Gio Tirotto. 3D e Design della luce

 Il designer Gio Tirotto
Il designer Gio Tirotto

Le esperienze nel design della luce e con le tecnologie della stampa 3D di uno fra i più interessanti giovani designer italiani

L’incontro con il designer Gio Tirotto nasce dalla volontà di conoscere più da vicino il lavoro di uno fra le voci giovani del design italiano, molto attivo nelle sue collaborazioni con diversi brand di prima grandezza, sia nel lighting come nell’ambito del furniture design.

La “scintilla” del design

Qual è la tua formazione come designer e quando nasce l’attività del tuo studio? Le linee essenziali del tuo percorso e del tuo itinerario di crescita come designer…

“Mi sono laureato al Politecnico nel 2007 e fu in quell’anno che mi si accese la prima vera “scintilla di design”, con la selezione di un mio progetto per OPOS, concorso per designer under 30, che ora non esiste più, ma che al tempo era davvero seguito con attenzione. Quell’esperienza mi fece capire che non era poi così impossibile essere “designer”…ed è a partire da lì che decisi di provarci.

Da ciò l’apertura nel 2010 del mio studio, “office for ideas”, ovviamente non fu una scelta casuale. Ho cominciato a collaborare già durante l’università con alcuni studi di architettura, e in questi ambiti è stata di fondamentale importanza l’attività di collaborazione con Diego Grandi, che mi ha aiutato a comprendere come miscelare con equilibrio teoria, pratica del progetto e attenzione alla contemporaneità.

Non posso certo dimenticare, come tappa fondamentale del mio percorso, la creazione di PADIGLIONEITALIA con Alessandro Zambelli nel 2012, un progetto nato per la settimana del Salone di Milano, che mi ha dato la possibilità di comunicare la mia idea di design, ma soprattutto di dare importanza al Progetto, svincolato dai quotidiani limiti commerciali, libero e condiviso. Tra l’altro fu la mia prima esperienza di 3D printing, nel cui ambito disegnai il set di posate “no pause – Non posate gli attrezzi”.

Parliamo proprio di questo: quando hai fatto esperienza per la prima volta delle tecnologie additive e di stampa 3D, con particolare riferimento al mondo del design della luce e della progettazione di apparecchi di illuminazione?

“Il primo approccio con un progetto che mixava 3D printing e lighting fu nel 2013, con la serie “Voltaire”, una collezione di lampade disegnata per .Exnovo – azienda che realizza tutto il proprio catalogo prodotti utilizzando quasi totalmente il 3D printing, coniugandolo alle più classiche tecnologie e ad un altissimo livello di progettazione e mano d’opera.

L’azienda mi incaricò di curare lo sviluppo prodotto dell’intera nuova collezione, 5/6 lampade, e questo mi permise di entrare davvero in contatto con il rapid prototyping, in quanto ogni progetto portava con sé la sfida che il suo progettista aveva intrapreso, sia con la luce che con la forma e che avrebbe definito di conseguenza l’identità dell’intera collezione e dell’azienda stessa.

Ero molto entusiasta di poter confrontarmi con quel progetto così innovativo ed oggi sono veramente orgoglioso di averlo portato a termine, sia dal punto di vista professionale che da quello sperimentale”.

Il lighting nel mercato della stampa 3D

Dal tuo osservatorio di progettista, come vedi e valuti l’attuale situazione del mercato della stampa 3D in relazione al lighting e quale potrà essere a tuo avviso la prevalente tendenza evolutiva per il futuro a medio termine?

“Sicuramente il lighting design è un dei mercati più fertili per la stampa 3D, sia per ragioni di prototipazione e sviluppo prodotto sia per la tipologia del materiale utilizzato; la plastica ha caratteristiche di leggerezza e trasparenza che sono punti fondamentali sulle quali il progettista può basare la sua nuova idea di luce.

Inoltre, esiste l’infinito territorio della decorazione, della forma e della superficie, che grazie alla tecnologia 3D può essere esplorato quasi senza limiti, una tendenza che già da qualche anno sta costruendo a piccoli passi un nuovo linguaggio estetico.

A medio termine credo che l’evoluzione toccherà il “custom made”, cioè la possibilità da parte del cliente di personalizzare il disegno della lampada, di deciderne le dimensioni etc.. almeno fino a quando questa tecnologia diventerà davvero più accessibile economicamente”.

La tecnologia LED ha introdotto nuovi “gradi di libertà” per il designer che – superati i “tradizionali” vincoli tecnici formali definiti dall’attacco obbligato per la sorgente di luce – ha potuto iniziare a declinare la propria ricerca formale su differenti percorsi, in buona misura ancora tutti da definire. Qualche cosa del genere sta avvenendo anche con l’adozione delle tecnologie additive della stampa 3D?

“Assolutamente sì, l’unione tra le due nuove tecnologie è di fondamentale importanza per la realizzazione di alcune sfide altrimenti impossibili: prendiamo per esempio “Voltaire”, le mie lampade per .Exnovo; il loro concept nasce dall’osservazione delle composizioni di Giorgio Morandi, dove le bottiglie venivano collocate dall’artista su un piano e vicino a differenti volumi geometrici, ed il loro equilibrio compositivo risiedeva nella luce che l’artista disegnava attraverso i colori. Così ho deciso di disegnare una lampada che creasse lo stesso ritmo compositivo morandiano, variando l’intensità luminosa attraverso un sistema di pareti interne differenti, ma fingendo un punto luce esterno direzionato sulla bottiglia che creasse un lato più in ombra”.

Le lampade/bottiglie “Voltaire”, disegnate da Gio Tirotto per .exnovo (courtesy photo: Federico Villa)
Le lampade/bottiglie “Voltaire”, disegnate da Gio Tirotto per .exnovo (courtesy photo: Federico Villa)
(courtesy photo: Federico Villa)
(courtesy photo: Federico Villa)

Progetti e tecnologie additive

Puoi raccontare ai nostri lettori il tuo lavoro di sviluppo e engineering per una delle tue ultime lampade e quali problematiche in particolare hai potuto nello specifico superare adottando nella progettazione le tecnologie di stampa 3D?

“Negli ultimi mesi ho sviluppato una nuova lampada per Seletti, un conosciutissimo brand italiano, il quale, approvato il progetto, ha subito preso in considerazione l’utilizzo della stampa 3D appunto per la prototipazione di un elemento della lampada. Ancora una volta, la tecnologia ci ha abbreviato di molto i tempi di decisione e di realizzazione, facendo anche risparmiare l’azienda in altre prove, sicuramente più costose”.

Serie “Voltaire” – dettaglio (courtesy photo: Federico Villa)
Serie “Voltaire” – dettaglio (courtesy photo: Federico Villa)

In termini di filiera, come valuti l’attuale livello di conoscenza degli operatori e quali attività occorrerebbe implementare sul piano istituzionale a favore di queste nuove tecnologie?

“Negli ultimi anni è stato comunicato molto sul tema, quindi personalmente ritengo che il mondo del progetto e quello produttivo siano bene a conoscenza della tecnologia in questione, ma ovviamente forse il costo ancora elevato dei macchinari avanzati provocano un allungamento dei tempi di assorbimento da parte del consumatore finale, di conseguenza nell’eventuale acquisto.

Attorno a questo tema vengono organizzati molti momenti pubblici di confronto (come workshop, fiere e lectures all’università) (NdR: il lettore non perda su questo stesso numero la nostra Tavola Rotonda dedicata a questo argomento), e sono ormai molte le città che hanno un FabLab.

Lampada "Voltaire" di Gio Tirotto
Lampada “Voltaire” di Gio Tirotto

Forse quello che consiglierei alle istituzioni è di non accontentarsi della promozione del solo uso della tecnologia in quanto tale, ma di sottolineare l’importanza della ricerca di contenuto progettuale, dello scavare nel profondo del messaggio che può e deve dare l’oggetto finale. Credo che la nostra eccellenza progettuale non risieda solo nell’uso della tecnica, ma anche nella “bellezza” del racconto che la tecnica ci permette di scrivere”.

In corso d’opera /Lighting design: una competenza ormai necessaria

In relazione alla tua attività di designer in ambito lighting puoi dirci su che cosa stai lavorando ora?

“E’ da poco entrato nel Manuale di Viabizzuno un diffusore in vetro che ho disegnato per N55 (GT01- Decantaluce), un nuovo sistema progettato da Mario Nanni, dove possono essere agganciati al “LED engine” differenti diffusori in vetro. Sono molto orgoglioso di questo progetto, poter lavorare con un brand così importante significa imparare tantissimo, sia sulla luce che sullo sviluppo del prodotto.

“GT 01 – Decantaluce” – diffusore in vetro disegnato per il sistema N55 di Viabizzuno
“GT 01 – Decantaluce” – diffusore in vetro disegnato per il sistema N55 di Viabizzuno

A novembre presento ad Operae – Torino una lampada a sospensione per la Galleria Secondome di Roma; si tratta di un progetto a cui tengo particolarmente, perché ha in se un piccolo accorgimento tecnologico che provoca un grande effetto decorativo.

Ci sono poi in cantiere per gennaio due mie nuove idee di luce per Seletti, che le presenterà al Maison et Object di Parigi: ma non posso ancora svelare nulla in merito…Spero siano solo l’inizio di un “lungo percorso luminoso”, ho capito la mia passione per la luce da pochi anni e credo di dover sperimentare ancora tanto attorno al tema, ma ammetto che il lavoro è sodo… diciamo che al momento in studio..“non c’è buio””.

Un’ultima domanda: come vedi il futuro istituzionale dell’indotto del Design italiano, in relazione alla formazione dei giovani e dei professionisti e con relazione alle trasformazioni della filiera generate da queste nuove tecnologie?

“Mi auguro che quanto prima il lighting design diventi più presente nelle università, non solo in corsi specialistici a scelta o post laurea, ma anche nei primi laboratori. Nessuno mi ha mai insegnato a disegnare lampade, è stata una necessità della mia professione. Quando si progettano gli spazi la prima cosa che bisogna affrontare è la loro illuminazione, sia per quanto riguarda la cantieristica sia per il dettaglio finale d’installazione e da ciò ne deriva la necessità per il progettista di dare in modo consapevole e strutturato la sua lettura dello spazio attraverso la luce. Il mio approccio alle lampade nasce dalla ricerca della giusta luce per un determinato spazio progettato o meno. E’ questa la mia idea di lighting design”.

(Massimo Maria Villa)

 

 

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