Catanzaro, Ponte Bisantis: scenari di luce per l’architettura

Catanzaro. Ponte Bisantis. Rendering degli effetti luminosi previsti dal nuovo progetto (cortesia: ENEL Sole)

Per un’opera stradale che rientra nella storia moderna dell’architettura civile come il Ponte Bisantis a Catanzaro, è stato recentemente presentato nel capoluogo calabrese a Palazzo De Nobili – a fronte delle autorità della Prefettura e della Municipalità – un piano di fattibilità da parte di Enel Sole per la realizzazione di una nuova illuminazione architettonica e scenografica del Ponte.

Il Viadotto, costruito fra il 1959 e il 1962 dall’ ing. Riccardo Morandi in calcestruzzo armato (C.A.) su una sola arcata e che all’epoca della sua realizzazione – per l’ampiezza della luce – era il secondo ponte ad arco singolo in C.A. in Europa e nel mondo (misura della campata massima 231 m).

E’ un ponte stradale e pedonale, sulla valle del torrente Fiumarella, articolato su un’unica carreggiata ripartita su 3 corsie, due in direzione SO e una in direzione NE, e raccorda la viabilità fra il centro di Catanzaro con la Strada dei Due Mari e la periferia NO della città.

Un’immagine del Ponte Bisantis (cortesia foto: Umberto Rotondo)

Le scelte progettuali a supporto della nuova illuminazione contemplano l’utilizzo di proiettori con tecnologia LED RGB, per poter coordinare un’intervento sul piano dell’illuminazione architetturale che permetta di delineare scenari luminosi caratterizzati da qualità visiva, con l’ausilio di ottiche differenziate e filtri olografici, in sostituzione dell’attuale illuminazione realizzata con proiettori equipaggiati di sorgenti luminose a scarica finalizzati alla sola valorizzazione statica monumentale dell’architettura del manufatto.

L’obiettivo è quello di ottenere la massima flessibilità possibile nella gestione dei livelli di flusso dell’illuminazione della struttura, con la realizzazione di scenografie cromatiche variabili. Sarà  posta anche grande attenzione all’inquinamento luminoso e al contenimento dei flussi luminosi dispersi, con una riduzione del 67% della potenza complessivamente adottata dall’impianto attualmente in funzione.

 

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