Adriana Lohmann. Gioielli di luce in un interno

 

Adriana Lohmann con la sospensione “Goldfinger” versione oro (courtesy photo: Adriana Lohmann)

C’è un territorio nella progettazione della luce per l’Interior che si muove in uno spazio di confine a metà strada fra la ricerca dell’oggetto di luce ideale, la forma di arredo e al tempo stesso l’abito su misura di un dato ambiente, e la sperimentazione delle nuove soluzioni a luce LED. Abbiamo incontrato tutto questo nelle visioni eclettiche di Adriana Lohmann

Il lavoro della lighting designer Adriana Lohmann propone a un tempo la sovrapposizione di differenti professionalità e competenze, quella della designer ma anche quella della costruttrice in prima persona di lampadari e sculture luminose, oggetti di luce pensati come forme di arredo, con espliciti riferimenti ai mondi del gioiello e alle tendenze del Fashion, ma insieme alla suggestione offerta dalla ricerca dei materiali.

Fare luce: le tracce di un percorso atipico

La nostra prima curiosità è in relazione alla sua formazione professionale: il suo background è attraversato da esperienze particolarmente eclettiche…

“Il design e la realizzazione delle lampade sono state una passione nata solo successivamente ad un mio arrivo a Milano come modella, nel 1989. In seguito, divenuta stylist di produzione per servizi fotografici, la mia attività si è evoluta come collezionista vintage e studiosa di storia e tendenze nel settore della moda-arredo.

In parallelo, disponendo di un laboratorio di falegnameria, ho iniziato a creare, trasformare e restaurare mobili, sviluppando e studiando differenti tecniche artigianali, e utilizzando tessuti di vecchi corredi, rielaborandoli con tecniche di pittura, per realizzare arazzi artistici.

In seguito, assecondando un filo conduttore di autentica passione, rispetto filologico dei differenti periodi, dei materiali e della vita degli oggetti, hanno cominciato a materializzarsi le prime opere di luce…. ed è scattata la scintilla!”.

La scelta di portare la Sua attenzione di designer al mondo della luce per l’Interior è nata in particolare dalle suggestioni specifiche della sua ricerca sui materiali, o da input nati da domande precise provenienti dal mercato?

“Inizialmente classificata come ‘artista del riciclo’, sono arrivata al mondo della “luce” per la curiosità “vorace” di sperimentare oggetti, tecniche e materiali inusuali. Realizzavo pezzi unici e concettuali, presentandomi al mercato come artista e posizionando i pezzi nelle gallerie d’arte-arredo di Milano.

Ricordo con piacere come il momento di svolta sul piano organizzativo/ professionale avvenne nei tardi anni ‘90 con Elio Fiorucci: mi trovavo davanti alle sue vetrine, presi coraggio ed entrai nel suo store a proporre alcune delle mie prime creazioni illuminanti. Fui accolta con sorprendente naturalezza e mi venne offerta la possibilità di disporre a piacimento dei soffitti del negozio! Ma solo a condizione che divenissi fornitore ufficiale!!

Da quel momento ho avuto tante opportunità, richieste dal mondo del design e dell’arredamento. Privati, architetti e Stylist d’arredamento hanno iniziato a propormi collaborazioni per arredare stand e set fotografici con elementi di illuminazione che potessero completare l’arredo, risolvendo le problematiche di illuminazione dei diversi stili di arredamento di vari produttori di mobili.

L’obiettivo era colpire l’attenzione senza eccessiva invadenza scenica, armonizzandone gli ambienti: nacquero così i primi lampadari pensati per soddisfare le tendenze d’arredo e destinati ad esser poi prodotti in piccole serie”.

Prodotti di luce, con metodo sartoriale

Ci parli del suo modo di lavorare: i suoi pezzi sono tutti assolutamente “custom” e realizzati in numeri limitati. Come lavora alla messa a punto del prototipo? Utilizza anche nuove tecnologie come quelle della stampa 3D?

“Anche se sembrano tutti pezzi unici (e tanti lo sono), non sempre i miei pezzi sono “custom”, in quanto mi presento al pubblico con collezioni basate su differenti tipologie di materiali utilizzati. Il committente ha la possibilità di richiedere adattamenti sartoriali o commissionarmi pezzi “Ad Hoc”.

Quanto alla messa a punto del prototipo e alla tecnica di lavoro, il mio metodo è assimilabile a quello della sartoria d’alta moda, dove si parte con un bozzetto e si sperimentano accostamenti con diverse campionature di materiali: tutto questo può avvenire sia in modo “materico”, sia attraverso elaborazioni fotografiche e di virtual reality.

Una volta approvate le proporzioni, i materiali e la componentistica necessari, redigo una bozza progettuale e passo a realizzare il pezzo vero e proprio. Infine, verifico il risultato e se necessario perfeziono. Poi , in funzione delle forme e dei materiali utilizzati, sperimento le migliori combinazioni tra le sorgenti luminose disponibili.

A completamento della creazione, stilo una “scheda” di campionatura del pezzo che potrà permettere ripetibilità e varianti dimensionali. La stampa 3D ora apre a nuovi ulteriori scenari e alla possibilità di sperimentazioni stilistiche, che possono essere di grande stimolo”.

Quale rapporto lega nel suo lavoro l’oggetto di luce con il tema del suo valore di arredo dello spazio e la sua dimensione simbolica?

“Come studiosa dell’armonia energetica dell’ambiente, per me forma, colore e proporzioni sono fondamentali. Conoscendo il committente, le sue esigenze, la previsione di utilizzo dello spazio da parte dei suoi fruitori e relazionando fra loro questi aspetti, si forma intuitivamente in me una sorta di schema mistico-armonico essenziale per i miei progetti. Ho frequenti collaborazioni con architetti e committenti fortemente orientati all’armonia dell’abitare attraverso le tecniche del Feng Shui”.

La sospensione “Perla Cupido”, in versione trasparente (courtesy photo: Adriana Lohmann)

Le opportunità della tecnologia LED/ Le suggestioni del Fashion

Come ha introdotto dal punto di vista tecnico nelle sue lampade le nuove opportunità poste dalle soluzioni di luce LED?

“La sostenibilità ambientale è alla base dei miei progetti, purché non vada a discapito dell’emozionalità che un lampadario deve esprimere. In realtà non sono io ad essere andata verso il LED, ma è il LED che è venuto verso me e nella sua evoluzione tecnica è diventato idoneo a soddisfare le mie esigenze progettuali e di concept.

I miglioramenti qualitativi, di resa cromatica e la disponibilità di tutte le tipologie di attacco domestico, non solo mi hanno permesso di adottarli su ogni mia collezione, ma grazie alla ridotta produzione di calore, ha permesso di realizzare soluzioni di forma precedentemente precluse.

Un’ambientazione da Presotto, realizzata con la sospensione della collezione”Flocos” (courtesy photo: Adriana Lohmann)
La lampada “Flocos”, in versione tavolo (courtesy photo: Adriana Lohmann)

Fondamentale è stato l’avvento delle lampadine retrofit LED con bulbo trasparente e in seguito anche a filamento, che permettono un’emissione luminosa puntiforme simile alle alogene, che lascia filtrare proiezioni di luci ed ombre dalle trame dei materiali.

Il progresso negli spot direzionali a luce LED, che sostituiscono gli spot con riflettori dicroici con indubbi vantaggi termini di potenza luminosa e con ridotte emissioni termiche, ha aperto scenari progettuali inediti e fornito un’elevatissima affidabilità, importante quando si producono pezzi che viaggiano lontano nel mondo.

Il mio approccio è quasi sempre orientato a progettare i miei lampadari concentrandomi prima sull’armonia delle forme esteriori; solo successivamente mi occupo della loro efficacia scenica e luminosa, che raggiungo testando differenti potenze, temperature colore, tipologie di sorgenti luminose e loro combinazioni miste, armonizzandole tra loro affinchè il risultato finale sia perfetto”.

La sospensione “Perla Narcisa”, nella finitura oro (courtesy photo: Adriana Lohmann)

La luce riveste per il mondo del Fashion un’importanza rilevante: quali sono nel suo lavoro i punti in comune che le sue lampade hanno con le suggestioni provenienti da quel mondo?

“Per me fu una specie di osmosi naturale, la mia iniziale attività di modella già dall’adolescenza mi mise in contatto “fisico”con il mondo della moda e con i suoi materiali, indossandoli. In seguito, la mia passione per la moda vintage e per le tendenze, ha fatto si che io fossi naturalmente influenzata dal taglio sartoriale di questo mondo.

Oggigiorno le tendenze d’arredo seguono ritmi molto simili a quelli dettati dalle collezioni del fashion, una di queste è sempre mirata al pezzo “custom” ed è questa una delle mie aree predilette di movimento. Dal mondo della moda, tanto vario da rendere possibili esplorazioni inedite, ho mutuato materiali e ispirazioni adatti a creare lampadari che sprigionino fascino, oltre che luce”.

La lampada “Flower Power”, versione sospensione, nella finitura argento (courtesy photo: Adriana Lohmann)

Il mercato della luce in Italia/Sulla formazione/In divenire…

Come vede nel nostro Paese la filiera rappresentata dalle aziende del settore lighting, particolarmente per quanto attiene l’offerta dei brand più spiccatamente rivolti agli ambiti applicativi del decorativo e dell’Interior Design?

“Ho conosciuto numerose aziende del settore, alla loro seconda o terza generazione: alcune di queste hanno smarrito “anima” e capacità realizzativa (come quelle che hanno perso maestranze, know-how e producono ormai da anni i loro componenti fuori sede o addirittura in Asia).

Fortunatamente conosco anche aziende prestigiose e iconiche che, con orgoglio, mantengono vivo il loro brand e creano lampadari magnifici, con capacità produttiva ed eccellenza assolute”.

Esiste oggi in Italia a Suo avviso un piano formativo corretto a livello didattico che incentivi i giovani potenziali nuovi designer ad occuparsi di Design della luce?

“Non mi occupo di didattica, ma conosco e ricevo notizie di prima mano con Architetti e docenti che la vivono: la sensazione di fondo è che esistano ottimi percorsi formativi a livello tecnico.

In Italia arrivano studenti da tutto il mondo per studiare Design da noi, però devo dire che gli sbocchi lavorativi sono ardui, labirintici e demotivanti. Questo è un mondo costituito da pochi talenti, e la luce è come un colpo di fulmine, se ti colpisce fai di tutto per materializzare il tuo sogno”.

Quali sono le cose sulle quali sta lavorando ora e quali le principali novità o anticipazioni per il prossimo Salone?

Sto lavorando su fronti diversi e sto sviluppando una nuova collezione, che porterà una sicura innovazione nell’utilizzazione di LED strip in ambito decorativo, oltre che su un nuovo progetto con ispirazione agli anni ‘70, con l’utilizzo di frange metalliche.

In ultimo, ma non meno importante, sto avviando una collaborazione con La Murrina per presentare al Salone una collezione di prestigio che unisce tradizione, innovazione e lusso”.

(Massimo Maria Villa)

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