Come sta la luce in Italia?

apertura due

Prima parte

Si riaccende la luce sul mercato dell’Illuminotecnica italiana. Ma non per tutti. Anche in questo settore, come in altri del manifatturiero, le aziende e gli operatori più evoluti, innovativi e di qualità, da un lato, e quelli che riescono a vincere la guerra sulla convenienza, dall’altro, incassano i risultati migliori

Nel mercato dell’illuminazione, fra i principali motori di sviluppo nello scenario complessivo e nel più lungo periodo, l’innovazione tecnologica continua a rappresentare un’imprescindibile leva strategica. Guardando alle sorgenti luminose, proseguono i fenomeni di sostituzione tecnologica verso prodotti a maggiore efficienza. E, più in generale, l’attenzione alla riduzione dei consumi energetici, e la messa a punto di soluzioni tecnologiche più sostenibili, mantenendo un’alta resa luminosa, sembrano continuare a fornire un rilevante contributo al rinnovamento del portafoglio prodotti.

In un contesto altamente competitivo, la propensione alla “customizzazione” dell’offerta, che da tempo contraddistingue il Made in Italy, costituisce un importante valore aggiunto, sia nel segmento pubblico sia in quello privato.

L’analisi del portafoglio ordini fornisce indicazioni incoraggianti sull’evoluzione della domanda nel 2015, evidenziando moderati spiragli di recupero anche nel mercato interno, con la tecnologia LED che guida il cambiamento e traina in misura consistente la domanda di nuovi prodotti, impianti e soluzioni.

Nel corso dell’anno l’illuminazione LED “consumer” dovrebbe raggiungere il 16% del mercato, se si conferma il trend di crescita della prima metà dell’anno (30%). E considerando l’illuminazione nel suo complesso, professionale e consumer, la quota del LED sul mercato italiano si aggira intorno al 38%.

Una filiera con chiare propensioni per l’export

Fra le aree extra europee che hanno più contribuito alle vendite estere di tecnologie per l’illuminazione, anche grazie ai vantaggi di un dollaro forte, figurano Nord America (Stati Uniti +10,2%), Nord Africa e Medio Oriente (Arabia Saudita +24,7% e Qatar +23,6%), dato che sui mercati arabi il Made in Italy continua a conquistare spazi e consensi importanti.

Alcuni segnali di recupero arrivano anche dal mercato europeo, verso cui è rivolto oltre il 70% dell’export di Illuminotecnica italiana, e il tasso di crescita delle vendite nel Vecchio continente è stato particolarmente rilevante verso Gran Bretagna (+15,7%), Spagna (+14,1%) e Germania (+8,8%), che resta il principale acquirente europeo.

Il risultato positivo ottenuto sul fronte estero è anche, o innanzitutto, il frutto delle strategie di internazionalizzazione avviate da tempo dagli operatori del settore. Nell’ultimo quinquennio, pur in un contesto difficile, le esportazioni italiane di Illuminotecnica hanno mostrato una crescita media annua vicina al 4%.

…e in Italia

 Aurelio Volpe, Direttore Ricerche Csil
Aurelio Volpe, Direttore Ricerche Csil

Allo stesso tempo, va rilevato che le importazioni corrono al ritmo del 15-20% di crescita, e anche in questo caso il dato nazionale è più o meno in linea con il dato europeo. L’Italia è il sesto importatore europeo di apparecchi di illuminazione e il secondo esportatore: per un miliardo e mezzo di euro l’Italia, un miliardo in più la Germania.

Mentre la quota di mercato delle prime 50 imprese si aggira intorno al 60% del volume complessivo. «L’industria italiana degli apparecchi di illuminazione include, del resto, alcune fra le maggiori realtà europee» sottolinea Aurelio Volpe, Direttore Ricerche di mercato internazionali del Csil: «…in un quinquennio la quota sull’offerta europea del settore per iGuzzini passa da 1,6% a 1,9%, e un analogo trend di crescita si registra per Disano, Beghelli, Flos, Artemide, Performance in Lighting, complessivamente da 5,1% a 6,6%.

Naturalmente il mercato italiano è parte integrante della realtà europea: tre o quattro fra i 20 Top player in Italia per quota di mercato hanno la loro Casa madre all’estero: Zumtobel con un 3,6%, Philips con un 3,7%, a seguire Ikea, Paulmann, Waldmann. Per non parlare della miriade di esportatori cinesi che insieme controllano almeno il 9% del mercato».

Mercato: una svolta “faticosa” – 1

Nel corso del 2014 sono peraltro emerse le prime e moderate indicazioni di tenuta anche sul fronte interno (+4,2%) che seguono un biennio molto critico; un miglioramento che ha risentito in parte anche delle misure di detrazione fiscale per il rinnovamento del patrimonio edilizio, che comprendono gli apparecchi di illuminazione come complementi d’arredo per l’immobile in ristrutturazione.

Ma nonostante queste dinamiche, nel complesso sul fronte domestico la distanza dai livelli di domanda pre-crisi resta vicina al 20%. Il mercato interno tende quindi, sia pure moderatamente, a crescere, intorno a una dicotomia: «…buono l’andamento dell’alto di gamma da una parte, e del lifestyle più conveniente e dei grossisti dall’altra» rimarca Volpe, «con difficoltà, invece, per la gamma media, gli specialisti di illuminazione e l’illuminazione classica».

Le opinioni dei professionisti

Tecnologia LED e risparmio energetico: il punto di vista del lighting designer

 L’arch. Marinella Patetta, Metis Lighting Consigliera Apil
L’arch. Marinella Patetta, Metis Lighting Consigliera Apil

Uno dei motori del mercato è la diffusione e lo sviluppo della tecnologia LED. Una diffusione, molto sostenuta dalle aziende del settore, che porta con sè «…anche aspetti da considerare e affrontare con molta attenzione» sottolinea Marinella Patetta, socio fondatore di Metis Lighting e Consigliera di Apil, l’Associazione dei professionisti dell’Illuminazione: «Innanzitutto, il mercato e l’offerta di prodotti LED sono vastissimi, e vanno da apparecchi e soluzioni di qualità ad altri meno validi. E poi tutti hanno le proprie caratteristiche e peculiarità».

Anche per questo un acquirente, un utente finale, «..andrebbe adeguatamente ”guidato” nella scelta da uno specialista. Proprio per evitare che vengano utilizzati prodotti e soluzioni non adatti, o non ottimali, per una determinata necessità e utilizzo, anche perché poi l’utente finale resta insoddisfatto, e ricava una valutazione negativa del tipo di prodotto».

Non basta, in pratica, usare il LED come la soluzione per tutto, «il punto della questione è ”come” e ”cosa” si usa. Quindi non bisogna procedere in modo superficiale e approssimativo, come invece ancora troppo spesso avviene. È importante conoscere le tecnologie in maniera adeguata, e utilizzarle per le loro caratteristiche. Occorre conoscere, capire e scegliere bene».

Un altro forte fattore di sviluppo e innovazione del settore è rappresentato dal risparmio energetico. «Anche qui scelte e azioni vanno fatte con cognizione di causa» osserva Patetta «..la sensibilità sul tema della luce è cresciuta in Italia rispetto al passato, ma non è cresciuta allo stesso modo la sensibilità sul progetto e sull’importanza del progetto di luce. Per fare un esempio concreto, non è di per sè l’uso del LED che fa risparmiare energia: il risparmio energetico passa attraverso una corretta progettazione».

E, più in generale, «c’è un grande bisogno di puntare sulla qualità, dei prodotti e dei progetti» rimarca la Lighting Designer, «sulla necessità di orientare in maniera adeguata gli acquirenti e utenti finali, da parte di specialisti del settore. Occorre alzare la qualità media del progetto di luce, e affermare il concetto che il progetto di luce è essenziale e tra le priorità principali all’interno del progetto complessivo».

Il Lighting Design per la qualità dei progetti

Per fare tutto questo, secondo Marinella Patetta, ma anche secondo molti altri professionisti del settore, «…va rafforzato in questo quadro il ruolo del Lighting Designer», e le aziende dovrebbero sviluppare «..relazioni e sinergie più strette con una figura professionale che rappresenta lo specialista in grado di orientare al meglio la clientela, ottimizzare caratteristiche e funzionalità del prodotto, far crescere la qualità finale dei progetti e dei lavori.

In primo luogo per quanto riguarda i progetti di una certa importanza, il ruolo del Lighting Designer va valorizzato e promosso» perché «la valorizzazione delle professionalità può dare solo un riscontro positivo per tutte le parti in causa». E perché «la discriminante non può invece diventare il prezzo, altrimenti, riguardo a qualità e competitività, è una battaglia persa».

Le opinioni dei professionisti

Architettura e luce. La carenza di una progettazione integrata: il punto di vista dell’architetto

 Alessandro Pedretti, architetto e designer, socio Studio Italo Rota and Partners
Alessandro Pedretti, architetto e designer, socio Studio Italo Rota and Partners

Nel nostro Paese, «avviene spesso che anche progetti di luce significativi per architetture e spazi urbani siano presi in carico da figure con attitudini professionali non correlate» ribadisce Alessandro Pedretti, architetto-designer specializzato nel campo dell’illuminotecnica, socio dello Studio Italo Rota & Partners, «come agenti aziendali, produttori di apparecchi, imprese di costruzione, impiantisti, grossisti, architetti e designer “tout court”, senza esperienza e competenza specifiche».

Questo si deve essenzialmente ancora «..ad una carenza normativa, procedurale, ma soprattutto culturale, per cui nei processi progettuali non è richiesta la “tutela” di una progettazione certificata della luce, se non di parametri impiantistici e normativi di base.

La Luce rimane quindi spesso come l’ultimo e opzionale apporto conclusivo ai progetti architettonici, che non riservano – alla fine del loro percorso – le necessarie risorse sia economiche che di analisi delle qualità dei prodotti utilizzati e delle loro performance. Di rado esiste un progetto integrato tra architettura e luce capace di percorrere insieme la strada dall’inizio alla conclusione della loro realizzazione».

Per Pedretti c’è inoltre un altro fattore significativo: «la luce non è un parametro puramente geometrico, matematico e normativo. Intervengono invece nel suo compimento fattori importanti di sensibilità, percezione, attitudini che sono alla fine i fautori dei risultati finali» e l’architetto sottolinea come «la pura matematica dei calcoli porterebbe quasi sempre a progetti formalmente e normativamente corretti ma standardizzati nello spirito della “non ricerca”.

Le scuole e le Università possono insegnare le regole, saranno poi le intuizioni, le esperienze sul campo e la capacità visionaria e innovativa, dell’esperto, dello specialista, a fare evolvere la qualità dei progetti. La professione si deve evolvere da puri tecnici del luxometro a persone capaci di fare interagire con gli spazi, non solo fisici ma anche mentali, la tecnica e tutti i processi necessari a definire valore e qualità della luce».

Oggi in Italia, mentre lentamente si sta colmando «il vuoto normativo delle “regole”, delle scuole, e della sensibilizzazione a procedere verso l’eccellenza dei parametri quantificabili della luce» fa notare Pedretti, «manca ancora, spesso, l’aspetto più creativo e di innovazione, per far sì che i progetti illuminotecnici non rimangano appannaggio di uffici tecnici o figure che applicano solo correttamente calcoli e programmi di parametri illuminotecnici, senza il finale risultato di garanzia di qualità data dalla ricerca e sperimentazione».

(courtesy Platek)
(courtesy Platek)

Che cosa ci dicono i numeri?

Ma, oltre ai dati e ai numeri di bilanci e consuntivi, nella percezione e per l’esperienza diretta degli addetti ai lavori, come sta il mercato della Luce in Italia?

La qualità dei progetti di illuminazione nel nostro Paese come viene valutata? Quali sono i principali Trend di richiesta che provengono dal mercato?

Lo abbiamo chiesto ai professionisti del settore, ai Lighting designer, agli architetti, ai progettisti, ai distributori, alle aziende e ai gestori di punti vendita e showroom, per una sorta di “primo sondaggio sulla Luce” in Italia.

Per tratteggiare, seppure sommariamente ma con indicazioni significative, il loro punto di vista sullo scenario complessivo e il polso del mercato, le tendenze in atto, le prospettive da seguire e gli ambiti su cui sarebbe necessario e urgente intervenire. Per riattaccare la spina. Per dare nuovo impulso ed energia alle difficoltà ancora da affrontare.

Tra le risposte al “sondaggio”, che ha coinvolto e raccolto la partecipazione di numerosi professionisti ed esperti del settore, emerge, ad esempio, che il 39% degli intervistati (la maggioranza relativa) giudica “Discreta” la qualità dei progetti di illuminazione in Italia, per il 26% del totale è soltanto “Sufficiente”, ed è giudicata “Buona” per il 22%. Il 13% la boccia senza appello come “Insufficiente”, mentre per lo 0%, in pratica per nessuno tra gli addetti ai lavori, la qualità dei progetti può essere considerata “Eccellente”.

Giudizi troppo severi, colpa dei risultati mediocri che abbassano la media complessiva o resta molto da fare per migliorare?

Dal punto di vista della committenza, i committenti principali per i progetti di illuminazione risultano essere gli enti pubblici (37% del totale), seguiti dalle imprese di costruzioni (24% dei casi), e dalle aziende costruttrici di apparecchi di illuminazione (21%). Al quarto posto della graduatoria, definita dall’esperienza diretta degli intervistati, figurano gli Energy Manager e i responsabili System integrator all’interno delle imprese (per il 18% del totale), evidenziando ancora nella nostra filiera una debolezza strutturale per queste nuove tipologie di figure professionali.

Altri commenti, altre risposte e valutazioni sul mercato, da parte degli addetti istituzionali ai lavori, saranno pubblicate sul prossimo numero della rivista, nella seconda parte del nostro sondaggio sulla Luce in Italia.

 I risultati del nostro sondaggio

Il sondaggio della nostra Inchiesta è stato realizzato su un campione diretto di nominativi, ripartiti in modo omogeneo fra le categorie dei Progettisti di impianti, dei Lighting Designer, degli Architetti, degli studenti di Politecnico e della Facoltà di Architettura e delle aziende costruttrici di apparecchi.

Pubblichiamo qui la prima parte dei dati rilevati.

Sulla qualità dei progetti

(la domanda che segue è stata rivolta alle figure dei Progettisti di impianti, ai Lighting Designer, agli Architetti, agli studenti del Politecnico e della Facoltà di Architettura e alle aziende costruttrici di apparecchi)

Come valuta la qualità dei progetti di illuminazione nel nostro Paese?

Da segnalare: è’ interessante notare – per questa domanda – la significativa discrepanza nelle risposte fra i progettisti di impianti e i lighting designer, in relazione alla voce “Insufficiente”, che per i primi si è fermata al 6%, mentre per i secondi fa registrare un netto 18%.
Da segnalare: è’ interessante notare – per questa domanda – la significativa discrepanza nelle risposte fra i progettisti di impianti e i lighting designer, in relazione alla voce “Insufficiente”, che per i primi si è fermata al 6%, mentre per i secondi fa registrare un netto 18%.

Quando è richiesta la competenza del Lighting designer

(la domanda che segue è stata rivolta alle figure dei Lighting Designer, oltre che ai Progettisti di Impianti e agli Architetti)

In quali situazioni oggi dal punto di vista operativo viene maggiormente richiesta la competenza e/o consulenza specialistica del Lighting designer nella commessa di un progetto di illuminazione?

Da segnalare: per questa domanda, invece, una differenza molto significativa nelle risposte fra i progettisti di impianti e i lighting designer, si è registrata in relazione alla voce “Per progetti indoor di illuminazione museale”, che per i primi è al 30%, mentre per i secondi si attesta solo al 13%. E’ probabilmente decisamente sovrastimata la lettura da parte dei progettisti di impianti
Da segnalare: per questa domanda, invece, una differenza molto significativa nelle risposte fra i progettisti di impianti e i lighting designer, si è registrata in relazione alla voce “Per progetti indoor di illuminazione museale”, che per i primi è al 30%, mentre per i secondi si attesta solo al 13%. E’ probabilmente decisamente sovrastimata la lettura da parte dei progettisti di impianti

Quale è il committente privilegiato in materia di progetto di luce

(la domanda seguente è stata rivolta alle figure degli Architetti, oltre che ai Progettisti di Impianti e agli Architetti)

Dal punto di vista della sua attività professionale quale è in prevalenza oggi il suo committente privilegiato in materia di progetto di illuminazione?

Dal punto di vista della attività professionale
Dal punto di vista della attività professionale

A proposito della qualità della luce nei differenti contesti applicativi

 (la domanda che segue è stata rivolta agli studenti del Politecnico e della Facoltà di Architettura, nella loro veste di utenti)

Come valuti oggi complessivamente la qualità della luce?

Qualità della luce in ambito domestico
Qualità della luce in ambito domestico
Qualità della luce nei locali del tempo libero
Qualità della luce nei locali del tempo libero
Qualità della luce nei
Qualità della luce nei grandi spazi collettivi e nei locali per lo spettacolo
Qualità della luce
Qualità della luce nei luoghi di studio e di lavoro
lll
Qualità della luce in ambito pubblico e urbano

Da segnalare: in questo caso è interessante l’allineamento degli indicatori, per tutti gli ambiti,  su un valore medio che esprime un gradimento “tiepido” per la qualità della luce, con il valore ‘sufficiente’

(A cura di Stefano Casini in collaborazione con Massimo M. Villa – Redazione)

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