Italia si trova di fronte ad una concreta possibilità di svolta, legata all’introduzione delle nuove tecnologie e all’opportunità di rilettura e efficientamento degli impianti, ma deve però rapportare questa potenzialità ad una filiera ancora per certi aspetti “lenta” e non sempre coerente nel recepimento delle proposte.

Una recente indagine del Censis ha evidenziato nel nostro Paese una spesa pubblica più alta rispetto alla media di riferimento degli altri Paesi (la spesa comunale annuale è di circa 1 miliardo di euro, pari a 18,7 euro procapite, il doppio di quella sostenuta dai cittadini tedeschi), e una crescita progressiva negli ultimi anni del consumo di energia annuo procapite (107 kWh, contro i 50 kWh della Germania), a fronte di una domanda per la nuova progettazione sostenibile degli impianti di illuminazione pubblica da un lato e dell’adozione di soluzioni di Smart Lighting ancora al di sotto di quanto ci si attenderebbe, pure in un contesto di mercato che sta mostrando tassi molto importanti di crescita.

Punti di Vista. Le Associazioni

MASSIMILIANO GUZZINI – Presidente ASSIL

Massimiliano Guzzini, Presidente ASSJL

Qual è il suo giudizio relativamente allo stato dell’arte dell’illuminazione pubblica nelle nostre città e nei nostri centri urbani?

L’illuminazione pubblica in Italia conta circa 11 milioni di punti luce per un consumo pari a 6,1 TWh all’anno, che rappresenta oltre il 2% dei consumi di energia elettrica nel nostro paese. Il mercato della luce outdoor e pubblica è in continua evoluzione, spinta in particolare dalle esigenze di efficienza energetica e di valorizzazione dei centri storici. In parallelo, è in atto un processo di evoluzione che nel prossimo futuro vedrà integrarsi pubblica illuminazione e tecnologie per la Smart city.

Nonostante alcuni esempi virtuosi di illuminazione pubblica nelle nostre città, c’è parecchia confusione su questo tema, ed è pertanto importante fare chiarezza attraverso un’operazione culturale che favorisca una corretta informazione. Il sistema di illuminazione urbano verrà sempre più identificato come infrastruttura per la raccolta ed invio dei dati, a vantaggio degli utenti: per esempio, grazie all’attivazione di sensori, si potranno ottenere informazioni di videosorveglianza in tempo reale per il traffico e i parcheggi all’interno della città.

Il principale ostacolo allo sviluppo di potenziali servizi caratteristici della IoT è la mancanza di protocolli standard e la prevalenza di diversi modelli tecnologici proprietari.

Come valuta dal punto di vista degli attuali strumenti normativi istituzionali i rapporti esistenti fra le figure della filiera che concorrono alla realizzazione di un impianto di P.I. e quali sono a suo avviso le auspicabili necessarie evoluzioni?

La EN 13201 è stata implementata con una nuova sezione, in cui vengono definiti gli indicatori delle prestazioni energetiche per gli impianti di illuminazione stradale. Questa novità ha reso necessario anche l’aggiornamento della UNI 11248, completando di fatto il processo di aggiornamento del pacchetto delle norme per l’illuminazione stradale. Inoltre, nel 2016 è stata pubblicata anche la UNI 11630:2016, che definisce il processo di elaborazione del progetto illuminotecnico e la relativa documentazione.

Tutte queste norme sono la base tecnica sulla quale il Ministero dell’Ambiente, in collaborazione con i diversi stakeholders trai i quali anche ASSIL, ha sviluppato i nuovi CAM Criteri Ambientali Minimi per l’illuminazione pubblica che hanno contribuito a determinare prescrizioni aggiornate tali da garantire i più alti livelli di sicurezza ed efficienza energetica per gli utenti del servizio di illuminazione pubblica.

L’intento lodevole e virtuoso di questa operazione rischia però di essere ostacolato da una sorta di sovraregolamentazione che rende l’applicazione delle stesse regole difficoltosa e laboriosa. ASSIL è in prima linea affinché, grazie all’applicazione dei riferimenti alle normative nazionali che regolamentano il settore, si possano superare i diversificati requisiti tecnici imposti dalle leggi regionali, in particolare in tema di inquinamento luminoso e risparmio energetico.

Sul piano della formazione si stanno creando o si dovranno istituire professionalità nuove collegate alla progettazione della luce urbana e qual è la vostra posizione in tal senso?

Alla luce dello sviluppo tecnologico, normativo e legislativo è indispensabile sviluppare una rete di professionisti preparati prima di tutto sotto il profilo della conoscenza. Formazione, attivazione di reti di conoscenza e la capacità di fare sinergie sono pertanto aspetti fondamentali.

Per questo le associazioni ASSIL e AIDI, nell’ambito delle attività contenute in un Memorandum of Understanding siglato tra le due associazioni il 7 novembre 2016, hanno deciso di dare vita al progetto formativo congiunto “Formazione in Luce”.

Grazie alle competenze tecniche, tecnologiche e normative di ASSIL e all’esperienza di AIDI nello sviluppo delle applicazioni della luce, sarà possibile creare e promuovere un ecosistema culturalmente avanzato, in sintonia con le vivaci dinamiche di un settore estremamente legato alla tecnologia e pertanto in costante, rapida evoluzione.

(courtesy photo: Philips)

Punti di Vista. I Progettisti

MATTEO SERACENI – Responsabile Ufficio Ingegneria, Sviluppo e Innovazione – Hera Luce

Matteo Seraceni, Responsabile Ufficio Ingegneria, Sviluppo e Innovazione – Hera Luce

In termini di progettazione, quali sono oggi gli aspetti più interessanti e quali invece le criticità nei contesti dell’illuminazione urbana in Italia?

Le maggiori criticità sono rappresentate dalla difficoltà nella valutazione dei costi totali di un impianto (in termini quindi di costi operativi e di capitale) e della gestione finanziaria, che porta ad una gestione non sostenibile nel lungo termine. L’aspetto più interessante è il superamento della frammentazione normativa attuato dalla pubblicazione dei CAM CriteriAmbientali Minimi per l’illuminazione pubblica, che ha dato l’opportunità di avere una normativa univoca a livello nazionale legata agli aspetti di efficienza energetica e rispetto dell’ambiente.

Come vede il trend relativo alla realizzazione di nuovi e più coordinati approcci ad una progettazione allargata alla luce urbana, anche in una prospettiva di Smart Lighting?

Gli approcci integrati rappresentano il futuro dell’illuminazione. Ritengo che non debbano essere gli apparecchi di illuminazione a creare una rete di comunicazione, ma che gli impianti di illuminazione debbano comunicare con un network abilitante già esistente all’interno di una città ed indipendente dal singolo apparato servito. L’approccio smart per Hera Luce deve essere realmente integrato – nel senso che tutta la città deve essere dotata di dispositivi in grado di connettersi fra loro attraverso un network indipendente e comune.

RENZO TEDESCHI – Studio tecnico progettazione Renzo Tedeschi, Casalecchio di Reno (BO)

Renzo Tedeschi, Studio tecnico progettazione Renzo Tedeschi, Casalecchio di Reno (BO)

Qual è il suo giudizio relativamente allo stato dell’arte dell’illuminazione pubblica nelle nostre città e nei nostri centri urbani?

I circa 10 milioni di punti luce esistenti sono dotati di lampade a scarica ed apparecchi di illuminazione a bassissima efficienza e consumano ognuno circa 600 kWh/anno generando un consumo energetico annuo stimabile in 6 miliardi di kWh, con un costo complessivo per le Amministrazioni Locali – comprensivo degli oneri per la manutenzione – stimabile in € 1.500.000.000 (IVA compresa) di cui € 1.250.000.000 per costi energetici ed € 250.000.000 per la manutenzione. Il taglio delle risorse previsti dalle Leggi Finanziarie verso gli Enti Locali ha costretto gli stessi ad intervenire drasticamente sui costi di gestione.

L’avvento delle sorgenti luminose a LED e l’adozione dei sistemi di telegestione e telecontrollo centralizzato hanno generato mediamente un risparmio sui costi energetici del 65% e del 25% sui costi per la manutenzione. Questi risparmi sono vincolati ovviamente alla realizzazione di interventi onerosi sugli impianti esistenti che le Amministrazioni Comunali non possono affrontare direttamente in quanto vincolate al Patto di Stabilità imposto dal Governo Centrale.

E’ questo il motivo per cui, da alcuni anni, molte Amministrazioni Comunali sono orientate verso appalti “a costo 0”, con assegnazione della gestione globale degli impianti per un determinato numero di anni ad una impresa che finanzia gli interventi di efficientamento energetico, riqualificazione, adeguamento normativo e oneri dovuti alla manutenzione ordinaria, con minori costi energetici. La crisi finanziaria ha ridimensionato drasticamente la “liquidità” di queste imprese e quindi la loro partecipazione a questa tipologia di appalti.

A mio parere risulterebbe necessario predisporre a livello nazionale un Piano Finanziario per permettere alle Amministrazioni Locali di attingervi per appaltare e finanziare direttamente gli interventi ed il servizio di manutenzione ordinaria e straordinaria alla stessa impresa per almeno 10 anni, per obbligare le imprese esecutrici a realizzare le opere con un elevato standard qualitativo da manutenere a canone concordato.

In termini di progettazione, quali sono oggi gli aspetti più interessanti e quali invece le criticità nei contesti dell’illuminazione urbana in Italia?

La progettazione dell’ illuminazione urbana deve partire da una idea di insieme frutto della collaborazione di varie figure professionali ( illuminotecnici, urbanisti, sociologi, paesaggisti, esperti in mobilità e sicurezza etc. ), necessità ribadita da alcune Regioni attraverso l’emanazione di Leggi che richiedono la stesura dei Piani Regolatori della Illuminazione Comunale (PRIC) ma che purtroppo non hanno prodotto un accettabile riscontro. Gli impianti di illuminazione urbana esistenti sono così frutto un susseguirsi di interventi scollegati e disomogenei che generano inevitabilmente una caotica discontinuità del contesto urbano notturno.

Inoltre una criticità da considerare è quella che con le lampade a scarica il rapporto tra luminanza ed illuminamento orizzontale era di 1 cd – 20/25 lx, mentre con i LED l’illuminamento orizzontale è quasi dimezzato, ed a parità di illuminamento con la luce bianca si ha una maggiore sensazione di buio rispetto alla luce gialla.

Pur condividendo quindi la necessità di non disperdere verso l’alto l’illuminazione, di portare l’efficienza luminosa ad alti livelli e utilizzare le infrastrutture esistenti, si pone l’obbligo di un’attenta progettazione e utilizzazione delle sorgenti luminose a LED (molteplici colorazioni del fascio luminoso con intensità luminosa facilmente regolabile ed accensione e spegnimento immediato) per permettere la corretta ricomposizione degli spazi urbani e la valorizzazione degli elementi storici ed artistici.

Come vede il trend relativo alla realizzazione di nuovi e più coordinati approcci ad una progettazione allargata della luce urbana, anche in una prospettiva di Smart Lighting?

La struttura delle linee di alimentazione elettrica degli impianti di Illuminazione Pubblica, se dotati di sistemi centralizzati di telecontrollo e telegestione punto punto, possono diventare una importantissima dorsale di alimentazione elettrica h 24 dei vari sistemi che da alcuni anni a questa parte vengono proposti, come Hot Spot WiFi, Videosorveglianza, Messaggistica variabile, Impianti Semaforici, Bike Sharing etc. Gli stessi impianti di Illuminazione Pubblica possono essere implementati con tecnologie tese all’aumento della sicurezza, al controllo dei consumi ed alla organizzazione della mobilità.

LAURA BORSANI – Responsabile illuminotecnica – Studio di progettazione InArPRO –    Roma

Laura Borsani, Responsabile illuminotecnica – Studio di progettazione InArPRO – Roma

Qual è il suo giudizio relativamente allo stato dell’arte dell’illuminazione pubblica nelle nostre città e nei nostri centri urbani?

L’avvento dei LED ha introdotto grandi innovazioni rispetto al mondo delle lampade convenzionali ampliando le possibilità progettuali del designer architettonico e di quello tecnico soprattutto per il contributo dato dall’unione della nuova fonte di luce, il LED, con l’elettronica.

Ne hanno tratto beneficio città come Milano, Torino, Bergamo, Brescia …. che hanno deciso la sostituzione totale dei vecchi apparecchi per sorgenti convenzionali con quelle a LED. Gli interventi si sono soprattutto concentrati nella sostituzione uno a uno dei punti luce con l’obiettivo di ottenere un maggior risparmio energetico e, quindi, ridurre i costi di gestione e migliorare la qualità della luce.

Milano può oggi risparmiare una decina di milioni di euro all’anno sulla bolletta elettrica. Questo approccio, se da un lato ha permesso ai comuni notevoli risparmi economici ottenendo un generale miglioramento illuminotecnico delle città, ha dall’altro lasciato però per il momento in secondo piano l’aspetto più architettonico dell’illuminazione.

In termini di progettazione, quali sono oggi gli aspetti più interessanti e quali invece le criticità nei contesti dell’illuminazione urbana in Italia?

L’aspetto senza dubbio più interessante tecnologicamente parlando è l’ampia gamma di soluzioni scaturite dalla ‘natura elettronica’ del LED, come la possibilità di controllo dinamico praticamente infinito nella regolazione della luce che si riflette positivamente sul risparmio energetico, o la maggiore precisione con cui gestire i fasci di luce per indirizzarli e concentrarli nelle aree di interesse.

Le criticità che si possono riscontrare sono invece rappresentate dal tumultuoso ritmo delle innovazioni che hanno provocato situazioni critiche come, ad esempio, la difficoltà di trovare pezzi sostitutivi con le stesse caratteristiche anche dopo solo pochi mesi dalla loro installazione.

Come vede il trend relativo alla realizzazione di nuovi e più coordinati approcci ad una progettazione allargata della luce urbana, anche in una prospettiva di Smart Lighting?

In modo molto positivo. Stiamo migrando dall’illuminazione per vedere all’illuminazione per stare bene, un concetto ben riassunto nel termine Human Centric Lighting. In questo contesto la luce deve rispondere ad alcune caratteristiche essenziali come: il risparmio energetico attraverso una maggior efficienza degli apparecchi e degli impianti, il rispetto dell’ambiente affinché il tutto sia sostenibile, l’ottenimento del comfort, elementi ormai integrati l’uno con l’altro e imprescindibili. E il progettista della luce deve sapersi orientare in questo nuovo mondo unendo tecnologia ad architettura.

(A cura di Massimo M. Villa – Redazione, con i punti di vista di Laura Borsani, Massimiliano Guzzini, Matteo Seraceni, Renzo Tedeschi)

 

1 COMMENTO

  1. Articoli molto interessanti.
    Sarebbe utile e interessante predisporre una sintesi dei principali concetti espressi nei vari interventi.
    A mio parere, in considerazione della continua evoluzione tecnologica, predisporre sulla Rivista una rubrica permanente.

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