Roma, i Villini delle Fate

Eclettico romano

 

Gino Coppedè -Quartiere de “I Villini delle Fate”
(cortesia: arch. Francesca Storaro)

Dopo anni di abbandono, sono ritornati a Roma al loro antico splendore i villini progettati nei primi anni del 1900 dall’arch. Coppedè, grazie alla presenza di un committente attento e ad un accurato progetto di restauro conservativo del complesso

La “Società Anonima Cooperativa Edilizia Romana”, che si trasformò più tardi in “Società Anonima Aedificatio”, fu costituita nel 1916 e divenne acquirente di un’area di 31 mila metri quadrati di terreno, sul quale si proponeva di erigere un moderno ed elegante quartiere, composto di edifici forniti di ogni conforto, ma destinati ad abitazioni di tipo medio.

La Società, che aveva affidato all’architetto Gino Coppedè il progetto e la costruzione del Quartiere, iniziò i lavori nel 1917. L’architetto Coppedè accetta dal repertorio storico delle forme gli elementi da lui ritenuti più caratterizzanti del Medioevo, della fiorentinità, del Manierismo, senza tentare di modificarne i componenti e senza sospetto alcuno d’ironia,organizzandoli con fantasia artigiana in un continuo spazio e tempo espressivi, con un fervido richiamo alla natura.

L’esito architettonico diviene allegoria, sovrasenso, di una cifra espressiva emblematica, che fonde sogno e realtà; la “mano” del suo Autore, in questo quartiere, è ancora clamorosamente confermata dal gruppo dei tre villini che occupano il lato est di Piazza Mincio. Le abitazioni, note come “villini delle fate” formano un imprevisto fondale scenografico al fasto seicentesco dell’arcone e dei palazzi degli ambasciatori.

I Villini delle Fate sono forse l’opera più gradevole e meglio riuscita del quartiere. L’ispirazione di Gino Coppedè è originale, squisitamente italica. Vi si respira l’atmosfera del Rinascimento, quando le arti erano predilette come gli amori e come gli studi e la vita aveva bisogno di un sommo decoro estetico per essere vissuta in armonia.

I Villini – che formano un insieme architettonico di una sola unità artistica e stilistica – sono perfettamente separati l’uno dall’altro non solo da regolari muretti e cancellate, ma anche nella loro identità di singola unità abitativa, e oggi dopo anni di incuria sono tornati al loro splendore grazie alla volontà e al coraggio del committente Orlando Corradi, presidente della Mondo TV Spa e dell’arch. Gianfranco Giardino, progettista del restauro conservativo.

Il progetto di illuminazione: il concept

Come i colori primari sono in relazione alla razionalità dell’Essere umano, così i colori complementari sono da porre in relazione alla fantasia umana.Nella nostra lettura del lavoro di Coppedè, l’accendersi della luce si pone a rappresentare un valore di soglia, indica l’inizio di un cammino, di un percorso di conoscenza.

La luce entra cioè di diritto nella progettazione architettonica per trasformare lo spazio fisico in scena, luogo della rappresentazione, in un ambiente ancor più ricco di significati simbolici, arricchendone l’eloquenza espressiva insita nel Programma decorativo dell’architetto.

Tra Ideale e Realtà, “I Villini delle Fate” si accendono così attraverso il mondo delle Luci e dei Colori delle antiche Muse: le tre Fate sono associate alle tre Muse originarie, Mneme, Melete ed Aede.

I Villini delle Fate in quanto appartenenti ad un unico corpo architettonico d’insieme sono stati perciò illuminati in tutte le loro facciate, in tutte le loro evidenze architettoniche, da una unica fonte di luce bianca che sembra unirle; ogni singolo villino inoltre si va a differenziare dall’altro attraverso la luce del colore che lo caratterizza.

 Progettoilluminotecnico per i Villini delle Fate, Roma. Planimetria PianoTerra (cortesia: arch. Francesca Storaro)
Progetto illuminotecnico per i Villini delle Fate, Roma. Planimetria PianoTerra (cortesia: arch. Francesca Storaro)
Progettoilluminotecnico per i Villini delle Fate, Roma. Planimetria primo piano (cortesia: arch. Francesca Storaro)
Progetto illuminotecnico per i Villini delle Fate, Roma. Planimetria primo piano (cortesia: arch. Francesca Storar

Illuminazione: le soluzioni adottate

Per l’illuminazione del primo Villino è stata creata una prima illuminazione radente di luce bianca, dal basso verso l’alto, con proiettori ad incasso (tipo Megaflat Quadrata, Simes), in versione speciale con tegolino antiabbagliamento e lampada a scarica con bruciatore ceramico (tipo Mastercolour CDMTD 700W/830, attacco Rx7s, tc 3000 K, Philips).

Per il registro alto della costruzione è stata poi realizzata una seconda illuminazione in colore Ciano con proiettori (tipo Beamer II, Erco, con lente per scultura e filtro interferenziale ciano Rosco), equipaggiati con lampada a scarica tipo Mastercolour (tipo CDM-T 70W/840, G12, tc 4000 K).

Per il Torrino è stato utilizzato un altro tipo di proiettore (tipo Beamer III, di Erco, con lente per scultura e filtro interferenziale ciano Rosco), equipaggiato con lampada CDM-T (con potenza di 150W/840, attacco G12 e tc 4000 K).

Per l’illuminazione del secondo Villino è stata definita una prima illuminazione radente con luce bianca, dal basso verso l’alto, con proiettori ad incasso (tipo Megaflat Quadrata, Simes) in versione speciale con tegolino antiabbagliamento e lampada a scarica con bruciatore ceramico (tipo Mastercolour CDM-TD 700W/830, attacco Rx7s, tc 3000 K, Philips). Per realizzare il secondo livello di illuminazione di colore Giallo delle parti rientranti sono stati invece utilizzati – per la parte inferiore – posizionati sulle scale e nascosti all’interno di fioriere, altri proiettori (tipo Parscoop III, Erco, con filtro in pasta colore giallo e lampada a scarica tipo Mastercolour CDM-TD 70W/830, Rx7s, tc 3000 K, Philips).

Per il registro superiore sono stati utilizzati proiettori lineari (tipo Linear, Simes, con gelatina colore Giallo Rosco e lampada fluorescente lineare tipo T5 (Osram, 39W attacco G5, tc 3000 K).

Per l’illuminazione del terzo villino, dopo aver ancora predisposto una prima illuminazione radente con luce bianca ed emissione dal basso verso l’alto, con proiettori ad incasso (idem come sopra) con tegolino antiabbagliamento e lampada a scarica con bruciatore ceramico (idem come sopra), si è proceduto a realizzare una seconda illuminazione in colore Magenta delle parti rientranti, per la quale sono stati utilizzati – per il registro basso – proiettori ad incasso (tipo Megaflat Quadrata, Simes) con tegolino antiabbagliamento e filtro in pasta colore Magenta (Erco) e lampada con bruciatore ceramico (tipo Mastercolour CDM-TD 700W/840, Philips).

Per la parte superiore, invece, sono stati posizionati sulle scale e nascosti all’interno di fioriere altri proiettori (tipo Parscoop III, di Erco, con filtro in pasta colore magenta e lampada a scarica (tipo Mastercolour CDM-TD 70W/840, attacco Rx7s, tc 4000 K.). Per la parte superiore esterna, sempre con luce bianca, sono stati infine utilizzati altri proiettori (tipo Radium, de iGuzzini), con lampada a scarica (tipo Mastercolour CDM-TD 700W/830, tc 3000 K).

IL PRIMO VILLINO: LA MEMORIA (MNEME)

PRIMO VILLINO
PRIMO VILLINO

La Memoria è qui presentata in una veste di colore CIANO. Il Ciano è un insieme di sensazioni che uniscono il colore del Pensiero, dell’intuizione con il colore dell’Anima. Come colore del Cielo e della funzione riflessiva è di natura spirituale; il Silenzio è la giusta condizione della sua malinconica bellezza

IL SECONDO VILLINO: L’ESPERIENZA (MELETE)

SECONDO VILLINO
SECONDO VILLINO

L’Esperienza è qui presentata in una veste di colore GIALLO. Il Giallo è il colore dell’accrescimento della Conoscenza e rappresenta la raggiunta Consapevolezza. Sinonimo di sapiente chiarezza, assume un carattere sublime, di dominio ed è al centro del mondo universale come nello spettro cromatico lo è in relazione alla Luce

IL TERZO VILLINO: IL CANTO (AEDE)

TERZO VILLINO
TERZO VILLINO

Il Canto è qui rappresentato dal colore MAGENTA, formato dall’unione del colore simbolo dell’ energia vitale e del colore che rappresenta l’Energia visibile, l’Aria come elemento dell’antichità. E’ sinonimo di incontrollata potenza generatrice e distruttrice insieme: il suo tono porpora diviene emblema di potenza materiale raggiunta. La sua considerevole profondità e pienezza è la soddisfazione dei più alti ideali dell’umanità, dell’unità con la Terra

(arch. Francesca Storaro, progettista e light designer – Roma)

 

GINO COPPEDÈ

Gino Coppedè (Firenze, 1866 – Roma, 1927) fu architetto, scultore e decoratore. Figlio di Mariano e fratello dell’arch. Adolfo fu esponente di un’architettura eclettica, sviluppando un suo personale stile ornamentale che coincise per alcuni tratti stilistici con i caratteri più immediati dello stile Liberty. Progettò il castello Mackenzie (nel 1890) e il Castello Bruzzo, la villa Türcke, a Genova i palazzi Pastorino e Zuccarino, realizzando a Napoli il palazzo Galli a Santa Lucia. A Roma firmò il progetto di un lotto di case d’abitazione (noto come quartiere Coppedè), tra via Tagliamento e piazza Buenos Aires

Gino Coppedè -Quartiere de “I Villini delle Fate”. Un’altra vista del complesso architettonico (cortesia: arch. Francesca Storaro)
Gino Coppedè – Quartiere de “I Villini delle Fate”. Un’altra vista del complesso
architettonico (cortesia: arch. Francesca Storaro)

 

I VILLINI DELLE FATE 

Committente: MONDO TV SPA di Orlando Corradi

Ideazione Luministica – Direzione artistica: Vittorio e Francesca Storaro

Progetto Illuminotecnico: Arch. Francesca Storaro

Consulenza e fornitura apparecchi di illuminazione:

Stignani Illuminazione – Roma

Direzione Lavori: Arch. Gianfranco Giardino

 

 

 

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