Design is…? 650 designer sul futuro del progetto

 

Salone Satellite (Euroluce 2017)

Vent’anni e non sentirli. Ha superato la maggiore età il Salone Satellite, premiato con il Compasso d’Oro alla Carriera 2014, e continua ad essere l’osservatorio più affidabile che ha fatto la fortuna di autori emergenti, divenuti nomi affermati, riconosciuti dalla critica e apprezzati dalle aziende. “DESIGN is…?” è il filo conduttore della 20esima edizione: domanda aperta, più che mai attuale, a cui hanno risposto i 650 progettisti, provenienti da tutto il mondo. Un interrogativo – il tema della rassegna – che invita a riflettere sul valore dei processi e dei progetti. E proprio la ricerca materica, con la reinterpretazione dei classici del design, il bisogno di prodotti versatili, capaci di adattarsi a più spazi, e l’interazione tra oggetto e utente finale a caratterizzare i progetti del settore lighting, sempre più ricco e interessante

“Elea” 

Fabrizio Averna & Marco Sollami

Fabrizio Averna & Marco Sollami (Domino)

‘Perché non ti muovi?’ Verrebbe da chiedere guardando la scultorea lampada ‘Elea’, che dà l’impressione di voler dondolare. In uno spessore ridotto all’essenziale – meno di tre centimetri -, Elea racchiude una corona di LED che, illuminata, tende a degradare, come per un accenno di eclissi.

Lampada ‘Elea’ (photo: Alessandro Di Giugno)

Ispirata ai classici del design italiano, la struttura è formata da moduli curvilinei: le due sorgenti di luce, indipendenti tra loro, sono inserite all’interno di due rispettivi cerchi che possono essere facilmente smontati dalla struttura principale, rendendo così possibile un flat packaging, in grado di agevolare spedizione e stoccaggio della lampada.

‘Lucid Lights’

Il designer David Derksen (courtesy: David Derksen Design)

David Derksen Design (Olanda)

‘Lucid Lights’, proposte nelle versioni tavolo, parete e sospensione, sono lampade che giocano con la percezione dell’osservatore.

Una struttura leggera, realizzata in acciaio inossidabile e ottone, avvolge il corpo illuminante a LED che si intravede dietro la superficie finemente perforata, quasi da sembrare trasparente.

La luce smaterializza l’oggetto fisico, lasciando che il fascio luminoso si diffonda nell’ambiente, caratterizzandolo con la sua presenza.

Lucid Light Wall

‘Aurora’ 

Il designer Mendel Heit (courtesy photo: Paul Thüroff / MHDL)

Mendel Heit Design Lab (Germania)

Orologio da tavolo ma anche luce d’ambiente, dalle tante sfumature. Disegnato dal tedesco Mendel Heit, ‘Aurora’ è un oggetto di assoluta bellezza che ricrea, all’interno di ogni stanza, la stessa magia della luce nordica e i riflessi cangianti dei colori dell’iride.

L’orologio trasforma la normale rotazione delle lancette in una giostra luminosa, che non eccede, però, con effetti impattanti che disturbano la vista.

Lampada ‘Aurora’

Sfruttando la tecnologia della stampa 3D, e combinandola con la luce colorata dei LED, il progettista ripropone un classico elemento di arredo, arricchito da un modo nuovo ed emozionante di raccontare il tempo.

‘O-Line’ 

Laurent Verly (Belgio)

Il designer Laurent Verly (courtesy: Gundega Gravite)

Insignita con il premio Banca Intesa, nell’ambito del concorso “Design è…?”, ‘O-LiNE’ s’ispira alla continua metamorfosi richiesta oggi agli oggetti progettati. Grazie alla sua struttura, può trasformarsi da piccola lampada da comodino ad una soluzione di illuminazione monumentale, da terra o a parete.

È la componente materica – un tubo ottenuto con materiali in prevalenza plastici, lungo 5 m, a sezione cava – ad assicurare il giusto compromesso tra flessibilità e rigidità necessarie per mantenere la configurazione desiderata.

Lampada ‘O-Line’ (photo: Laurent Verly)

Esposta nello stand “Belgium is Design”, è dotata di 3 LED e sistema di controllo remoto della luce, in modo da garantire un basso consumo energetico e lunga durata.

‘Frame Light’ 

Edward Linacre and Viktor Legin (Copper Design, Australia)

Il concept alla base di ‘Frame Light’, progettata dai due designer australiani, è quello di avere un oggetto artistico e scultoreo, realizzato con materiali naturali.

Da sx, Viktor Legin e Edward Linacre (courtesy photo: Matt Wood )

Lampada da terra, a parete, o pendente, ma potrebbe dare vita anche ad una configurazione del tutto casuale, scaturita da esigenze di spazio e dai desideri del cliente: il design è altamente personalizzabile e la forma nasce dall’interazione tra progetto e utente finale.

Lampada ‘Frame Light’ (photo: Tom McInnes)

Frame Light è composta da sezioni di legno di quercia americano, della lunghezza di 300mm, collegabili in qualsiasi direzione, con un solo lato illuminato da una striscia di LED, completo di diffusore.

‘Crowd’

La designer Miharu Hamada

Miharu Hamada (Giappone)

‘Crowd’ “illumina il paesaggio che la sensibilità giapponese crea“, così la definisce la designer Miharu Hamada. Esposta in fiera all’interno dello stand di AUNIT – un gruppo di studenti provenienti da varie città del Giappone –, la lampada sintetizza l’essenza più profonda del design nipponico.

Lampada ‘Crowd’

L’assoluto rigore formale incontra la tecnologia LED come strumento di illuminazione, generando un corpo rettangolare di alluminio, scandito da pochi segni verticali che si addensano: una metafora della vita in Giappone in cui il singolo si unisce, in maniera rispettosa e sensibile, alla collettività affollata.

‘Lumeneer’ 

La designer Eun Hai Kim

Eun Hai Kim (Melbourne Movement, Australia)

La sospensione ‘Lumeneer’ porta la firma della designer Eun Hai Kim, arrivata nel capoluogo lombardo grazie a Melbourne Movement, mix di giovani talenti, riuniti insieme allo scopo di far conoscere all’estero il design australiano più innovativo, destinato a fare tendenza. Il collettivo è stato fondato nel 1999 da Kjell Grant, professore di Design a Melbourne.

La sospensione ‘Lumeneer’

La progettista ha scelto l’utilizzo di materiali naturali sostenibili e tecniche di lavorazione artigianale, come l’impiallacciatura del legno, diventati i driver della nuova progettazione. Lumeneer è una lampada a sospensione che si distingue per la sua forma scultorea, fatta di sottilissimi fogli di legno, tagliati a strati, e per la sua naturale valenza estetica. Componenti per l’illuminazione by Rakumba.

‘COLLEZIONE 20 ANNI’: una mostra nella mostra

Carlo Tamborini
Patrick Jouin (photo: © Benoît Linero)
Daniel Rybakken

‘Collezione 20 anni’ è un raccolta di progetti inediti firmati da 46 designer internazionali, che devono il loro successo al Salone Satellite. Catalogo unico composto da pezzi creati per l’occasione, in alcuni casi autoprodotti dagli autori, in altri realizzati dalle aziende presenti al Salone.

‘Smooth’, un apparecchio di Raat (Dongmyung Lighting Co), è uno spotlight orientabile per binario trifase, firmato da Carlo Tamborini, pensato per la luce architetturale; nel piccolo spot trova alloggio anche il trasformatore, che resta celato all’interno dell’apparecchio, grazie alla geometria del dissipatore.

‘Smooth’ (Raat)

Progettata dal francese Patrick Jouin per Kartell, ‘Candy Candle’ è invece una lampada da tavolo prodotta con materiale plastico, forma iconica e armoniosa che evoca nel segno la più semplice fonte di illuminazione: la candela.

‘Candy Candle’ (courtesy: Kartell)

Altrettanto scenografica è la sospensione del norvegese Daniel Rybakken: ‘Amisol’ è formata da un profilo in alluminio circolare, che ingloba una membrana a specchio metallizzato, sorretto da tiranti.

‘Amisol’

Come un vela che fluttua nel mare, la lampada si libra nell’aria, mentre un potente LED proietta sul disco il suo fascio luminoso, che si diffonde e si riflette nell’ambiente.

PRISMA PROJECT: 4 progettisti per la tecnologia OLED

Presentato dall’Istituto Marangoni e coordinato da Sergio Nava, docente di Product Design, Prisma Project vuole estendere il talento di singoli designer all’interno di un gruppo comune, con l’intento di collaborare con varie aziende, per lo più italiane.

I quattro progettisti selezionati, tutti ex studenti della scuola milanese, di nazionalità diverse, hanno sviluppato la propria interpretazione della tecnologia OLED.

I designer di Prisma Project: da sinistra: Gustavo Martini, Matteo Agati, Giulio Masciocchi, Térence Coton

‘Nauta’, di Térence Coton, è una lampada da tavolo simile ad una finestra triangolare, con 3 posizioni principali o 12 a seconda dell’orientamento, che permette di scegliere un’illuminazione diffusa per la sera, una potente per il lavoro, e una luce retroilluminata per un piacevole risveglio.

Gustavo Martini firma ‘Poise’, ispirata al rapporto tra equilibrio e forza: l’impulso elettrico che passa dalla base arriva ai pannelli OLED, fornendo luce diretta o indiretta verso la parete.

‘ABC’, di Giulio Masciocchi sfrutta la flessibilità del supporto OLED, mentre ‘Slicing Light’ di Matteo Agati, propone una sintesi fra la forma tradizionale dell’abat- jour e l’applicazione di materiali e tecnologie di engineering innovative, come il Grafene e la stampa 3D: il corpo della lampada è ottenuto attraverso la ripetizione di un modulo ad anello che, tramite diametri differenti, genera l’oggetto, nel quale la sorgente luminosa – quattro strisce di OLED – attraversa l’intero asse centrale.

‘Nauta’
‘Poise’
‘ABC’
‘Slicing Light’

ALTRE STORIE. DAL MATERIALE LA LUCE: la lampada “Saturno” per Materioteca al MecSpe di Parma

Individuare modalità e materiali sempre migliori per la diffusione della luce è uno dei temi nei quali la ricerca applicata all’illuminotecnica sta producendo risultati interessanti, a fronte di una necessità ormai prioritaria con i nuovi sistemi di illuminazione con tecnologia LED, caratterizzati da elevate emissioni puntuali della radiazione luminosa.

Uno sviluppo di questa ricerca vede l’affermarsi di soluzioni innovative legate all’utilizzo di trattamenti/rivestimenti superficiali con strutture nanotecnologiche. Alla rassegna MecSpe di Parma, nell’ambito di ‘Materioteca’, la proposta di ‘Saturno’ è quella di una lampada a metà strada tra la scienza dei materiali e il design.

La sospensione ‘Saturno’

Firmata da Alberto Bianchi, Matteo Gianni, Pietro Gottardi e Alberto Nespoli – gruppo di progettisti provenienti da ambiti formativi diversi – la lampada è definita da due forme geometriche inizialmente trasparenti, che si trasformano in volumi luminosi quando avvicinate a una fonte luminosa LED: le nanoparticelle disperse finemente nel polimero ad alta purezza ottica assicurano infatti proprietà ottiche modulabili.

Alberto Bianchi, amministratore unico della spin off Graftonica
Il designer Alberto Nespoli

L’introduzione mirata di nanoparticelle con un indice di rifrazione più alto del polimero, consente – con l’aumentare del cammino ottico – la separazione dello spettro luminoso. Quindi la luce fredda bianca iniziale della sorgente LED scelta può divenire gradualmente gialla e poi rossa, proprio come accade alla luce solare che attraversa l’atmosfera: l’ingegnerizzazione del materiale permette di regolare la diffusione di luce e la variazione cromatica.

Alberto Bianchi, insieme al professore Roberto Simonutti e a Michele Mauri ha fondato Graftonica: una spin off dell’Università di Milano-Bicocca che sviluppa e produce additivi nanotecnologici. Partendo da questa lampada, sono stati realizzati differenti materiali di ultima generazione, creati in laboratorio, che modulano le proprietà ottiche e meccaniche, come Graft4Light_diamond (alta trasparenza), Graft4Light_strong (alte proprietà meccaniche) e Graft4Light_flex (flessibile), tutte plastiche utilizzabili con processi di stampa a iniezione e 3D

(arch. Elviro di Meo)

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