Luce e Design

Gae Aulenti, la luce e la storia

 

La grande hall del Museo d’Orsay a Parigi (1980-86), un progetto realizzato in collaborazione con Piero Castiglioni (courtesy: Wikimedia Commons)

Uno spazio che propone una serie di casi esemplari della relazione fra luce e design, declinati ogni volta da una parola guida.

Parola guida: PROSPETTIVE DI GENERE

La prima designer della storia credo possa essere identificata in Marietta Barovier, figlia di Angelo, innovativo vetraio muranese con il vetro trasparente (cristallo veneziano) e il vetro a venature. Marietta cresce nella seconda metà del ‘400 e alla morte del padre, assieme al fratello, ne eredita la fornace. Conserva i libretti delle “ricette” con i segreti del mestiere e sperimenta composizioni con vetri colorati di elevata sofisticazione: secondo alcuni storici è lei l’inventrice della coloratissima murrina “perla Rosetta”.

Marietta era anche il nome della celebre e dotata figlia di Jacopo Tintoretto, a testimoniare, un secolo più tardi come le donne, figlie di padri illuminati, partecipassero attivamente alla vita e al successo delle botteghe rinascimentali.

Un’altra di queste è Artemisia Gentileschi (1593-1654), le cui straordinarie doti di pittrice sono state confermate in una recente mostra a Roma.

Il Design al femminile

Nel 2016, un convegno organizzato dall’Associazione italiana degli storici del design, intitolato “Angelica e Bradamante. Le donne del design”, ha messo a fuoco il lavoro di una serie di interessanti designer italiane (o operanti in Italia) nel campo delle arti applicate (Anna Akerdhal Balsamo Stella, Studio Del Campo, Clara Garesio, Lucrezia Gangemi), nel campo delle professioni (Liisi Beckmann, Anita Klinz, Lora Lamm), nel campo della comunicazione, della formazione e dell’editoria (Piera Peroni, Giuliana Gramigna, Anna Maria Fundarò) e nel campo aziendale (Jacqueline Vodoz, Maria Simoncini, Antonia Astori e Adelaide Acerbi).

Rimanendo in Italia andrebbero poi ricordati i sodalizi eccellenti, in cui donne come Franca Helg (Franco Albini), Afra Bianchin (Afra e Tobia Scarpa), Lella Valle (Lella e Massimo Vignelli), solo per ricordarne alcune, hanno avuto un ruolo professionale non ancora adeguatamente considerato e studiato.

E nel mondo della luce

Il campo del lighting design è costellato da progettiste come Nicoletta Rossi (Studio Rossi-Bianchi), Marinella Patetta (Studio Metis Lighting), Cinzia Ferrara (Studio Ferrara-Palladino) o Chiara Baldacci (Studio Castiglioni), il cui contributo, anche culturale, è significativo del “modo italiano” di pensare la luce.

In questo panorama italiano di genere (peraltro appena tratteggiato), Gae Aulenti occupa un posto particolare, essendo stata, nel campo dell’Interior Design, dell’architettura e del lighting design, una precorritrice. Cresciuta, negli anni ’50, nella “Casabella” di Rogers (con compagni di strada come Vittorio Gregotti e Aldo Rossi) elabora fin dagli anni ’60 un approccio originale al progetto dello spazio espositivo, caratterizzato da sensibilità per la luce e consapevolezza della sua integrazione tecnologica nel dispositivo spaziale.

Il negozio Olivetti di Parigi (1967) e quello caleidoscopico di Buenos Aires (1968), che danno rilievo internazionale al suo lavoro, sono testimonianza di un incipit trasgressivo, che prosegue con la casa per un collezionista e gli showroom Fiat (1970), occasioni che le permettono di concepire e perfezionare (assieme a Livio Castiglioni) un innovativo sistema di illuminazione con proiettori, ottiche intercambiabili e diffusione sonora.

Un’immagine del negozio ‘Olivetti’ a Parigi (1967) che evidenzia l’interesse per il rapporto fra illuminazione e Interior Design già presente nella ricerca dell’Aulenti

Nel campo della luce il sodalizio illuminotecnico prosegue, negli anni ’80, con Piero Castiglioni, che la affianca nel complesso lavoro del Museo d’Orsay a Parigi (1983), un progetto che renderà Gae Aulenti celebre nel mondo. A metà anni ’80, sempre da un lavoro museale – la ristrutturazione di Palazzo Grassi a Venezia – nasce il progetto per il sistema di illuminazione ‘Cestello’ (design: Aulenti Castiglioni), prodotto in seguito da iGuzzini.

Venezia, Palazzo Grassi (1985-86). Nella ristrutturazione realizzata in quegli anni in collaborazione con Piero Castiglioni nasce il sistema ‘Cestello’ realizzato per iGuzzini
Il sistema ‘Cestello’ (iGuzzini)

Un’importante occasione per mettere in evidenza la sua sensibilità per il design di prodotto e la sua particolare visione della storia come “materia vivente”, che le deriva dall’insegnamento di Ernesto Nathan Rogers, è l’art-direction di Fontana Arte, svolta negli anni ’80 e ’90 sotto la guida di Angelo Guglielmi.

La riedizione delle lampade di Pietro Chiesa e Gio Ponti le permettono di riallacciare quel legame tra design e storia (in questo caso quella del moderno italiano) ricco di suggestioni e fermenti creativi e di porre il proprio lavoro in continuità con una tradizione di artefici.

Nella collezione Fontana Arte rimane il capolavoro (forse oggi dimenticato) della lampada ‘Parola’, (Aulenti–Piero Castiglioni, 1980) realizzata utilizzando tre tipi di vetro: soffiato–opalino colorato nel paralume, Pirex nello stelo, molato nel disco di base.

La lampada ‘Parola’ (1980) realizzata per FontanaArte

Come Marietta Barovier cinque secoli prima, Gae Aulenti possedeva una particolare sensibilità per materia, colore e luce, che può essere forse considerata una costante nella grande tradizione delle donne designer italiane. “Il segno architettonico dev’essere forte, ma leggero” – ricordava Gae Aulenti – e se, in una prospettiva di genere, la storiografia del design si proponesse di indagare anche le differenze di approccio, questa sorta di ossimoro forse potrebbe rappresentare una traccia da cui muovere l’analisi.

(Dario Scodeller – critico e storico del design, Venezia)