Forme e materia, evidenza e negazione

 

Pieve di San Giorgio, Vigoleno (PC). Vista generale della navata centrale. L’invasività degli apparecchi risulta estremamente contenuta nella percezione complessiva dell’ambiente (foto: Fabio Gambina) (cortesia: Linealight)

La progressiva diffusione sul mercato della tecnologia a diodi ha portato, sia in ambienti interni che esterni, ad una nuova definizione delle sinergie esistenti fra luce e architettura, ridefinite nella loro essenza e nella loro espressività grazie, soprattutto, ad una minore invasività degli apparecchi ed al rapporto diretto instaurato fra gli effetti luminosi e l’identità degli spazi e delle superfici

Il minimalismo e l’esiguità dimensionale dei sistemi luminosi di nuova generazione hanno consentito, sempre di più, l’integrazione fra l’emissione luminosa, la sua forma e la sua identità con l’architettura, i volumi, le superfici interessate, ridefinendo un rapporto espressivo e formale che lascia sempre maggior spazio all’idea che la luce sia soprattutto un “materiale” dotato di propria fisionomia e personalità, sebbene incorporeo.

Queste considerazioni si estendono a tutti i campi applicativi e trovano una ulteriore conferma negli interventi di retrofit che, oltre ad un significativo upgrade delle installazioni a livello energetico e manutentivo, generano una nuova definizione dei rapporti visivi e formali fra luce e spazio, fra forme ed architettura, fra effetti ed emozioni. L’emissione luminosa contiene il più possibile la sua connotazione fisica e geometrica per fondersi a livello percettivo con l’essenza stessa delle superfici, focalizzando l’attenzione sulla consistenza materica e formale degli spazi e dei contesti interessati ed integrandosi ad essi, enfatizzando gli effetti visivi e percettivi nel negare il più possibile la propria immagine concreta.

Integrazione, purezza formale e intensità di effetti caratterizzano le installazioni creando dunque un nuovo linguaggio espressivo e un rinnovato rapporto fra luce ed architettura. Questa nuova modalità di approccio è particolarmente evidente e significativa negli interventi sui beni culturali e monumentali, dove l’invasività degli apparecchi e dei sistemi luminosi ha sempre rappresentato un problema, costituendo spesso un elemento di squilibrio e contrasto in contesti armonici di particolari valenze espressive e visive.

Nell’intervento di relamping della Pieve di San Giorgio in Vigoleno (PC), ad esempio, elementi base del progetto sono stati il rispetto dell’identità dell’architettura e del suo linguaggio espressivo, con un attento studio sulla cromaticità dei materiali e delle opere esposte.

Pieve di S.Giorgio, Vigoleno (PC) (photo: GP Camera)

Oltre alla drastica riduzione dei costi, all’incremento della “vita” degli apparecchi ed al contenimento degli interventi manutentivi – sempre particolarmente problematici in abiti di questo tipo – l’inserimento di apparecchi a LED ha consentito una forte riduzione dell’invasività degli apparecchi, nascosti dalle gole, dalle cornici e da altri elementi architettonici, creando particolari scenografie di luce con un impatto di grande effetto, cercando di dare all’ osservatore la sensazione che le superfici siano illuminate da luce naturale in ingresso dall’esterno, con uno studio sugli effetti chiaroscurali e sul rapporto fra luce ed ombra.

L’intervento è stato realizzato con la posa in opera di proiettori orientabili in appoggio con basetta (serie “Navata”, di Linealight) con tonalità di luce bianco caldo (T=3000 K) ad alta resa cromatica (CRI=95), con sorgente LED array ad alta luminosità di diverse potenze ed ottiche in funzione delle singole necessità applicative (per l’illuminazione generale, 45 W, 1200 mA, fascio 30°; per illuminazione di supporto o eventi speciali, 15 W, 400 mA, ottiche 15° e 30°).

Per l’illuminazione d’accento dell’area altare/tabernacolo, sono stati invece utilizzati proiettori orientabili (serie “Navata” Focus di Linealight) in appoggio su basetta con ottica graduata (fascio variabile fra 8° e 50°), sorgente LED array ad alta luminosità, T=3000 K, CRI 80, 7W, 700mA.

Pieve di San Giorgio, Vigoleno (PC). Illuminazione d’accento di un dettaglio, ottenuta a mezzo di apparecchio con ottica a fascio variabile (8 – 50°) (foto: Fabio Gambina) (cortesia: Linealight)

Tutti i proiettori sono dotati di braccio flessibile coni sistema di bloccaggio, offrono un’elevata orientabilità sull’asse verticale e sono ruotabili sull’asse orizzontale di 340°, assicurando la massima versatilità applicativa.

L’integrazione fra forme, effetti e materia è alla base anche del progetto di relamping in esterno del Fuerte Ventura a Melilla, città autonoma spagnola ubicata sulla costa del Marocco.

Fuerte Ventura, Melilla (Marocco)

Nel piano di recupero dell’antica fortezza, costruita nel 1736, il progetto di lighting design – di Francisco Javier Gorriz Sanchez dello Studio DCI – si è rivelato decisivo nel definire il suo ruolo di spazio pubblico aperto ai visitatori con una forte connotazione visiva nel profilo urbano della città.

Le pareti della struttura – e la loro texture – prendono vita grazie a profili luminosi (serie “Xenia” 66 di Linealight) corredati di sorgente PowerLED da 15 W, ad emissione monocromatica di colore giallo, ottica 70°, mentre il viale centrale è illuminato a mezzo di apparecchi segnapasso ad incasso a raso (serie “Quara” 65 F di Linealight), con PowerLED 1 W, T=3000 K, CRI=80, ottica 70°.

Fuerte Ventura, Melilla, Marocco. Vista generale dell’interno. Gli effetti di luce, con emissioni di tonalità calde a contrasto, identificano gli ambiti applicativi, che giocano su una scenografia “disegnata” e strutturata (foto: Martin Garcia Perez) (cortesia: Linealight)

L’intervento è completato dalla presenza di apparecchi uplight carrabili (serie “Orma” R di Linealight), con PowerLED da 3 W, T=2700 K, CRI=80, ottica 30°. Il contrasto cromatico, tutto giocato su tonalità a dominante calda, movimenta lo spazio e le sue valenze creando scenografie singolari ed immediatamente identificabili, che caratterizzano lo spazio architettonico e la sua plasticità.

(Alessandra Reggiani)

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