“Alice Underground”: dare corpo alla scena

 

Le luci di taglio su Alice sono in prevalenza naturali (con l’aggiunta di un tono di Spring Yellow 100) e miscelati con intensità differenti. Sull’attore che interpreta il bruco, invece, è usato un sagomatore in leggero tre quarti, con una gelatina Moss Green #89 e Quarter Hamburg Frost #132 (photo: Sandra Raccanello)

La versione di questo spettacolo andata in scena al Teatro dell’Elfo è stata un’Alice insolita, sotterranea, come recita il titolo che riprende quello della prima stesura originale, Alice Underground

I bellissimi 300 acquarelli dipinti da Ferdinando Bruni e animati al computer da Francesco Frongia, fanno diventare Alice e gli altri personaggi quasi un cartoon mentre le elucubrazioni che escono dalla bocca dei protagonisti oltre che divertire, acquistano il valore di speculazioni filosofiche assai contemporanee.

L’intero spettacolo è recitato da quattro attori che interpretano una moltitudine di personaggi, a volta fondendosi con i disegni della scena, a volte “sbucando” dalla scena stessa, a volte ancora “abitandola”, come si trattasse di una scena tridimensionale in un teatro tradizionale.

Abbiamo analizzato con il light designer Nando Frigerio qual è stato il lavoro particolare che ha dovuto fare per riuscire a ‘mimetizzare’ i personaggi in carne e ossa, all’interno di una scena bidimensionale interamente proiettata.

Il lavoro del light designer

Solitamente le proiezioni fanno da sfondo alla storia raccontata, in questo caso invece sono quasi le protagoniste della storia stessa. Quale è stata la funzione dell’illuminazione in questo spettacolo e che indicazioni ha ricevuto da chi lo ha ideato?

Nando Frigerio: “In questo spettacolo, le luci sono principalmente d’accompagnamento: poiché dominano le proiezioni video, che interagiscono con gli attori e viceversa, originariamente abbiamo pensato di illuminare utilizzando le proiezioni stesse, creando zone più chiare. Tuttavia, ci siamo resi presto conto che il risultato portava ad un senso di appiattimento, che non dava affatto libertà agli attori di muoversi come volevano. Ovviamente, le indicazioni del regista sono state soprattutto mirate a evitare i riflessi, che interferivano con le proiezioni, con l’eccezione delle scene con apparizioni sul fondale”.

Quali sono state le maggiori difficoltà che ha dovuto affrontare?

N.F.: “Le maggiori difficoltà sono sorte dal dover utilizzare soltanto luci di taglio. È stato difficile trovare angoli di illuminazione che non fossero troppo bassi, per impedire che le figure si facessero ombre tra loro. Inoltre, le luci non dovevano essere troppo perpendicolari dall’alto verso il basso, per evitare l’“effetto panda” agli occhi degli attori, ovvero la risultante di ombre marcate per le sopracciglia sulle orbite”.

Quali criteri ha adottato per la scelta dei proiettori? Vi sono apparecchi la cui luce è risultata più adatta di altri per fondersi con le proiezioni?

N.F.: “In realtà, non credo che ci siano apparecchi di illuminazione che si fondano con le proiezioni meglio di altri. Tuttavia ci sono proiettori che si governano meglio, per evitare riflessi e sbavature di luce che possono disturbare le proiezioni: così, per illuminare la zona davanti alla scena, nel nostro caso lo spazio dove gli attori devono avere maggiore possibilità di movimento, ho utilizzato – posizionati in prima e seconda americana – proiettori pianoconvessi Spotlight Vario 12.

Per illuminare le finestrelle nel fondale, invece, ho utilizzato dei sagomatori (ETC) con ottiche da 19° e all’occorrenza iridi per poter stringere ulteriormente la focale. Poi, in terza americana, ho utilizzato sagomatori Juliat 614 e un piccolo Fresnel Spotlight Combi 05 per un controluce il più possibile naturale.

Infine, posizionati in quarta americana, ho fatto ricorso a sagomatori Juliat 613 tra i fondali di proiezione e a due piccoli proiettori pianoconvessi Spotlight Vario 05 per un effetto a pioggia molto stretto, con due colori, uno a luce naturale e uno a luce fredda”.

Questa scena rappresenta una cucina e pertanto, in analogia con il fuoco, sono stati utilizzati un tono rosso e uno giallo, miscelati in modo appropriato per ottenere all’interno della scena la possibilità di virare decisamente sul rosso, nel momento in cui gli attori cantano, per tornare alla situazione di luce iniziale (photo: Sandra Raccanello)

Come ha evitato le riflessioni del pavimento e del fondale?

N.F.: “Evitare i riflessi è stato uno dei problemi su cui ci siamo concentrati di più. Per impedire le riflessioni dal pavimento abbiamo utilizzato una moquette nera, evitando le superfici chiare. Per ridurre al minimo i riflessi prodotti dai proiettori, invece – soprattutto quelli posti vicino al fondale – abbiamo semplicemente attaccato, all’uscita dei proiettori stessi, del lamierino cinefoil, un apposito nastro termoresistente”.

In qualche caso i personaggi sembrano staccarsi dalla scena, altre volte vengono assimilati ai colori stessi del quadro e sembrano diventare essi stessi un disegno: a cosa è legata la scelta dei colori nell’illuminarli?

N.F.: “Ho cercato di avvicinarmi il più possibile ai colori delle proiezioni stesse utilizzando diverse gelatine insieme e che, alla giusta potenza, offrissero l’opportunità di avere una maggiore gamma di colori, senza però esagerare con le saturazioni.

L’effetto di luce è realizzato utilizzando soltanto una gelatina Bright Pink 128, dal momento che la videoproiezione è già fortemente caratterizzata con una dominante rossa (photo: Sandra Raccanello)
In questa scena la luce è realizzata con un semplice proiettore piano convesso da 500 W senza gelatina, posizionato sopra l’attrice con puntamento a pioggia e fascio molto stretto (photo: Sandra Raccanello)

Le gelatine utilizzate sono state Spotfiler e Rosco, con queste colorazioni: Pale Lavander 136, Bright Pink 128, Lighter Blue 353, Full CT Blue 201, Gold Tint 151, Spring Yellow 100, Light Green #88, Moss Green #89 e Quarter Hamburg Frost #132”.

Testo e immagini a cura di Sandra Raccanello

Nando Frigerio

Nando Frigerio

Nato a Monza, inizia a collaborare con Teatro dell’Elfo di Milano nel 1980, specializzandosi come lighting designer in spettacoli di prosa. Ha ricoperto per oltre trenta anni il ruolo di direttore tecnico del Teatro dell’Elfo, realizzando innumerevoli produzioni e collaborando oltre che con Elio De Capitani e Ferdinando Bruni anche con registi come Renato Sarti, Claudio Collovà, Cristina Crippa, Andrea Taddei, Roberto Valerio, Marco Baliani e altri.

Dal 2007 firma le luci di numerose opere liriche e attualmente collabora alle nuove produzioni del Teatro dell’Elfo, come “Alice Underground” e “Afghanistan – Il grande gioco”.

ALICE UNDERGROUND (da Lewis Carroll)

Spettacolo scritto, diretto e illustrato da Ferdinando Bruni e Francesco Frongia

Scene e costumi: Ferdinando Bruni e Francesco Frongia

Direzione e arrangiamento delle canzoni: Matteo de Mojana

Interpreti: Elena Russo Arman, Ida Marinelli, Umberto Petranca, Matteo de Mojana

Suono e programmazione video: Giuseppe Marzoli

Produzione: Teatro dell’Elfo

Pianta luci

Elenco apparecchi utilizzati

N° 6 Sagomatori Robert Juliat 613

N° 11 Sagomatori Robert Juliat 614

N° 7 Sagomatori ETC 750

N° 12 Proiettori Spotlight Pc. Vario 12

N° 2 Proiettori Spotlight Pc. Vario 05

N° 1 Proiettori a luce Fresnel Spotlight Fr.Combi 05

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