Alessandro Farini. La cultura del Colore

Il colore della luce

Nelle attuali tendenze di sviluppo connesse alle soluzioni LED, in quale direzione si stanno muovendo i rapporti fra progettazione e nuove prospettive tecnologiche connesse alle ricerche legate al colore della luce? Ne abbiamo parlato con un autorevole rappresentante di questo ambito di ricerca

Alessandro Farini

Alessandro Farini è un fisico, responsabile del laboratorio di Psicofisica ed Ergonomia della Visione presso l’Istituto Nazionale di Ottica del CNR (INO-CNR) e la sua attività di ricerca è rivolta in particolare allo studio dell’illuminazione e dell’ottica oftalmica. Docente di Ottica Geometrica e Ottica Fisica presso il Corso di Laurea in Ottica e Optometria dell’Università di Firenze e presso l’Istituto di Ricerca e Studi in Ottica e Optometria di Vinci, è un appassionato divulgatore dei temi connessi alla fisica della luce ed è stato nel 2015 l’unico scienziato italiano ad essere invitato dall’UNESCO alla cerimonia inaugurale mondiale dell’Anno della Luce.

Apriamo la nostra intervista con un auspicio che è anche il modo per entrare subito in argomento.

La cultura del progetto sta affermando a tuo avviso anche una nuova cultura del colore all’interno del progetto stesso?

“Per rispondere voglio partire da una frase attribuita ad Aristotele da Diogene Laerzio “La cultura è un ornamento nella buona sorte ma un rifugio nell’avversa”. Quando si parla di cultura in un settore che ha così importanti ricadute pratiche e anche commerciali come l’illuminotecnica non si deve dimenticare che la “cultura”, in tempi di crisi, non è un semplice accessorio per apparire più raffinati, ma condizione indispensabile per superare una difficoltà e ottenere risultati migliori.

In questo senso la cultura del progetto è davvero qualcosa di omnicomprensivo e deve per forza ricomprendere e rinnovare la cultura del colore: questo deve per forza passare da una maggiore conoscenza degli aspetti tecnologici connessi al colore della luce. Altrimenti bisogna citare anche Leonardo da Vinci (prometto che non farò più citazioni in tutta questa intervista) e ricordare che “Quelli che s’innamorano della pratica senza la scienza, sono come i nocchieri che entrano in naviglio senza timone o bussola, che mai hanno certezza dove si vadano”.

Resa cromatica: la necessità di una nuova classificazione/ Sull’HCL – Human Centric Lighting

La tecnologia LED ha portato e sta sempre più portando nell’ambito della progettazione delle nuove soluzioni di illuminazione – sul piano della misura delle loro prestazioni – alla necessità non più rinviabile di una nuova classificazione e validazione della resa cromatica dei sistemi. Possiamo approfondire questo argomento?

“Si, è assolutamente necessario. L’indice di resa cromatica è un indice nato quando si iniziavano ad affermare le prime lampade fluorescenti. Adesso non è più adeguato per descrivere la complessità delle soluzioni LED. Alcune misure che abbiamo condotto nel nostro laboratorio del CNR-Istituto Nazionale di Ottica situato presso l’Opificio delle Pietre Dure a Firenze hanno messo in evidenza come, quando si parla di LED, vi possa essere una grande discrepanza tra preferenza soggettiva e indice di resa cromatica. Probabilmente però sarà difficile arrivare ad un singolo numero ben rappresentativo delle caratteristiche di una luce.

E’ quindi necessario un aumento della cultura illuminotecnica, sia nei progettisti come anche nel pubblico, per poter ottenere progressi importanti. D’altronde nessuno penserebbe di valutare la qualità di un’automobile con un numero solo “.

Un altro ambito che vede diventare centrale il tema del colore della luce è quello dello Human Centric Lighting e del controllo e gestione della variabilità della luce connessa ai ritmi circadiani. Come vedi l’evoluzione di questa prospettiva sul piano della ricerca applicata e sul piano dei comportamenti dei progettisti?

“Dobbiamo ricordare che la scoperta del terzo fotorecettore e quindi la prova definitiva del legame tra luce e ciclo circadiano sonno-veglia è solo del 2003. Non stupisce quindi che si stiano chiarendo sempre più le cose. Dopo un inizio un po’ confuso, in cui si è rischiato di dimenticare che per l’essere umano non conta solo la risposta dei fotorecettori, ma anche la bellezza della luce sotto cui uno si trova a lavorare, ora cominciano a emergere soluzioni assai interessanti. Basta ricordare anche che, almeno alle nostre latitudini, la soluzione illuminotecnica può accompagnare e supportare un progetto che sappia utilizzare la luce naturale, che è sempre la soluzione da non dimenticare”.

L’artista contemporaneo James Turrell ha condotto nella sua ricerca esperimenti sui campi percettivi totali (Ganzfeld)

Il colore della luce e la “libertà” dell’utente finale/ Le prospettive del “Tunable White”

Il colore della luce sta diventando e diventerà sempre di più uno strumento nelle mani del progettista di illuminazione. Come vedi il trend di questa linea di sviluppo del mercato?

“In molte innovazioni tecnologiche il meccanismo è simile a quello della marea: talvolta una soluzione tecnologica invade il mercato, rischiando anche di esagerare e quindi di creare danni. Poi si ritira, ma guadagna ogni volta un po’ di spazio. Lo sviluppo di queste soluzioni è però strettamente legato alla formazione dei progettisti in questo specifico settore, ma di questo vorrei tornare a parlare più dettagliatamente dopo”.

I sistemi “Tunable White” sono sempre più diffusi fra le soluzioni di illuminazione per specifici ambiti applicativi (cortesia: Zumtobel Group)

Luce, colore e percezione: più testimonianze dirette da parte degli addetti ai lavori

Nell’ambito della formazione universitaria dei progettisti che si occuperanno di illuminazione, quale spazio è riservato oggi alla conoscenza delle tematiche relative ai temi percettivi e al tema del colore e che cosa si dovrebbe ancora fare?

“Quando uno studioso dice che il proprio settore disciplinare è sottodimensionato negli studi universitari e post universitari si sente sempre un po’ in colpa, perché probabilmente lo stesso identico discorso potrebbe essere fatto per molti altri settori. Ciò non toglie che il legame tra percezione visiva, illuminazione e colore debba sicuramente essere investigato di più. Si tratta di un tema interdisciplinare che lega l’uomo con il suo ambiente circo
stante e come tale di difficile trattazione.

Non credo però che la soluzione stia semplicemente nell’aggiungere materie universitarie: non sono i crediti universitari a creare necessariamente la cultura su un tema. Credo che il primo compito sia quello di testimoniare, con bei lavori scientifici da parte di noi “scienziati” e con bei progetti da parte dei progettisti, quanto importante sia questo tema e quanto belli, utili e affascinanti siano i lavori che tengono di conto questi aspetti. In fondo stiamo parlando della bellezza della luce, qualcosa che chiunque può cogliere anche se non riesce ad apprezzare le raffinatezze tecnologiche che la producono”

(Massimo Maria Villa)

 

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