Paola Marini

Dal punto di vista della luce

Verona. Un’immagine di una delle sale del nuovo percorso espositivo realizzato per il Museo degli Affreschi “G.B. Cavalcaselle” alla Tomba di Giulietta
Verona. Un’immagine di una delle sale del nuovo percorso espositivo realizzato per il Museo degli Affreschi “G.B. Cavalcaselle” alla Tomba di Giulietta

Che ruolo può rivestire oggi il progetto di luce nell’ambito dei nostri musei, anche con riferimento alla recente riforma avviata dal Ministro Franceschini? Ne abbiamo parlato con Paola Marini, da poco nominata direttrice delle Gallerie dell’Accademia di Venezia

L’istituzione “museo” nel nostro Paese è stata recentemente al centro di un importante punto di svolta, determinato dalle scelte e dai nuovi orientamenti portati dalla Legge voluta dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Dario Franceschini (Legge 29 Luglio 2014, n° 106).

Il testo di legge contiene numerose indicazioni e novità, come ad esempio il credito d’imposta del 65% per le donazioni a favore dei Beni culturali, dei Musei e delle istituzioni culturali (il cosiddetto Art Bonus), oltre all’introduzione dell’apertura della selezione pubblica per la nomina dei nuovi direttori dei poli museali e degli istituti della cultura statale di rilevante interesse nazionale anche a figure al di fuori della PA.

Questi interventi, insieme a numerosi altri dispositivi, sottesa la volontà di portare nuove misure per valorizzare “…le professionalità del Mibact e per agevolare la mobilità e il comando presso l’amministrazione dei beni culturali” hanno e stanno facendo parte di una importante fase di trasformazione dell’attuale assetto degli istituti museali.

All’interno di questa stagione di rinnovamento, Paola Marini, da poco nominata  direttrice delle Gallerie dell’Accademia di Venezia (già direttrice del Museo-Biblioteca-Archivio di Bassano del Grappa e dal 1997 responsabile del coordinamento dei Musei d’Arte del Comune di Verona, a cominciare dal Museo di Castelvecchio), intende portare un nuovo impulso operativo – in una logica di stretto coordinamento delle iniziative culturali sulla città di Venezia e sul territorio – ai contenuti del suo nuovo incarico veneziano.

E al presente trova un museo che ha da poco ampliato i suoi spazi espositivi con l’apertura di una nuova ala a firma dell’architetto Tobia Scarpa, dopo l’ultimazione dei lavori iniziati al piano terra nel 2005 a seguito dello spostamento dei locali occupati dall’Accademia delle Belle Arti, con il passaggio da 6 a 12.000 m2 espositivi.

Verona. L’allestimento realizzato per una delle sale del Palazzo della Gran Guardia, in occasione della mostra – curata da Paola Marini e Bernard Aikema (luglio – ottobre 2014) – “Paolo Veronese. L’illusione della Realtà” (cortesia foto: Alessandro Gloder)
Verona. L’allestimento realizzato per una delle sale del Palazzo della Gran Guardia, in occasione della mostra – curata da Paola Marini e Bernard Aikema (luglio – ottobre 2014) – “Paolo Veronese. L’illusione della Realtà” (cortesia foto: Alessandro Gloder)

Abbiamo incontrato la dott.ssa Marini e le abbiamo rivolto alcune domande su questi temi.

Dare visibilità al Museo

Paola Marini, nuovo direttore della Galleria dell’Accademia, Venezia

Come valuta nella sua esperienza professionale il nuovo assetto e le nuove forme gestionali proposti con la riforma voluta dal Ministro Franceschini?

“Ritengo che si tratti di un momento molto interessante che mette alla prova tutti noi, perché l’obiettivo di dare visibilità al Museo mi sembra un obiettivo molto interessante, mentre l’altra grande sfida contenuta nella riforma è quella di riuscire a farlo senza infrangere il tradizionale rapporto olistico tra i differenti aspetti del patrimonio culturale italiano.

In questo senso lo strumento dell’Art Bonus è sicuramente una risorsa molto importante, che andrà affiancata da tutti gli altri elementi previsti dalla Riforma, dal Consiglio di Amministrazione al Comitato Scientifico, allo Statuto, al piano di gestione pluriennale”.

In tema di valorizzazione delle collezioni e di offerta museale, quali sono oggi gli strumenti a Sua disposizione relativamente alle strutture che dirige?

“Direi sicuramente tutte le opportunità in termini di comunicazione culturale offerte dai siti internet, dai social media e dai rapporti con gli stakeholders, a Venezia particolarmente numerosi e qualificati, oltre alla collaborazione con tutti i numerosi comitati per Venezia, all’attività didattica specifica sviluppata con le esposizioni in sede e fuori, in Italia e all’esterno e alle attività didattica in genere, oltre alle pubblicazioni specialistiche e alle conferenze, tutti strumenti che si costituiscono come un complesso integrato che supporta in modo completo l’offerta che la struttura Museo viene ad avere rispetto al proprio territorio”

Illuminazione  e allestimento, binomio imprescindibile

La struttura di un Museo è oggi sempre più aperta e rivolta verso l’esterno, per intercettare le migliori forme e modalità allestitive che rispondono alla domanda del fruitore visitatore. Quali sono a Suo avviso oggi gli aspetti più interessanti in tal senso e che ruolo riveste l’illuminazione?

“L’illuminazione è oggi importantissima perché – come accade per il suono – ci siamo tutti abituati, soprattutto nelle mostre temporanee, ad una qualità di illuminazione molto buona e molto pensata.

Il pubblico dei visitatori, è perciò divenuto molto più esigente, sempre più attento e chiede soluzioni più raffinate anche per gli allestimenti permanenti.

Ciò premesso, va detto che la luce è anche un elemento molto soggettivo, per cui accade poi che lo stesso pubblico non abbia la pazienza di cercare il punto di vista migliore per osservare le opere e per quanti sforzi gli organizzatori abbiano fatto nel realizzare le scelte di allestimento, ci si trova spesso di fronte a due principali critiche da parte del visitatore – fruitore, la prima sulla dimensione del carattere degli apparati didascalici e l’altra proprio sulla luce e sui riflessi fastidiosi e che talvolta inficiano la lettura delle opere”

Riferendoci nello specifico alle istituzioni museali che dirige, avete ultimamente sviluppato progetti dedicati ad una nuova e/o rinnovata illuminazione degli spazi espositivi?

“Purtroppo no, in quanto anche in passato avevamo avuto solo parziali  successi in questo settore nel senso che il nostro tema – mi riferisco qui al Museo di Castelvecchio a Verona – era da un lato mantenere i corpi illuminanti che l’architetto Carlo Scarpa aveva progettato ai tempi del riallestimento del Museo (la cui prima fase dei lavori con la messa a punto di una serie di innovativi interventi architettonici, museografici e allestitivi si era conclusa nel 1964), facendoli convivere con sistemi di illuminazione più moderni, più duttili e più funzionali.

Non eravamo riusciti tuttavia a superare queste due opposte esigenze: il sistema di illuminazione che avevamo individuato (NdR si trattava del sistema di illuminazione museale a sospensione “Lancia”, realizzato e ingegnerizzato dal progettista Gianandrea Gazzola nel 1995 per il Museo di Castelvecchio) era una soluzione di carattere “artigianale” incompatibile con la gestione “seriale” delle manutenzioni pubbliche e dovemmo con dispiacere rinunciarvi.

Da un certo punto di vista, un analogo problema si riproporrà anche a Venezia alle Gallerie dell’Accademia, dove anche in questo caso un lavoro di restauro della sede e risistemazione delle raccolte venne condotto dallo stesso Carlo Scarpa, su invito del direttore Vittorio Moschini, in un periodo compreso fra il 1945 e il 1960, portando come sempre una particolare attenzione ai materiali utilizzati, oltre all’eliminazione delle false ambientazioni d’epoca.

Venezia, Gallerie dell’Accademia. La Sala XX, una delle sale con l’allestimento “storico” del Museo, con gli otto teleri delle “Storie della Reliquia della Croce” (Foto Archivio fotografico del Polo museale del Veneto, “Su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo”, riproduzione vietata)
Venezia, Gallerie dell’Accademia. La Sala XX, una delle sale con l’allestimento “storico” del Museo, con gli otto teleri delle “Storie della Reliquia della Croce” (Foto Archivio fotografico del Polo museale del Veneto, “Su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo”, riproduzione vietata)

E il nostro lavoro dovrà pure qui confrontarsi con il recente allestimento progettato dall’architetto Tobia Scarpa (figlio di Carlo) e da poco terminato per l’ala palladiana del complesso della Carità (NdR e dove lo stesso architetto Tobia Scarpa ha fatto ricorso all’utilizzo del nuovo sistema di illuminazione “Ray”, realizzato per Mizar)”.

Venezia, Gallerie dell’Accademia. Uno degli spazi del recente progetto di ampliamento e recupero per l’ala palladiana del complesso della chiesa della Carità, realizzato dall’arch. Tobia Scarpa con l’arch. Renata Codello
Venezia, Gallerie dell’Accademia. Uno degli spazi del recente progetto di ampliamento e recupero per l’ala palladiana del complesso della chiesa della Carità, realizzato dall’arch. Tobia Scarpa con l’arch. Renata Codello
Venezia, Gallerie dell’Accademia. Un altro degli spazi espositivi con il nuovo allestimento espositivo (progetto: arch. Tobia Scarpa, lighting design per Mizar: Riccardo Campion) (cortesia foto: Alessandro Gardin)
Venezia, Gallerie dell’Accademia. Un altro degli spazi espositivi con il nuovo allestimento espositivo (progetto: arch. Tobia Scarpa, lighting design per Mizar: Riccardo Campion) (cortesia foto: Alessandro Gardin)

Esperienze di fruizione e nuove tecnologie per la luce

Le nuove tecnologie LED e le possibilità di gestione della luce attraverso scenari differenziati aprono differenti prospettive in termini di modalità e esperienze di visita degli spazi di un museo. Come valuta queste opportunità e questi strumenti, dal suo punto di vista?

“Mi sembrano tutte soluzioni interessanti, le abbiamo già utilizzate e abbiamo adottato questo tipo di tecnologie per numerosi allestimenti di mostre temporanee. Non potrei dire però ancora di aver pensato a loro per un riallestimento del Museo, in quanto non ho avuto ancora occasione di confrontarmi con il problema da questo punto di vista.”

Concludendo, Lei ritiene che la luce possa essere utilizzata anche come uno degli strumenti più importanti per superare l’attuale “circoscritto” utilizzo del Museo come luogo di “transito” episodico in occasione della grande mostra da parte del visitatore a favore di una fruizione estesa del Museo come luogo di confronto e appartenenza della comunità che lo ha espresso?

“Certamente adeguare e rinnovare gli allestimenti, nel rispetto del carattere specifico di ciascun museo e salvaguardando gli interventi allestitivi storici che li distinguono, può rendere il Museo un luogo sempre più fruibile e facilitare una riappropriazione da parte della comunità, ma questa metodica deve essere accompagnata da una divulgazione attenta e da una promozione costante e accurata della cultura e delle attività museali.

Sicuramente la luce è uno degli elementi a cui ricorrere e il pubblico è diventato ad essa molto più sensibile, così che quelle soluzioni che prima avevano un valore riconosciuto oggi sono da valutare non più sufficienti a rispondere alle esigenze di un fruitore cresciuto nelle sue richieste e nei suoi intenti di visita”.

(Massimo Maria Villa)

 

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