Estetica, conservazione, valorizzazione e sostenibilità

 

Museo del Delta antico, Comacchio (FE). Vista della sala del carico della nave romana (photo: C. De Camillis) (cortesia: C. De Camillis – R. Fibbi)

Negli ultimi anni, sulla scia dell’esperienza effettuata nei più grandi musei di tutto il mondo, anche nel nostro Paese il settore museale è stato interessato – quando e ove possibile – da un’importante operazione di conversione dei sistemi luminosi basati sull’impiego di tecnologie tradizionali in sistemi a LED

A fronte di un grande sforzo economico iniziale – da sempre momento critico delle nostre Istituzioni culturali – si è però compreso che gli enormi vantaggi indotti dall’utilizzo della nuova tecnologia LED sarebbero stati ammortizzati in tempi relativamente brevi, riducendo voci molto onerose – quali i consumi e gli interventi di manutenzione, con tutte le problematiche di gestione correlate – oltre ad apportare immediati benefici in termini conservativi, garantiti dalla tecnologia stessa del materiale, dalla distribuzione del suo flusso energetico e dalle sue interazioni con il microclima degli ambienti.

Inoltre, grazie all’estrema compattezza dei nuovi apparecchi, gli interventi di sostituzione assicurano indubbi vantaggi anche da un punto di vista estetico, con la drastica riduzione degli ingombri ed il maggiore contenimento della loro invasività, che si accompagna anche a un sensibile contenimento dell’impatto visivo dell’impianto di alimentazione e gestione per i quali – grazie alla riduzione degli assorbimenti in gioco – la sezione dei cablaggi è notevolmente ridotta.

Musei dotati di budget più consistenti riescono ad effettuare interventi di sostituzione o reinstallazione integrali e consistenti, mentre realtà con minori possibilità economiche eseguono operazioni parcellizzate e attentamente pianificate nella tempistica di esecuzione, secondo un progetto complessivo di interventi.

Interessante analizzare in tal senso – come case history due interventi di riqualificazione luminosa effettuati dai lighting designer Carolina De Camillis e Riccardo Fibbi, titolari di uno studio specializzato in lighting a Roma.

Nel progetto dell’illuminazione espositiva del Museo del Delta Antico a Comacchio (FE) – gli architetti De Camillis e Fibbi hanno scelto di mantenere ed utilizzare come luce di servizio i sistemi di illuminazione di tipo tradizionale presenti negli spazi dell’edificio ritenuti inadatti per il nuovo allestimento museale e fatti quindi oggetto di un intervento di restauro architettonico.

All’installazione in essere eseguita con lampade a parete a doppia emissione – equipaggiate ciascuna con lampada agli alogenuri metallici – è stato quindi sovrapposto un nuovo impianto di illuminazione museale interamente basato sull’impiego di sistemi a LED.

Oltre ad offrire soluzioni applicative poco invasive, efficaci, versatili, di ottima qualità e facilmente gestibili in termini di regolazione – servendosi in alcune applicazioni anche di un uso discreto della luce colorata – l’utilizzo di questa tecnologia ha inoltre garantito la massima salvaguardia conservativa per opere fortemente fotosensibili, protette da teche espositive.

Negli ambienti espositivi sono stati installati:

  • 55 proiettori per binario elettrificato con sorgente LED da 10, 13W e da 22 W, tc 3000 K, CRI>80, ottiche 11 e 15° intercambiabili, driver integrato (tipo “Yori”, Reggiani);
  • 39 apparecchi multilampada con base da parete/soffitto con sorgente LED da 1x9W, 4 apparecchi in configurazione 2 x 9 W e 7 3x9W, con tc 3000K, CRI>80, ottica intercambiabile da 10, 24 e 60°, driver integrato ( tipo “Museo Mini”, Exenia);
  • 6 apparecchi per montaggio a sospensione con sorgente LED da 3,5 W, tc 3000K, CRI>80, 700 mA, con ottica 36°, driver remoto (tipo “Pluriel”, Exenia);
  • 14 apparecchi da incasso estraibili orientabili +/- 100°, con rotazione 350° e sorgente LED da 9 W, 350 mA, tc 3000K, CRI>80, ottiche 10 e 24° con driver remoto (tipo “Pluriel incasso”, Exenia);
  • 4 apparecchi segnapasso da incasso a parete IP65 con sorgente LED da 2 W, 630 mA, tc 3000K, flusso luminoso 162 lm, ottica asimmetrica 70° , driver remoto (tipo “Quara 65 R”, Linealight);
  • 6 proiettori IP65 orientabili con sorgente LED da 2W 630mA, tc 3000K, ottica regolabile 8-50° con lente, driver remoto (tipo “Clivo”,Linealight).

Le teche espositive sono state illuminate con:

  • 16 moduli lineari con topLED da 4 W, 5 da 8,4 W e 4 da 12 W, 24V con emissione asimmetrica, tc 3000K, CRI >80, schermo lineare in policarbonato (tipo “Reika 1”, Linealight);
  • 12 proiettori miniaturizzati con sorgente LED da 2W 500mA, tc 3000 K, ottica 20°, driver remoto (tipo “Gem 1.0” di L&L); 6 LED Panel da 15 W, 6 LED Panel da 35 W, 20 LED Panel da 45 W con emissione diffusa, tc 3000K, CRI>85, telaio in alluminio e diffusore in PMMA, driver remoto ( tipo “Led Panel”,Elcom)

mentre per la “rievocazione” dell’acqua, realizzata con LED di colore blu, sono stati installati 110 ml di stripLED con LED blu da 4,8W/ml, 60 LED/ml, 24Vdc, 150 Lm/m, ad angolo di emissione ampio 120°, in profilo metallico con diffusore opalino e driver remoto ( tipo “Ribbon”, Linealight).

Museo del Delta antico, Comacchio (FE). Scorcio della Sala della vita quotidiana con l’illuminazione di colore blu – evidente richiamo all’acqua – proveniente da appositi recessi sotto le pedane (photo: C. De Camillis) (cortesia: C. De Camillis – R. Fibbi)

Molto interessante anche l’esito dell’intervento di restyling di due importanti sale espositive del Museo di Palazzo Massimo alle Terme a Roma, dove il sistema di illuminazione equipaggiato da lampade alogene è stato sostituito da un nuovo sistema di lampade a LED, realizzato con:

  • 6 proiettori per binario elettrificato con sorgente LED da 8 W, CRI>90 e tc 3000K, fascio narrow spot 7°, dimmer a bordo (tipo “Optec”, Erco)
  • 16 proiettori per binario elettrificato con sorgente LED da 24 W, CRI>90 e tc 3000K, fasci spot 17°, flood 30° e oval flood 62°x18°, dimmer a bordo ( tipo “Optec”, Erco), supportati anche da apparecchi per l’illuminazione notturna e apparecchi per l’illuminazione di sicurezza non permanente.
Museo Nazionale Romano, Roma. Sale dei Bronzi, “Il Pugilatore”. La puntuale definizione dei fasci luminosi utilizzati evidenzia la drammaticità ed i dettagli dell’opera (photo: C. De Camillis) (cortesia: C. De Camillis – R. Fibbi)
Museo Nazionale Romano, Roma. Sale dei Bronzi, “Il Principe ellenistico”. L’incidenza obliqua dei fasci luminosi da quattro lati consente di apprezzare, oltre alla plasticità della muscolatura, anche i dettagli del viso (photo: C. De Camillis) (cortesia: C. De Camillis – R. Fibbi)

(Alessandra Reggiani)

 

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