“Attila”. La luce come partitura della scena

 

Fig.1 – Il generale romano Ezio sta cercando di trattare con Attila la spartizione dell’Impero nel tentativo di fermare i combattimenti ma Attila reagisce sdegnato. Nella scena, Ezio e il gruppo di sculture a terra prendono luce dai tagli alti delle teste mobili, uno speciale Mac 2000 Performance illumina Attila in piedi sul praticabile mentre il gruppo in secondo piano è illuminato sia con i PAR di taglio che leggermente di controluce. La scena e le corde hanno apparecchi dedicati (photo: Sandra Raccanello)

Probabilmente non c’è luogo più adatto di Venezia per rappresentare quest’opera che, messa in scena in questo stesso luogo per la prima volta nel 1846, narra la storia della fondazione della città quando i profughi di Aquileia, per ripararsi dall’invasione degli Unni, si rifugiano sull’isola di Rivo Alto nucleo orginiario della futura città lagunare

La rivisitazione del dramma lirico è stata rappresentata lo scorso 2016 al Teatro “La Fenice” a Venezia e sull’approccio illuminotecnico ne parliamo con Gianni Carluccio, curatore delle scene e delle luci.

Come è riuscito a trovare quell’ equilibrio perfetto tra luci scene e costumi che si vede in Attila senza che uno sia andato a discapito degli altri?

Onestamente è difficile dirlo; è vero che sin dagli inizi, lavorando in un piccolissimo teatro a Milano completamente gestito da una compagnia di amici, ci costruivamo le scene e dovevamo anche illuminarle. In seguito, collaborando per un breve periodo come assistente di Pier’Alli, sono sempre stato attratto dal lavoro del suo light designer Guido Levi da cui ho imparato/rubato molto, soprattutto il gusto per la “pittura”, la morbidezza e la musicalità dei cambi di luce.

Non mi considero un vero e proprio light designer ma uno scenografo che utilizza la luce per rivelare lo spazio e anche per costruirlo. In questi ultimi anni ho avuto la fortuna di lavorare con registi prettamente cinematografici, come Marco Tullio Giordana e Marco Bellocchio, che si sono dimostrati miei alleati nella ricerca di una luce più plastica.

Luce e ‘qualità pittorica’ della materia

Quanto la influenza, nella scelta dei materiali per le scenografie, la reazione che questi hanno alla luce?

Direi che si tratta di aspetti che vanno di pari passo e sono soprattutto in funzione di una aderenza alle scelte drammaturgiche. E’ importante per un light designer avere una consapevolezza della reazione alla luce che hanno determinate materie e superfici, e non soltanto in termini di consistenza, ruvidità o riflettenza.

E’ infatti estremamente importante quella che potremmo chiamare la qualità “pittorica” della materia. In Italia abbiamo una tradizione importante di ‘realizzazione pittorica’ della luce che purtroppo si va perdendo e che invece andrebbe conosciuta e reinterpretata anche attraverso le possibilità tecniche di oggi

Nel caso specifico della messa in scena di ‘Attila’ mi sono impegnato a costruire con leggerezza una immagine pesante: le pareti, alte fino a 12 metri, sono in realtà di tela dipinta dove la materia è data da un bicomponente che reagendo si gonfia simulando “croste” e “fioriture” del ferro” pur mantenendo elasticità e morbidezza e una finitura satinata restituisce alla luce la consistenza del ferro.

Fig.2 – Aquileia è una città distrutta dai combattimenti, e i profughi, guidati da Foresto, si spostano in laguna dove fonderanno una nuova città. In questa scena il gruppo di sinistra è illuminato dai tagli di destra mentre altri apparecchi a testa mobile (Mac Viper Wash) sono posizionati a piombo e controluce. I personaggi sulla destra sono illuminati ‘a piombo’ dalla luce di un motorizzato. Le pareti in primo piano sono illuminate da testa mobile ‘virati’ con preset cromatico colore acciaio (2 Viper Wash con preset L200). Le vele prendono luce da tagli disposti per dare corpo alle pieghe, mentre il fondale è valorizzato con pennellate di luce (create con Mac 2000 Performance) (photo: Sandra Raccanello)
Fig.3 – Attila sconfitto si prostra. Nella scena Attila, a terra, è messo in evidenza da una luce a piombo (Mac Viper Wash), mentre I cantanti e il coro sono illuminati da PAR di taglio posti in modo da non toccare il pavimento. Il muro è illuminato con una luce di tonalità acciaio (apparecchi ‘Domino’ posti a terra) (photo: Sandra Raccanello)
Fig.4 – ‘Attila’. Bologna, Teatro Comunale. Un altro momento della scena. E’ visibile qui solo l’effetto della luce ‘a piombo’ (Mac Viper Wash)
Fig.5 – Ezio e Foresto congiurano contro Attila. Nella scena, Ezio e il gruppo di sinistra sono illuminati con luce di taglio (PAR CP61) proveniente da destra e Foresto e i due personaggi di destra con la luce dei relativi PAR da sinistra, il pavimento al centro è buio. La scena è illuminata con luci radenti per valorizzarne la superficie materica (photo: Sandra Raccanello)

La scena teatrale come un dipinto in 3D

Lei usa la luce come “pennellate di colore” più che come illuminazione di un ambiente: secondo lei quale funzione deve avere la luce in un’opera lirica?

Il teatro è solitamente visto attraverso un’inquadratura frontale rispetto al pubblico, proprio come una grande tela, ma la differenza è che la scena è anche uno spazio tridimensionale percorso dall’uomo; la luce non solo “dipinge” lo spazio ma lo rivela, lo può trasformare, cancellare e non soltanto. La luce può anche essere un elemento completamente astratto, nel senso che non riproduce nessuna luce naturale, ma che esalta un momento ad esempio psicologico di un personaggio. In questo senso nell’opera la luce è l’elemento musicale della scenografia, il tramite, il veicolo che consente di essere in sintonia con la musica.

Ha le stesse fonti di ispirazione per scena e luci o attinge a fonti diverse?

Credo che un’immagine sia sempre la combinazione di forma e luce che la rivela. Io sono attratto dalla penombra, da un’immagine non completamente definita magari sfocata, una immagine che mi invita ad essere scoperta e che io non voglio svelare per non perdere il desiderio di vederla.

Che cosa la limita di più nel suo lavoro?

I veri limiti pratici che si incontrano sono ovviamente di natura economica, ma anche tecnica in riferimento alle dotazioni e agli spazi del teatro di riferimento e – ormai sempre più spesso – delle risorse tecniche dei teatri coproduttori che, come nel caso di Attila, hanno tipologie molto diverse.

Fig.6 – ‘Attila’, Bologna. Teatro Comunale. Un’altra immagine durante le prove dello spettacolo (photo: Rocco Casaluci)

La collaborazione con la regia teatrale

Com’è stato il suo rapporto con il regista dell’opera Daniele Abbado?

Ho la fortuna di lavorare con più registi di estrazione diversa fra loro. La collaborazione con Daniele Abbado risale a più di vent’anni fa. Spesso si è trattato di progetti che riguardano compositori del ‘900 come Britten, Debussy, Berio o addirittura prime esecuzioni assolute come Il Processo di Kafka o Documentation1 di Ohering, o progetti che in certi casi hanno rappresentato una vera e propria scommessa produttiva, come nel caso della Trilogia italiana di Mozart che veniva eseguita un giorno dopo l’altro.

Il lavoro di progettazione e di elaborazione è molto meticoloso, e consiste sempre – nella prima fase – di frequenti incontri preparatori e, in seguito, di limatura del progetto nel suo complesso.

Testo e immagini a cura di Sandra Raccanello

(le immagin 1,2,3,5 sono state scattate nel corso della prova generale presso il Teatro La Fenice a Venezia; le immagini 4,6 sono relative alla prova generale e allo spettacolo presso il Teatro Comunale di Bologna)

Il light designer

Gianni Carluccio è nato a Milano nel 1959. Dopo essersi diplomato in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera inizia la sua attività dapprima come scenografo e costumista, in seguito firmando anche le luci e talvolta la regia di alcuni spettacoli.

Il light designer Gianni Carluccio

Nel 2005 debutta come scenografo nel cinema mentre prosegue la sua collaborazione con importanti registi italiani, sia nella lirica che nella prosa: D. Abbado, W. Pagliaro, G. Solari, M. Ovadia, R. Andò, M.T. Giordana, M.Bellocchio. Ha progettato e realizzato installazioni proprie e per conto di P.Greenaway e R. Wilson.

 “Attila” di Giuseppe Verdi

Venezia: Teatro La Fenice

Direttore: Riccardo Frizza

Regia: Daniele Abbado

Regista collaboratore: Boris Stetka

Scene e light designer: Gianni Carluccio

Costumi: Gianni Carluccio & Daniela Cernigliaro

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

Maestro del Coro: Claudio Marino Moretti

Nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice in coproduzione con Teatro Comunale di Bologna e Teatro Massimo di Palermo

Apparecchi:

8 barre Led

6 ETC Source 4/26°

8 ETC Source 4/36°

8 ETC Source 4 led 26°

22 EC-1

8 MAC Viper Profiles

7 MAC Viper Wash

9 Martin MAC 2000 Profiles

4 PC 5000

6 VL 3500 Q spot

64 PAR CP61

4 Color Scroller-USITT

 

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