Firenze. La luce e il corpo del Potere

Firenze, Museo di Palazzo Vecchio. Salone dei Cinquecento, vista d’insieme (cortesia: Targetti Sankey)

Un complesso e interessante intervento per un nuovo ed efficace progetto di illuminazione per valorizzare uno dei ‘luoghi’ simbolo del Potere dell’Italia rinascimentale, il Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio

Con oltre sette secoli di storia, il Palazzo della Signoria, più noto come Palazzo Vecchio, è l’emblema del potere civile della città di Firenze. Eretto tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo per ospitare i Priori delle Arti e il Gonfaloniere di Giustizia, supremo organo di governo della città, deve il suo aspetto attuale alle importanti opere di ristrutturazione e decorazione degli interni eseguite nei decenni centrali del XVI secolo, per adeguarlo alla nuova funzione di reggia ducale per volere di Cosimo I de’ Medici. Dal 1871 è anche la sede del Comune di Firenze.

Al piano nobile del Palazzo, l’itinerario di visita del Museo prevede la visita del Salone dei Cinquecento, nel quale un maestoso ciclo di pitture di Giorgio Vasari e della sua scuola celebra l’apoteosi di Cosimo de’ Medici e della città di Firenze ed un ricco apparato di statue accompagna il rinomato Genio della Vittoria di Michelangelo. Per accentuare l’imponenza della sala, il Vasari, che vi lavorò dal 1555 al 1572 – su suggerimento di Michelangelo Buonarroti – innalzò il soffitto di ben 7 m, coprendo con una raffinata struttura a cassettoni l’originario soffitto a capriate. Oggi questo grande ambiente è stato fatto oggetto di un accurato progetto di valorizzazione attraverso la luce.

Carla Balocco

Il progetto come Laboratorio: la messa a punto di un metodo di misura rapido degli illuminamenti

Carla Balocco

Dovendo definire il clima luminoso preesistente nel Salone dei Cinquecento, si è dovuto procedere con una vasta campagna di misure sperimentali per risalire alle informazioni di tipo fisico, ottico, colorimetrico, fotometrico e radiometrico. Le misure sono state condotte sulle estesissime superfici delle opere, sul pavimento e sulle pareti e su alcuni punti significativi degli arredi (gradini, sedute e tavoli) utilizzando sia le tecniche tradizionali di rilevamento basate sull’impiego di luxmetri e griglie di punti di misura adattate alle dimensioni delle opere ed alla ripetitività della misura stessa in tempi ridotti ed utilizzando stativi con bracci telescopici, sia attraverso un metodo di misura rapido dell’illuminamento che consente appunto di rilevare i livelli di illuminamento simultaneo su superfici estese.

Salone dei Cinquecento, una delle fasi di misura condotte sulle opere alle pareti del Salone (cortesia: Targetti Sankey)

Questa procedura ha previsto l’utilizzo di una fotocamera digitale accoppiata ad un sistema di rielaborazione dati ed un pannello campione con superficie di tipo lambertiano, che sfrutta l’opportuno accoppiamento delle caratteristiche del sensore, dell’ottica e della superficie di riferimento.

Questa tecnica sviluppata ad hoc a causa proprio dei vincoli fisici dimensionali dello spazio e delle opere, ha consentito di ridurre i tempi di rilievo, garantendo la simultaneità della misura per tutti i punti del campo di vista in presenza di condizioni di sola luce naturale (situazione molto complessa data la variabilità del sole e del cielo), sola luce artificiale e combinazione di entrambi.

Per i rilievi all’interno del Salone le difficoltà pratiche legate alle dimensioni dello spazio e delle opere si sono sommate a quelle inerenti le tecniche di misura: tanto che si è dovuto mettere a punto un metodo di misura rapida istantanea dell’illuminamento su superfici estese che ha richiesto anche la necessità di dotarsi di strumenti dedicati e diversi da quelli tradizionali per la misura dell’illuminamento e della luminanza.

A questi vincoli va aggiunta la difficoltà di realizzare le misure di luce naturale con totale continuità a causa delle ridotte possibilità di accesso al Salone, situazione che si è sommata a difficoltà pratiche per eventi eccezionali e a condizioni metereologiche avverse. In altre parole, non è sempre stato possibile seguire il protocollo di misurazioni sperimentali programmato.

Claudio Vallario

Sul concept e sulle scelte per il nuovo progetto di illuminazione del Salone

Claudio Vallario

Non abbiamo fatto altro che ripercorrere la storia e cercare di “aiutare” Vasari a restituire anche all’osservatore di oggi quel respiro di ampiezza alla percezione del Salone cercato dal Vasari con l’innalzamento dell’altezza del Salone, sfruttando la doratura dell’immenso soffitto ligneo e ribaltando l’impostazione illuminotecnica del vecchio impianto.

La luce doveva percorrere gli ampi spazi ricreati dall’ampliamento vasariano, rendendo il soffitto una sorgente secondaria di luce e “cucendo” su misura la qualità luminosa delle decorazioni in affresco per ripercorrere le vicende storiche di Firenze contro Pisa e Siena come in una gigantesca illustrazione ad ampio spettro cromatico e simbolico.

Salone dei Cinquecento. Giorgio Vasari, “La presa di Siena”. Visibile l’efficace lavoro di valorizzazione realizzato sullo spettro cromatico delle opere (cortesia: Targetti Sankey)

Da qui l’idea dei fasci incrociati da una parete all’altra, a partire dai sistemi di illuminazione puntuali delle piantane, che in corso di progettazione sono passati da oggetti a tutto tondo che potessero dialogare con i basamenti delle statue ed essere utilizzati come basi per il racconto museale, ad essere alla fine realizzati in una completa mimesi con la parete.

Un analogo concept è stato associato all’illuminazione delle statue su basamenti che – con la rivoluzione delle linee di puntamento per soffitto e affreschi – avevano la necessità di ritrovare le giuste qualità espresse da una luce semplice, morbida, elegante, soffusa.

Salone dei Cinquecento. Una delle sculture presenti nel Salone, “Firenze che trionfa su Pisa”. E’ visibile l’illuminazione a radenza realizzata con sistemi lineari a luce LED (cortesia: Targetti Sankey)
Salone dei Cinquecento. Al centro, fra le due sculture, una delle piantane ‘custom’ realizzate, equipaggiate da proiettori a LED che si integrano in modo discreto nell’ambiente per lasciare spazio alla sola luce (cortesia: Targetti Sankey)

Gli spazi dell’Udienza e della parte opposta del Salone hanno necessitato invece di una rivalutazione della loro presenza nel rapporto fra architettura e scultura: l’Udienza da una parte ha subìto una ridistribuzione dei rapporti di luminanza fra il piano orizzontale (pavimento), che ospita i protagonisti della rappresentanza cittadina per manifestazioni ed eventi, e i piani verticali, quasi completamente occupati dalle statue di marmo, ora percepibili nelle loro differenze cromatiche di venatura del marmo. Il lato opposto all’Udienza era invece percepito ed utilizzato come semplice passaggio durante il percorso museale di Palazzo Vecchio.

La nostra scelta è stata pertanto quella di portare in luce la meraviglia delle originali statue classiche di epoca romana, che proprio in occasione dei lavori di illuminazione hanno concluso il loro restauro e sono state ricollocate nelle nicchie. Il risultato finale è risultato essere quello di un’estrema “pulizia” percettiva dello spazio del Salone, prima dotato di 22 piantane per l’illuminazione risalenti agli anni ‘80, sulle quali sia le casse audio che l’impianto wifi non mostravano integrazione formale.

Stefania Galanti

La nuova illuminazione: l’approccio metodologico e l’engineering dei sistemi

Stefania Galanti

Per realizzare un nuovo sistema di illuminazione capace di rendere giustizia al patrimonio storico e culturale del Salone dei Cinquecento si è scelto di procedere con un metodo di lavoro corale nel quale i diversi attori coinvolti hanno collaborato fin dalle prime battute. Il progetto si è sviluppato con la finalità di definire in modo armonico le caratteristiche e le prestazioni del nuovo impianto di illuminazione – voluto in sostituzione dell’impianto preesistente – utilizzando sorgenti luminose e sistemi di gestione della luce (sia per regolare le accensioni che diversi scenari di illuminazione) in grado di tutelare ed enfatizzare al meglio le caratteristiche di uno spazio così importante.

L’illuminazione è stata realizzata tenendo inoltre in considerazione che il Salone dei Cinquecento è uno spazio polivalente in cui confluiscono necessità di tipo museale, aspetti funzionali, storico-architettonici e di rappresentanza. Partendo da queste premesse, l’obiettivo è stato quello di garantire all’interno del Salone una luce di qualità, grazie all’utilizzo di apparecchi tecnologicamente all’avanguardia e caratterizzati da un design discreto.

Un’attività di ricerca e sviluppo ha permesso qui la realizzazione di soluzioni di illuminazione ad hoc, studiate per adattarsi al meglio all’ambiente e alle esigenze di illuminazione poste dallo spazio.

Gli apparecchi di illuminazione qui utilizzati sono stati personalizzati per rispondere al meglio alle specifiche esigenze; inoltre, ogni apparecchio è stato equipaggiato con driver sviluppati ‘ad hoc’ per il progetto. Gli apparati sono stati progettati con componenti di ultima generazione per permettere la gestione della luce con controllo wireless (tramite tablet Android) per la creazione di scenari luminosi ‘ad ho’c e la regolazione dell’intensità luminosa degli apparecchi in base all’effetto desiderato.

Sul Product Design dei sistemi

La multidisciplinarietà del progetto ha richiesto la collaborazione di soggetti differenti che hanno messo in campo, ciascuno secondo le proprie competenze, esperienze e competenze di alto livello. In particolare, sulla base dei rilievi e dello studio del clima luminoso preesistente, a cura della prof. Balocco (NdR: vedi paragrafo di apertura), sono stati studiati da Targetti apparecchi ad hoc per restituire la corretta illuminazione dello spazio. Composto ad oggi da 141 apparecchi a luce LED, l’installazione dell’impianto nell’esteso spazio del Salone dei Cinquecento si articola in: n.55 apparecchi sui marcapiani del lato nord e sud; n.64 apparecchi installati nelle 8 strutture realizzate per illuminazione museale e del soffitto; n.8 sistemi lineari inseriti nei profili sui basamenti per illuminazione delle statue e n.14 sistemi lineari inseriti sulla cornice in quota lato Udienza.

Per l’illuminazione delle sculture sono stati realizzati apparecchi lineari a LED, progettati per essere integrati in maniera discreta nel basamento illuminandole in radenza con particolare drammaticità.

Per l’illuminazione delle lavagne, del tavolo dei relatori e del leggio, oltre che delle statue del lato Udienza e opposto, sono stati invece installati sulle cornici architettoniche in quota proiettori (serie ‘Coro’), realizzati con finitura personalizzata e dotati di appositi accessori ottici (zoom e cut-off).

Salone dei Cinquecento. Alcuni dei proiettori (serie ‘Coro’, Targetti) installati sulle cornici architettoniche (cortesia: Targetti Sankey)

Per l’illuminazione degli affreschi a parete e del soffitto vasariano sono state realizzate particolari piantane, sistemi sofisticati sul piano delle geometrie di emissione della luce, equipaggiate da proiettori a LED che si integrano in modo discreto nell’ambiente per lasciare spazio alla sola luce.

Attraverso la miscelazione di sorgenti LED ad altissima resa cromatica (RA>90) in differenti temperature di colore (2700 e 4000 K), è stato possibile esaltare i colori e le architetture presenti nel Salone, riportando in evidenza le tonalità dei dipinti e del soffitto vasariano e mantenendo inalterata la loro percezione sia nelle ore diurne sia in quelle serali. Inoltre, alla base delle piantane, sono stati inseriti apparecchi equipaggiati con ottica floor washer, segnapasso in grado di creare scenari luminosi ‘ad hoc e soddisfare’ i requisiti normativi richiesti in specifiche situazioni d’uso. Il consumo totale dell’impianto di illuminazione a piena potenza è pari a circa 9 kW, meno della metà dell’impianto precedente.

prof. ssa Carla Balocco – Docente di Fisica Tecnica presso l’Università degli Studi di Firenze ed afferente al Dipartimento di Ingegneria Industriale; Presidente delegato AIDI per la Toscana, Università degli Studi di Firenze

arch. Claudio Vallario, Ufficio Tecnico progettazione – SILFI spa 

arch. Stefania Galanti, Targetti Sankey

 

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